UH! – LE CITAZIONI DEL CUORE

Questo è il post a lavorazione più veloce che abbia mai scritto.
Primo: non l’ho scritto io, ma l’hanno scritto altri.
Secondo: queste citazioni -perché appunto di citazioni si tratta- se ne stavano già comode in uno speciale file del mio computer su cui archivio tutte le mie frasi preferite, per tenermele lì, salve e al sicuro, e per andarmele a leggere ogni tanto.

Abbiamo tutti delle frasi molto nostre anche se non nostre. E nonostante legga spesso gente che scrive che no, non si cita, che le frasi bisogna farsele e che le citazioni sono roba che va bene solo per chi non ha fantasia, io non sono d’accordo. C’è un mondo di parole bellissime, là fuori. Parole meravigliose scritte da altri che possiamo e dobbiamo amare, se dicono qualcosa di noi (e possono dire di noi anche parlando di tutt’altro). Non avere citazioni preferite è come dire “Io non amo musica che non sia scritta da me”. Ed è chiaro che l’unica risposta che si potrebbe dare a chi facesse un discorso del genere sarebbe: catafottiti.

Quindi, qui di seguito incollo, direttamente da quel file, le mie frasi di tutta una vita, le mie frasi del cuore e del bene e del bello, le mie frasi per sempre. Alcune sono scolpite dentro al mio cuore come ci si possono scolpire solo le cose splendide e indimenticabili; altre sono semplicemente roba che a suo tempo mi fece molto ridere (per dire, ci sono una frase del mio professore di greco del liceo e una frase di un mio compagno di classe). Ce n’è persino una di Jovanotti, e a me lui non è che piaccia, ma quella frase lì è un discorso a parte, perché racchiude un mondo, e le cose che contengono mondi vanno premiate, amate, tenute.

Tutte queste frasi sono un po’ anche me. O forse molto più di un po’.

 

*****

 

– “Amanda teme che il suo orizzonte non si schioderà mai da lì. Ma dimentica che le storie non le scrivono i personaggi”.
Da Dopo mezzanotte (Davide Ferrario, 2004)

 

– “Sappi che tutte le strade, anche le più sole / hanno un vento che le accompagna / e che il gomitolo, forse / non ha voluto diventar maglione / che preferisco non imparar la rotta / per ricordarmi il mare”.
Gianmaria Testa

 

– “Una goccia cadde sul melo, un’altra sul tetto, mezza dozzina baciarono le grondaie e fecero ridere gli abbaini, alcune uscirono ad aiutare il ruscello, che andò ad aiutare il mare, io immaginai se fossero state perle che collane si potevano fare”.
Emily Dickinson

 

– “L’argento sai si beve, ma l’oro si aspetta”.
Niccolò Fabi

 

– “Le stelle sono bottoni di madreperla, e la sera si veste di velluto”.
Dino Campana

 

– “When in April the sweet showers fall”.
Canterbury Tales, Geoffrey Chaucer

 

– “Libertà e perline colorate, ecco quello che io ti darò”.
Paolo Conte

 

– “And seeing that it was a soft October night, curled once about the house, and fell asleep”.
The Love Song of J. Alfred Prufrock, T. S. Eliot

 

– “Prima di scomparire definitivamente dal mondo, la bellezza esisterà ancora un poco per errore”.
Kundera

 

– “Legato ai suoi fianchi con un filo d’argento un vecchio aquilone la portava nel vento, e lei lo seguiva senza fare domande, perché il vento era amico ed il cielo era grande”.
De Gregori

 

– “Dire che ti penso è un controsenso, perché sei sempre qui”.
Paolo Conte

 

– “Ora che il futuro s’era fatto corto e mi sfuggiva di mano con l’inesorabilità della sabbia che cola dentro una clessidra, mi capitava spesso di pensare al passato della mia esistenza: cercare lì le risposte con le quali sarebbe giusto morire. Perché fossi nata, perché fossi vissuta, e chi o che cosa avesse plasmato il mosaico di persone che da un lontano giorno d’estate costituiva il mio Io. […] E tutti quei nonni, nonne, bisnonni, bisnonne, trisnonni, trisnonne, arcavoli e arcavole, insomma tutti quei miei genitori, diventarono miei figli. Perché stavolta ero io a partorire loro, a dargli anzi ridargli la vita che essi avevano dato a me”.
Da Un cappello pieno di ciliege, Oriana Fallaci

 

– “Balla. Eventualmente di nascosto”.
Letta su uno stampino in ufficio

 

– “Noi camminiamo attraverso noi stessi, incontrando ladroni, spettri, giganti, vecchi, giovani, mogli, vedove, fratelli adulterini. Ma sempre incontrando noi stessi”.
Joyce, Ulisse

 

– “E ti vengo a cercare, con la scusa di doverti parlare, perché mi piace ciò che pensi e che dici”.
Battiato

 

– “Ogni sera là, a passo di danza salire le scale, e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore”.
Guccini

 

– “Pai Mei ti ha insegnato la tecnica dell’esplosione del cuore con cinque colpi delle dita?”
Kill Bill vol. 2

 

– “Anni fa, prima che tanti treni su linee secondarie venissero soppressi, una donna dalla fronte alta e lentigginosa e una matassa crespa di capelli rossi si presentò in stazione per informarsi riguardo alla spedizione di certi mobili”.
Da Nemico amico amante, Alice Munro

 

– “Tu lo sai, che non è la fine, sì che lo sai, che viene maggio, e sciolgo le brine”.
Zucchero

 

– “Timeo Danaos et dona ferentes”.
Laocoonte ai Troiani – Eneide, Publio Virgilio Marone

 

– “Non vai pazza per New York in autunno? Mi fa venire voglia di comprare quaderni e matite. Ti manderei un bouquet di matite ben temperate, se solo sapessi il tuo nome e indirizzo”.
Joe Fox (Tom Hanks) a Kathleen Kelly (Meg Ryan) in C’è post@ per te (Nora Ephron, 1998)

 

– “Quando tu sarai tornato al mondo / e riposato de la lunga via” -seguitò ‘l terzo spirito al secondo- “ricorditi di me che son la Pia / Siena mi fe’, disfecemi Maremma / salsi colui che ‘nnanellata pria / disposando m’avea con la sua gemma”.
Purgatorio, V canto

 

– “Richiamami, troia”.
Come farsi lasciare in 10 giorni

 

– “Sembra un angelo caduto dal cielo, com’è vestita quando entra al Sassofono Blu”.
Nada Malanima

 

– “Ti guardo che mi guardi, non so se salutarti”.
Strade, Subsonica

 

– “Erano aaanni che non mi divertivo così”
“Cos’erano?”
“Aaanni!”
Marco (Fabrizio Bentivoglio) a Ponchia (Diego Abatantuono), in Marrakech Express (Salvatores, 1989)

 

– “M AGRIPPA LF COS TERTIVM FECIT” (Lo eresse Marco Vipsanio Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta).
Iscrizione sul frontone del Pantheon (che è la mia cosa preferita al mondo)

 

– “Ora che conosco l’amore posso accettare che ogni cosa arrivi e vada. Sono lieve come il vento. Posso affrontare tutto ciò che mi succede con grande coraggio. Come diceva Rasa: la vita è giusta in ogni caso. Il mio cuore è aperto come il cielo”.
Da Kamasutra (Mira Nair, 1996)

 

– “Stringimi madre, ho molto peccato, ma la vita è un suicidio, l’amore un rogo, e voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida”.
Afterhours

 

– “Let me take your hands / I’m shaking like milk”.
The Cure

 

– “In un tempo finito capita un numero quasi infinito di eventi, la maggior parte dei quali assolutamente imprevedibili. Questo in termini matematici ha un solo significato: che una cosa impossibile accada non solo è molto probabile, è sicuro”.
Da Un infinito numero, Sebastiano Vassalli

 

– “È stato bello conoscerla. Surreale, ma bello”.
William (Hugh Grant) ad Anna Scott (Julia Roberts) in Notting Hill (Roger Michell, 1999)

 

– “Come farei senza di te? Come facevo senza di te?”
La cosa più bella che mi abbia mai detto un uomo (andò a finire malissimo)

 

– “Se scendete al molo di Stoccolma una mattina d’estate e ci vedete ormeggiato il Gabbiano I, un vaporetto bianco che fa la spola nell’arcipelago, salite pure a bordo: è quello il vaporetto giusto. La campanella della partenza suonerà alle dieci in punto, e il Gabbiano I si staccherà a macchina indietro dal molo, salpando per il suo giro abituale, che termina laggiù, alle isole più lontane dell’arcipelago di Stoccolma”.
Da Vacanze all’isola dei gabbiani, Astrid Lindgren

 

– “A Bette Davis, Gena Rowlands, Romy Schneider. A tutte le attrici che hanno fatto le attrici, a tutte le donne che recitano, agli uomini che recitano e si trasformano in donne, a tutte le persone che vogliono essere madri. A mia madre”.
Pedro Almodóvar nella dedica alla fine di Todo sobre mi madre

 

– “So che un giorno andrò in quella piazza di Santiago dove sono state sparse le ceneri di Lolo, e li incontrerò tutti”.
Da Il Fuggiasco, Massimo Carlotto

 

– “ORDO POPVLVSQUE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS” (La nobiltà e il popolo di Torino per il ritorno del re).
Iscrizione sul frontone della Gran Madre di Dio (che è una delle cose a cui voglio più bene al mondo, dopo il Pantheon)

 

– “Vosotras sois de Madrid, yo soy catalana”.
Ana Valeria Dini, Il ciclone (Pieraccioni, 1996)

 

– “Nel 1963, un anno dopo la pubblicazione di Penelope alla guerra, disfeci la mia casa milanese, una mansarda di quattro stanze, assai graziosa, misi l’indispensabile in due piccoli bauli e, ripetendo il gesto del giorno in cui m’ero recata a Roma senza saper neanche dove avrei abitato, andai a New York. Ho un tale bisogno di vedere New York, questo ponte teso tra la vecchia Europa e l’allucinante mistero che chiamano America”.
Oriana Fallaci

 

– “Il vecchio venditore di sorrisi è partito da qualche giorno, non ha lasciato recapiti, non ha gridato «ritorno», ed anche la neve, sciogliendosi, ha scoperto la strada più nera, ma i miei occhi ti guardano e dicono: domani tornerà primavera”.
Gianmaria Testa

 

– “Chi domina le parole domina le cose”.
Margherita Oggero

 

– “Un anello per domarli, un anello per trovarli, un anello per ghermirli e nel buio incatenarli”.
JRR Tolkien

 

– “Chi te l’ha detto? Te l’ha detto il gatto?”
Prof di greco del liceo

 

– “You’re the most beautiful woman in the world” (Sei la donna più bella del mondo) – “Fancy a fuck?” (Ti va una scopata?)
Fronte e retro di una t-shirt di Spike, coinquilino di Hugh Grant in Notting Hill

 

– “L’uomo è il capo, ma la donna è il collo”.
Il mio grosso grasso matrimonio greco

 

– “Giacomo Leopardi? Se si fosse preso un caffè avrebbe risolto molti problemi”.
Il mio compagno di liceo A.A.

 

– “Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti”.
Placito capuano del marzo 960 d.C. (cioè il primo documento scritto in italiano volgare -anziché in latino- di cui si abbia notizia)

 

– “Strike a pose”.
Vogue, Madonna

 

– “Nella mia città c’è il mare e l’enorme distesa blu, quella che ruba il colore al cielo per farci sospirare, quella che specchia il volto di Dio, conferisce a noi barlettani la libertà e la nostalgia. Senza il mare vorremmo essere ciechi”.
Il mio alter-ego pugliese, M.D.B.

 

– “Marcello! Come here”.
Anita Ekberg a Mastroianni per farlo entrare nella Fontana di Trevi (La dolce vita, Federico Fellini)

 

– “Vorrei cantare il canto delle tue mani”.
Guccini

 

– “In nessun’altra valle vicina o lontana c’è quell’aria. Io la riconosco all’odore leggero, che sa di latte, di strame, di erbe amare”.
Lalla Romano a proposito della (sua e mia) Valle Stura

 

– “Se ci fosse la luna si potrebbe cantare”.
De Gregori

 

– “Sai già come ti vesti?”
La mia amica Ciaia il giorno prima di un’assemblea d’istituto, in V ginnasio

 

– “Milena tu non rimarrai mai sola. Perché tu hai i libri”.
Federico Fellini a Milena Vukotic

 

– “Capo d’Africa stanotte si parte e si va via, lontani quel tanto che basta per guadagnarci la nostaglia”.
De Gregori

 

– “Credete in me: non son figa, ma sono a dieta. Non sono interessante, ma sto leggendo parecchio”.
Laura Carcano

 

– “Sei bella come la mia nonna in una foto da ragazza”.
Jovanotti

 

– “I don’t fly commercial”.
Naomi Campbell

 

– “Hai mai danzato col diavolo nel pallido plenilunio?”
Joker a Batman

 

– “Le cicatrici possono tornare utili. Anche io ne ho una sopra il ginocchio sinistro, che è una piantina perfetta della metropolitana di Londra”.
Albus Silente a Harry Potter

 

– “C’è un posto speciale all’inferno per le donne che non aiutano le altre donne”.
Madeleine Albright, ex Segretario di Stato U.S.A.

 

– “And watch the world spinning gently out of time”.
Blur

 

– “Si moro e poi arinasco, prego Dio de famme rinasce a Roma mia”.
Proverbio romano

 

– “Mazal tov”.
Augurio ebraico, usato per dire “Tanti auguri”, “Congratulazioni” o “Buona fortuna”. Deriva dall’accadico e in realtà significa “Buon destino”, “Buone stelle”.

 

– “Le cose importanti nella vita… Accadono”.
Tullia Zevi

 

– “Tuttavia sembro più grande: i ragazzi che vivono solo con la madre assumono un’espressione speciale, più seria del normale, da intellettuale, o da scrittore. Nel mio caso però è normale perché io in effetti sono uno scrittore”.
Esteban in Todo sobre mi madre (Almodóvar, 1999)

 

– “Com’è bella la vita da quando ci sei tu, dietro ai miei occhiali scuri i miei occhi brillano di più”.
Letta su una maglietta

 

 

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