Caro 2015, questo è un posto speciale dove il 31 dicembre sono venuta a salutarti e a ringraziarti. È stato bello festeggiarti, perché sei stato speciale.
Ogni anno, da tre anni, in questa notte chiedevo una cosa sola: “Anno nuovo, portami in dono una porta segreta”. Nel 2013 l’ho chiesta in dono da Roma, nel 2014 dalla mia Valle Stura, nel 2015 da Verona. Non dimenticherò mai che tu sei l’anno che me l’ha portata e mi ha donato uno scivolo per arrivarci. Oltretutto in una data che considero da sempre magica: il 31 ottobre, il giorno che celebra la fine delle cose (e dove c’è una fine c’è anche e sempre un nuovo inizio: è naturale). Non lo dimenticherò, e il mio cuore danza nel dirti grazie.
Grazie. Dietro alla mia porta ho trovato felicità e sfide, e ti dico grazie anche per quelle. Ogni sfida mi rende un po’ più forte e un po’ più felice: sono qui dal 21 novembre, ogni giorno più grata e sempre più sicura che non vorrei essere da nessun’altra parte.
Grazie per la porta segreta. Grazie per la città che ho voluto con tutte le forze e saputo aspettare con tutta la mia pazienza. E grazie per le mie Persone, che sono sempre con me anche se stanno dall’altra parte dell’oceano Atlantico: sapere che non è la geografia che conta, quando c’è il Bene, è il nostro privilegio e la nostra fortuna. Grazie, 2015. Non dimenticherò.

A te, caro 2016: ben arrivato. Ti accolgo dicendoti che spero di renderti fiero. E ti chiedo questo: ora che la porta segreta è arrivata ed è stata varcata, fammi trovare lì dietro una stanza tutta mia dove poter portare il mio cuore a ballare e a fare piroette. Un posto dove poter portare la mia gioia a risplendere. Dimmi con forza che mi posso abbandonare. Fammi dire: sono viva. Qui e ora. Prendi la vita, tutta la vita, e gridale che mi si può finalmente srotolare davanti.
Poi, se è destino, portami l’amore.
È tutto, benvenuto.

 

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