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Ci siamo. Siamo alla votazione finale della Coppa dei Lettori di Finzioni Magazine.

La scelta era difficile, perché ho amato molto anche altri due libri in gara, cioè quelli di Paolo Cognetti e Marco Peano (che è bello in un modo che fa male: ricordo distintamente che a un certo punto volevo staccarmi i bulbi oculari per il tanto piangere).

Ad aprile però ho scelto di votare con il cuore, ed è quello che farò anche per questa votazione finale: voto La domenica lasciami sola di Simonetta Sciandivasci.

E non lo dico perché Simonetta è mia amica, non lo dico perché quando ho nostalgia di lei -siamo amiche e viviamo lontane: io sto a Torino, lei a Roma- vado a vedermi il portone di casa sua su Google Street View (che è la classica cosa che con un’amica puoi fare mentre con un uomo assolutamente no, a meno che tu non voglia esser presa per pazza, e questa è un po’ una delle diecimila cose per cui è così bello essere femmine ed essere amiche), e non lo dico neanche perché ho il grande onore di comparire nei ringraziamenti di questo libro.

Lo dico perché Simonetta -e lo proclamo fiera anche se questa gara era piena di libri di gente bravissima, libri magari pure più seri e più “letteratura”-, è nata per scrivere: è nata proprio con la penna in pugno, tra i denti, con mille penne nei capelli.

Di gente bravissima a scrivere ce n’è, per fortuna (poca, comunque, sempre meno di quanta si creda), ma di gente per cui la scrittura sia il solo destino possibile io non lo so se ce n’è poi molta, a questo mondo. E Simonetta è una femmina -già di per sé un intero mondo, quindi- destinata allo scrivere. Da lei le parole sgorgano come se le contenesse nel sangue, come se tutto il suo organismo fosse fatto di parole. Ogni volta che la leggo sento che accade una magia: mi si scoperchia il cervello e dentro ci appaiono un bazaar, una città, mille città, cento voci, e navi merci, e navi passeggeri, e storie, e amore, e bambini, e molte vite. Simonetta ha un dono vero. E merita di vincere perché è giovane, perché questo è il suo primo libro, ma il suo è un talento antico. Lo senti, lo leggi, e lo riconosci: il talento vero è quella cosa lì. C’è gente bravissima, e poi c’è chi una vita fatta per scrivere ce l’ha scolpita in tutte le arterie e nel suo destino.

 

VOTA SCIANDI! Vota QUI. (Mi raccomando! C’è tempo fino al 10 giugno).