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Eh lo so che la canzone fa Marina, Marina, Marina, ma oggi la cambiamo, perché oggi questa bella bimba ha compiuto cinquant’anni. Nasceva a Brooklyn il 4 dicembre 1964 da genitori di origine italiana (toscana suo papà Gary, metà siciliana e metà toscana sua mamma Patricia), senza sapere che un paio di decenni dopo, non appena avessi avuto il tempo di arrivare in questo mondo anch’io, sarebbe diventata una delle mie attrici preferite (ma proprio fin da subito, fin da quand’ero piccola: da che io ricordi, non c’è stato mai un momento in cui non adorassi Marisa Tomei).

Buon compleanno, Marisa mia.

(E voi, stasera o questo weekend, se volete farvi un regalo scaricatevi o vedetevi in streaming un qualunque suo film. Personalmente consiglio Only You con mio marito Robert Downey Jr, ma anche Mio cugino Vincenzo con Joe Pesci -da cui è tratta questa scena- ormai è un classico ed è bellissimo, perciò fate voi. Secondo me si va comunque sul sicuro con uno qualunque dei film in cui ha recitato, eh. Ecco, The Wrestler per esempio è meraviglioso, ma di nuovo: fate voi).

 

***

 

Altre brevità:

 

– Volevo già scriverne da un po’, ma ci riesco solo adesso: qualche tempo fa al cinema ho visto Tutto può cambiare (titolo originale: Begin Again, scritto e diretto da John Carney, dublinese), con Keira Scucchia Knightley, Mark Ruffalo, e Adam Levine, il cantante dei Maroon 5. Premettendo che è un film che non dovete assolutamente perdervi se amate New York, o la musica, o anche solo l’idea che la vita alla fine sia sempre una roba bella e un po’ magica, sono qui a dirne altre due cose.
La prima è che Keira Knightley comincia davvero a piacermi, evento che mai avrei creduto fosse nei piani cosmici.
La seconda è che ha iniziato a piacermi pure la voce di Adam Levine, che nel film interpreta il fidanzato musicista di Keira e canta quindi parecchio.
Di sorprendente c’è che fino ad ora la sua voce non l’avevo mai sopportata.
Ma è incredibile come la bellezza oggettiva, nel suo contesto solito (in questo caso: la musica), possa anche non colpirci, sembrarci anzi normale o perfino non incontrare i nostri gusti, e poi, totalmente decontestualizzata (in questo caso: la sua voce sentita in un film), svelarcisi in tutta la sua oggettiva straordinarietà e farci dire: sticazzi.
Ecco, andate a vedere il film perché è adorabile, perché Keira Knightley canta e contro ogni aspettativa lo fa pure bene, perché c’è New York in estate e qualsiasi fotogramma ti fa venire voglia di prendere il primo aereo, o la prima nave merci disponibile, o la prima zattera, e andarci immediatamente, ma pure perché, nel caso in cui la voce di Adam Levine non vi avesse mai detto niente, come non aveva mai detto niente a me, qui vi ritroverete a pensare numerosi, numerosissimi sticazzi.

Tutto può cambiare, per davvero.

[In realtà il film è uscito da un po’, e nella vostra città magari potrebbero anche non darlo più al cinema. In questo caso scaricatelo, vedetevelo in streaming, insomma fate qualcosa].

Tra parentesi. Luke, l’unico amico inglese che ho (con cui siamo amici dal 1999, cioè da quando, a 13 anni la sottoscritta e 14 lui, ci siamo conosciuti su un’isola greca dove io ero in vacanza con mio papà e lui con madre, padre e fratello -e da allora non abbiamo mai smesso né di scriverci, né di telefonarci ogni tanto, e nemmeno di vederci quando io vado a Londra, e come siamo riusciti in tutti questi anni a non perderci mai rimane una delle cose più inspiegabili e belle della mia vita-), è di Teddington, lo stesso sobborgo alle porte di Londra in cui è nata e cresciuta Scucchia Knightley. Lui la conosce solo di vista, ma un paio di suoi amici ci sono andati a scuola insieme. E niente, mi sembrava una cosa carina da condividere, ma in effetti, come direbbe Hugh Grant in Notting Hill: «Non è poi questo granché, come aneddoto».

(La scena si svolge in libreria. Ci sono Hugh Grant e il suo commesso, quello bruttino che porta sempre golf bruttini. Quest’ultimo, sconvolto dalla visita di Anna Scott -Julia Roberts- in negozio, dice: «Anch’io una volta in Oxford Street ho visto un famoso: Roger Moore!»
E Hugh Grant: «Davvero? Wow!»
Lui: «Sì, anche se non sono sicuro che fosse Roger Moore. Poteva pure essere quell’altro attore, quello basso… DeVoto»
Hugh: «DeVito?»
Lui: «Bravo! Danny DeVito!»
Hugh: «Beh, ma Roger Moore e Danny DeVito non si somigliano affatto»
Lui: «Eh no… in effetti no»
Hugh: «Sai cosa? NON È POI QUESTO GRANCHÉ, COME ANEDDOTO»
Lui: «No. In effetti no»).

 

– Terza e ultima brevità:
oggi ho visto questa TED Talk (cosa sono le TED Talk? Se non lo sai, clicca qui) di Maysoon Zayid.
Maysoon è un’attrice comica americana d’origine palestinese, è bravissima e divertentissima, e siccome purtroppo non vivo negli Stati Uniti -per ora- come invece vorrei, fino a oggi non la conoscevo. Per fortuna mi è capitato di trovare questo video mentre cercavo altro (serendipity!) sul sito TED.

Maysoon è affetta da paralisi cerebrale, e trema in maniera incontrollabile.

Prima che vediate il video, che fa molto molto ridere, è molto commovente, e che vi agevolo qui sotto, mi permetto di segnalarvi due passaggi:

 

«A lot of people with CP (cioè cerebral palsy, paralisi cerebrale, nda) don’t walk. But my parents didn’t believe in can’t».

«My parents reinforced this notion: that I could do anything. That NO dream was impossible».

 

L’ho sempre pensato anch’io: che se mi prendo il disturbo di avere un sogno, quel sogno non deve permettersi -e non si permetterà- di non accadere.

Tutto è possibile. O anzi, per dirla con una frase che amo molto:
«Nothing is impossible. The word itself says: I’m possible».

Godetevi questo video. È proprio bellissimo.

 

 

[E no, in effetti non sono stata per niente breve. Scusate].