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Cosa bella numero 1:

venier_cognetti

 

Massimo Venier, tra le altre cose, è il regista di uno dei film della mia vita. Chiedimi se sono felice uscì nel dicembre del 2000: io avevo appena compiuto quindici anni e vivevo in un paesino in Piemonte ai piedi delle montagne. Milano non l’avevo mai vista se non da fuori, per andare all’aeroporto. Da quel film lì, che è diverse cose belle ma è più di tutto un omaggio pieno di affetto a Milano, capii subito che l’avrei amata.
Poi c’è da dire pure che studiavo teatro e avrei continuato a studiarlo per molti anni, quindi per me Milano era anche e soprattutto la città del teatro più vero, e della Paolo Grassi, e della Filodrammatici, e di Lella Costa, e di tutto quello che sognavo di poter fare da grande in una bella città con i lampioni appesi su fili che corrono in mezzo alle strade da un palazzo all’altro, e i tram sferraglianti, e una nebbiolina lucente, e molta poesia sottintesa nei luoghi.
Ma credo davvero che se dovessi trovare un punto di partenza, un «ah guarda, allora Milano di notte è così, guarda com’è bella, e chissà perché là in mezzo ci riconosco qualcosa di me», partirebbe tutto da quel film lì.
Milano oggi infatti è uno dei miei luoghi del cuore, la città in cui si concentrano -chissà perché, visto che non ci ho mai abitato- quasi tutti i ricordi più belli della mia vita. A poco più di vent’anni (forse ne avevo ventitré-ventiquattro) scrissi anche una lettera d’amore a un ragazzo (che mesi dopo si rivelò essere un coglione) in cui, dato che lui stava per trasferircisi a lavorare, gli tracciavo una specie di personalissima guida di Milano, e gli dicevo tutti i posti che amavo di più, e tutti quelli in cui l’avrei baciato, e quella lettera (bella, diamine, a me pure adesso piacerebbe riceverne una così) ruotava tutta intorno alla scena in cui Aldo Giovanni e Giacomo giocano a basket di notte in piazza dei Mercanti usando come canestri le aureole dei santi in Chiedimi se sono felice.

Viva Milano, viva Paolo Cognetti, viva Venier, viva la bellezza e viva tutto.

 

Cosa bella numero 2:

Samantha Cristoforetti, meravigliosa astronauta, verrà “lanciata” verso la Stazione Spaziale Internazionale il 23 novembre, cioè il giorno del mio compleanno.

Porterà con sé nello spazio quattro libri. Il fatto che due siano di Gianni Rodari conferma la mia idea: quella donna è una creatura speciale.

 

Cosa bella numero 3:

Ho mandato un pacco regalo per posta a una persona a cui tengo.
Quant’è bello mandare un pacco regalo per posta a una persona a cui si tiene? Anche questa volta, come quella volta che mandai alla mia amica Marianna ch’era in Erasmus a Parigi un libro che volevo regalarle e ci infilai del cioccolato (allora erano dei Bri-Bon alla quinoa dell’Equo e solidale: a me piacciono molto e fin dal liceo me ne regalo uno o due quando voglio concedermi un piccolo premio per qualcosa; da ragazzina li ribattezzai «i Kinder cereali di sinistra», nome che mi fa molto ridere, ma forse appunto fa ridere solo me), ci ho infilato del cioccolato. Non dei Bri-Bon, però: una cosa diversa.

 

Cosa bella numero 4:

Torino - F. Pellas

 

Feci questa foto un anno fa, una sera in via Roma, qui a Torino: pioveva e io stavo tornando a casa dal cinema. La intitolai Rains of Castamere, che sapevo essere una canzone di Game of Thrones, sì, ma siccome non vedevo Game of Thrones non me ne fregava niente e mi sembrava solo un bel titolo (ancora non sapevo che un anno dopo di Game of Thrones sarei stata parecchio, ma proprio parecchio invasata).

Ho un bel ricordo di quella sera di un anno fa: ero andata a vivere da sola da pochissimo, dopo anni vissuti con coinquilini -alcuni meravigliosi, alcuni tremendi- e mi sentivo proprio come piace a me, cioè sola, felice e libera (perché, anche se ho persone fondamentali che amo pronfondamente e per cui sono grata al destino e a tutto, rimango un piccolo lupo solitario).

Non so chi fossero quei due signori in mezzo alla strada (si vede poco, ma dietro c’è anche una lei), né perché lui fosse vestito di bianco a fine ottobre, ma fu una coincidenza bella, che cercai di cogliere al volo.

 

Cosa bella numero 4:

la mia amica Gioia, che è la traduttrice italiana, di (fra gli altri) Siri Hustvedt, Teju Cole e Jonathan Lethem, è stata intervistata dal Wall Street Journal. Svegliarsi ieri mattina e leggere l’articolo (eccolo) direttamente dal letto è stato molto, molto emozionante.