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Io la cosa dei 10 libri che state facendo in tanti (e grazie a chi mi ha nominata, ho apprezzato in ogni caso, e mi ha fatto piacere leggere i vostri) non la posso fare.

Per chi non sa di che parlo: in rete (principalmente sui social, ma anche su certi blog) gira da un po’ una specie di mini-catena in cui uno deve indicare i suoi 10 libri della vita, i suoi preferiti, quelli a cui vuole più bene, e poi nominare altre 3-4 persone che dovranno fare lo stesso.

Ecco, io ci ho provato, l’ho scritta e riscritta, ma finisce sempre che ne devo lasciar fuori uno fondamentale, e allora preferisco di no.
(10 sono troppo pochi, con 15 ce la si poteva magari fare, ma 10 sono troppo pochi).

Per esempio ogni volta che mangio la parmigiana di melanzane (tipo oggi) penso a questo libro, che è uno dei libri senza cui io non sarei io.
Ebbene, mi sono appena accorta che l’avevo lasciato fuori dalla lista tutte e tre le volte che ho provato a farla. Non si può. Se mi facessero scegliere tra questo libro e alcune persone a cui pure voglio bene, sceglierei questo libro. Quindi appunto non si può. Non si può proprio fare la lista (o almeno non sono capace di farla io).

 

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Un po’ di storia: La daga nel loden di Lella Costa, pubblicato da Feltrinelli nel 1992, è una raccolta dei primi tre monologhi teatrali di cui la Costa, oltre che interprete, è stata anche autrice: Adlib -che è del 1987-, Coincidenze -1988- e Malsottile -1990-.
Lo rubai ragazzina dalla libreria del compagno di mia mamma e non lo restituii mai: è vecchissimo, tutto sgarrupato (io lo tengo con grande cura però), e ha il prezzo ancora in lire.

È legato anche a un aneddoto buffo: qualche anno fa al Salone del Libro c’era Massimo Cirri (co-autore insieme a Lella e a Sergio Ferrentino di due di questi spettacoli: Coincidenze e Malsottile) che parlava allo spazio Ibs, a pochi metri di distanza dallo stand della casa editrice in cui lavoro. Io non potevo andarlo a sentire perché dovevo, appunto, lavorare (nella settimana del Salone siamo tutti trottole, almeno per 16 ore al giorno: è un tour de force pazzesco -bello, ma pazzesco-). Ero però così emozionata a saperlo lì, a poca distanza da me, che mi dissi «Devo fare qualcosa, devo assolutamente fare qualcosa».
Andai allo stand Ibs e chiesi a uno dei ragazzi di passare un bigliettino a Cirri.
Ci avevo scritto: «La daga nel loden è uno dei libri della mia vita. Grazie, di tutto».
Vidi il bigliettino arrivare a destinazione, e lui aprirlo. Non ho mai saputo che faccia avesse fatto, perché me ne andai prima: ero imbarazzata, emozionata, e credo anche di aver pensato «Ecco, adesso magari non capirà che cosa volevo dire, adesso penserà che io pensi che La daga nel loden sia, che ne so, un libro che ha scritto lui».

Io invece sapevo benissimo che cosa intendevo, e spero tanto l’abbia capito anche lui.

La daga nel loden non è un libro, ma appunto una raccolta di monologhi che Lella Costa scrisse e mise in scena tra la fine degli anni ’80 e il 1990. Il secondo, Coincidenze, lo scrisse insieme a Massimo Cirri e Sergio Ferrentino. Il terzo, Malsottile, con Massimo Cirri, Sergio Ferrentino (Cirri e Ferrentino si conobbero l’anno in cui son nata, il 1985: ho sempre pensato che non fosse una coincidenza), Piergiorgio Paterlini e Bruno Agostini.
Solo io so quante volte l’ho letto, e quante volte mi sono esercitata su questo libro. Che non è un libro. E però è uno dei libri della mia vita.

“Malsottile? Mezzo gaudio!” (cit.)

Grazie, di tutto.

 

[P.S. Stamattina ho scritto a Irma Spettacoli chiedendo se potessero inoltrare a Lella e Massimo (I.S. li gestisce entrambi) questo post, perché altrimenti, cioè da sola, non avrei saputo come raggiungerli. Ecco, mentre premevo invio sono stata molto felice: il fatto è, vedete, che io sognavo di scrivere a Irma Spettacoli da tutta la vita].