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“Tutte le scelte che non facciamo determinano una svolta nella nostra vita. Ma se potessimo seguire le persone che non siamo stati? Se potessimo pedinarle, e poi soprattutto ascoltarle, parlarci insieme, invitarle a cena? Le vite che abbiamo scartato per un soffio continuano accanto a noi. Camminano su strade parallele alla nostra, appena qualche metro più indietro. Su altre gambe”.

Maria PerosinoLe scelte che non hai fatto (Einaudi)

 

perosino

 

Nel 2002, quando io ancora dovevo compiere diciassette anni e facevo il terzo anno di liceo, Maria Perosino fondava insieme a Vittorio Bo il posto dove oggi lavoro: Codice. È andata via molto prima che arrivassi io, e non ci siamo mai conosciute, mai incontrate, mai sfiorate, neanche per sbaglio. Lei è morta due mesi e mezzo fa, il 16 giugno (che incidentalmente è anche il Bloomsday, un giorno a me molto caro). Non ne ha idea, e non ce l’avrà mai, ma io è da quando avevo vent’anni che, a chi mi vuole ascoltare, spiego la mia personalissima teoria delle mai-vite: quelle vite, cioè, che potevano essere e non sono state. È bello scoprire di aver sempre pensato pensieri simili a quelli di una persona che, anche se mai incontrata, mi è passata così vicina.

Questo libro è un amico soffice, sono pagine piene di luce che entra dalla finestra e di pensieri in cui è bello accomodarsi. È stato come conoscerla, come entrare nella casa milanese in cui ha vissuto gli ultimi anni della sua vita dopo aver lasciato Torino e sederle accanto, al tavolo di cucina. È stato come essere amiche. Anche se ormai è troppo tardi e anche se avrei preferito dal vivo, nella vita, per davvero, è stato bello lo stesso conoscerti così, Maria.