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Ho da sempre una classifica dei posti che più vorrei vedere al mondo.
Al primo posto c’era New York: ci sono stata a novembre. Al secondo posto c’è Israele, in particolare Tel Aviv. Non so perché, visto che dev’essere ottocentocinquantamila volte più bella Gerusalemme, ma io sogno tanto di vedere Tel Aviv. Da qualche anno a questa parte sogno di andarci a fare un ulpan, un’estate. Prima o poi ce la farò. Al terzo posto c’è il Texas. Al quarto tutti gli altri stati degli Stati Uniti d’America. Poi, in ordine sparso, la Groenlandia, la Svezia, il fiume Tigri e il fiume Eufrate, Istanbul, Amsterdam, Mumbai e l’India in generale, Petra, la Nuova Zelanda, Kyoto, il Kenya, la Namibia, la Nuova Scozia (una delle tre province marittime del Canada), l’Irlanda, San Pietroburgo, e tanti altri posti, altre cose.

La coincidenza curiosa è che sia il posto che era primo in elenco (perché di New York naturalmente il primo posto che volevo vedere era Manhattan -col massimo rispetto per Brooklyn, che non amavo di amore meno importante, giacché è a Brooklyn, e solo lì, che volevo tatuarmi e mi sono tatuata-), sia il posto che è secondo in elenco (Tel Aviv) hanno nel nome la parola ‘collina’.

Manhattan deriva dalla parola mannahatta, che in lingua unami, l’antica lingua ch’era parlata dai nativi americani della foce dell’Hudson -che vivevano cioè nel territorio dell’attuale New York- significa “land of many hills”, isola dalle molte colline.

Tel Aviv in ebraico vuol dire, letteralmente, “collina della primavera”: aviv significa appunto ‘primavera’, mentre il vocabolo tel significa ‘collina’ (da intendersi come una collina formata dalla stratificazione, nei secoli, di vari insediamenti umani, a simboleggiare il passato e la vocazione di Terra Promessa).

La prima volta che mi son resa conto della coincidenza ho pensato: diamine, la vita sa esser bella.