Tag

, , , , ,

Ieri una persona (una persona in gamba e intelligente, non una persona qualunque, non la vecchia dirimpettaia) mi ha detto, così, con candore “Oh, ma non hai un figlio? Devo aver frainteso, avevo proprio capito di sì” e ha anche aggiunto “Pensavo, sì, che fossi una madre molto libertaria, ma comunque avevo inteso che avessi un bambino”.

Ora. Io non ho un bambino. Non ho un bambino! C’è qualcun altro lì, fra voi, che la pensava, questa cosa? Perché non è la prima volta che mi capita. Due anni fa, quando arrivai come stagista nel posto in cui oggi lavoro, una collega mi chiese, candidamente “E tu, hai figli?”, come se fosse la cosa più normale dell’universo, come se io dimostrassi, non lo so, trentasei anni (chiariamo: non c’è niente di male ad averceli, ma se ce li hai; se ne hai dieci di meno, come io avevo all’epoca, un po’ meno), o come se fosse una cosa anche solo lontanamente augurabile a una povera stagista quale ero. In quel momento, oltre a prendere un appunto mentale circa la necessità di scrivere subito una piccola sceneggiatura per una sit-com intitolata appunto La stagista ragazza-madre, mi sono chiesta: ma perché? Perché? Dimostro più anni della mia età, è questo? Sì, lo so, dimostro più anni della mia età, me lo dicono tutti e non ne sono per niente contenta, come già raccontavo qua. Ma non sarà solo quello, no?
PERCHÉ io do l’idea di essere una che ha un figlio, anche se non ce l’ho?

La cosa divertente è poi questa: io sono una che, non so, esce molto, o comunque fa delle cose chiaramente non conciliabili con l’avere un bambino piccolo, tipo appunto il viaggio a New York che ho fatto a novembre con la mia migliore amica. Non perché uno che ha figli non debba più vivere o uscire o far tardi o fare viaggi, però insomma, c’è un limite, no? C’è un limite oltre il quale una, da essere una madre che vivaddio non ha smesso di vivere, diventa una madre degenere, o comunque una mamma me-ne-frego. Io non vorrei mica mai essere quel tipo di mamma lì. Va bene, non smetterei di fare delle cose anche per me, non smetterei di comportarmi da essere umano, non sacrificherei chi sono per la me madre: cercherei di essere il più possibile una persona che è anche madre, e non solo quello. Però non so, a me l’idea di una che ha un bambino piccolo e va a fare un viaggio non lunghissimo ma comunque LUNGO dall’altra parte del mondo con un’amica (quindi attenzione: non un viaggio di lavoro, ma proprio di piacere) fa tristezza, non sorridere. L’idea di una che è mamma ma è sempre fuori, torna tardi, decide all’ultimo quando andare al cinema e va appunto al cinema una sera no e le tre successive sì, oppure finisce di lavorare e va a cena o a un aperitivo con degli amici senza neanche passare da casa ma andandoci direttamente dall’ufficio, e la fa spesso, questa cosa di prendere e decidere e di non passare neanche da casa, un po’ mi agghiaccia. No, senza un po’: mi agghiaccia e basta. Perché infatti è il comportamento che può permettersi solo una che madre non lo è, cioè la sottoscritta.

Certo, ci sono madri-chiocce eccessive che io non vorrei essere, ma la madre che mi auguro di diventare non è nemmeno una mamma così, una me-ne-frego.

La cosa che però un po’ mi fa ridere e un po’ mi fa venire voglia di urlare e darmi fuoco, è: perché sembro una madre anche se non lo sono? Com’è possibile che una persona possa dare a qualcuno l’impressione di essere madre quando di figli non ne ha neanche un’ombra piccola così? Che cosa c’è, in me, che fa dire “Questa qua c’ha sicuramente un figlio”? È perché non sono magra? [Disse così e il mattino dopo, sul portone di casa, venne linciata dal Comitato Mamme Magre -nota di regia-]

Ammetto di essere sempre stata una persona che a tratti è anche molto materna: sono quella che non permette agli amici di uscire a fumare se non si sono messi la giacca, per dire. Sono quella che, se ti ospita a casa, ti dà gli asciugamanini puliti e, se devi svegliarti prima di lei, ti prepara la caffettiera per la mattina dopo e ti fa trovare il tavolo della colazione già apparecchiato.

Ma non ho figli. Non ho figli, santo cielo! Li vorrei, li voglio, li vorrò moltissimo, ma non adesso. E pace se mi attiro le ire delle mamme giovani (ne ho alcune anche tra le mie compagne di liceo): voi i figli li volevate e li avete fatti, magnifico, bellissimo. Ma ognuno avrà diritto di esser felice seguendo la propria idea di felicità, no? I figli fatti da giovani -potendo farli- li trovo una cosa meravigliosa. Non ho mai visto ME, però, come una madre giovane. Peccato. Io e i miei figli ci siamo persi la possibilità di essere una squadra mitica come sanno esserlo solo quelle squadre speciali composte da un genitore molto giovane e suo figlio, o due genitori molto giovani e il loro bambino o bambini. Ci siamo persi la possibilità di essere mitici, ma sono certa che sapremo essere lo stesso belli.

Poi certo, ci sono anche i figli che non decidi ma capitano. E lì non dipende tanto da te, perché alla fine non è una cosa che hai voluto scientemente, ma una cosa che appunto è successa e tu puoi decidere se far anche proprio avvenire o meno, laddove avvenire è da intendersi sia come “far accadere”, sia come “permetterle di avere un avvenire”. E son cose davvero troppo personali perché uno da fuori possa dire e puntare dita. A me le scelte fatte nonostante tutto (i “Vabbè, non era previsto, non siamo pronti, siamo giovani, è un momento di merda, ma LO TENIAMO”) emozionano molto, per esempio, anche se poi non so mai che cosa, alla prova dei fatti, avrei deciso io.

C’è però una frase stupenda di quel film grazioso che è Amore bugie e calcetto, frase detta da non so più quale personaggio -forse Giuseppe Battiston-, che citavo anche ieri a questa persona. Una frase che il personaggio in questione, forse appunto Battiston ma non ne sono sicura, dice a un altro personaggio (che ha appena scoperto che la sua ragazza è incinta e vuole tenere il bambino e non sa cosa fare, che pesci pigliare), ed è: “Conosco molta gente pentita di essersi sposata, ma nessuno che si sia pentito di avere avuto un figlio“.

Certo, magari puoi essere pentito pensando, che ne so, al momento in cui è nato, o alla persona con cui l’hai fatto, perché non era quella giusta. Puoi essere pentito per tutta una serie di variabili. Ma al contempo sai che, se anche una sola di quelle variabili lì non fosse stata in quel punto esatto in quel momento esatto e in quella congiunzione astrale lì, in quel giorno lì, in quell’anno e momento lì, tu non avresti quel bambino lì. Ne avresti un altro, nato dopo e può darsi anche con la persona perfetta, che però non sarebbe lui o lei, proprio quel lui o lei lì. Che poi è la teoria dei cromosomi della Fallaci, la stessa teoria che mi ossessiona da quando ho letto il libro che mi ha cambiato la vita (Un cappello pieno di ciliege), ma applicata anche al tempo, oltreché allo spazio. In buona sostanza: non solo siamo quello che siamo perché quelle persone lì, e non altre, e non con altri, hanno generato noi, ma anche perché ci hanno generati in un momento che solo quello poteva essere, e solo quello è stato. Stesso papà, stessa mamma, momento diverso: altro bambino. Stesso papà/mamma con persona sbagliata: bambino che anni dopo capisci magari che avresti voluto fare con qualcun altro, ma che se avessi fatto con qualcun altro non sarebbe mai esistito.

Che meraviglia, no?

Io però, ecco, non ho un bambino. Le congiunzioni astrali non si sono ancora verificate: né decise, né capitate.

Qualche mese fa, in compenso, ho fatto questo sogno meraviglioso: ho sognato che avevo un figlio, e che questo figlio aveva tredici anni. Camminavamo insieme lungo una strada (niente di poetico, una comune strada di città, un normale marciapiede) e chiacchieravamo: non so di cosa, non ho sentito. Mi sono svegliata con la sensazione bellissima di aver potuto guardare per un momento attraverso la finestra dei periodi ipotetici dell’irrealtà, e non solo perché io quel figlio non ce l’ho, ma anche perché per avere tredici anni lui vorrebbe dire che avrei dovuto farlo a quattordici e mezzo/quindici io, quando cioè non dico che non sapessi che cosa fosse il sesso, ma non lo sapevo certo per esperienza diretta (né l’avrei saputo per un BEL po’), e nemmeno sapevo ancora che il verbo venire potesse avere connotazioni diverse e ulteriori rispetto a quella che comprendeva un complemento di moto a luogo. Comunque, dicevo, pure se quel figlio era figlio dei periodi ipotetici del hahaha, è stato bello sognarlo, vederlo, anche se solo per un momento. È stata una finestra spalancata su una cosa molto bella, anche se mai accaduta, e mai realizzabile, visto che quel figlio lì non potrò avercelo mai più (ma sono certa che saremmo stati una squadra mitica e meravigliosa).

Chissà dove vanno a finire, i cromosomi che non hanno la possibilità di unirsi e diventare persone. Come sarebbe tuo figlio, se l’avessi fatto con qualcuno che non hai mai conosciuto ma che esiste e vive, che ne so, a Kuala Lumpur? Non lo saprai mai. Non lo saprete mai. Né tu, né lui, né quel poveretto o quella poveretta che vive a Kuala Lumpur.

Io i miei figli li immagino spesso. Non quello di tredici anni, che prima di quel sogno non avevo mai pensato nemmeno potesse non dico esistere, ma proprio essere pensabile (comunque è bene essere precisi, a scanso di equivoci: io non ho nessun figlio di tredici anni! Chiaro?), ma gli altri, i miei figli del futuro. Chi mi conosce o mi legge da tanto lo saprà già: i miei figli del futuro sono Carlo, Pablo e Linda. E io sono certa che, quando sarà, anche se non sarà subito e non so quanto ancora ci vorrà (né, in questo momento, mi interessa saperlo), saremo una meraviglia, e molto simpatici, e a nostro modo mitici.

Poi, ragazzi, vostra madre non sa se davvero vi potrà conoscere tutti e tre -anche se spera di sì-, né se le verrete fuori come lei vi vorrebbe, cioè due maschi e una femmina, oppure se capiterà che sarete tutti maschi (Iddio me ne scampi) o tutte femmine. Ma sa che vi vuole, e che voi volete lei. Anche se, ve lo dico subito, potrebbe non essere un buon affare, giacché, a differenza della persona in gamba e intelligente che credeva avessi un figlio ma fossi una mamma molto “libertaria”, io penso proprio che invece sarò una gran scassacoglioni. Siete avvisati. Estote parati.