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La domanda che più mi piace fare (a tutti: gente fidanzata, sposata, o anche a due amici) è: «Come vi siete conosciuti?»

Non c’è persona che, conoscendo me, non se lo sia sentito chiedere. Questo perché nutro la segreta convinzione che chiunque abbia una storia da raccontare, anche -e forse soprattutto- chi crede di no. Tutto sta in come la si racconta, nelle parole che si scelgono, nei dettagli che uno decide di evidenziare.

Ci sono però storie che emozionano più di altre, e quella di di cui sto per dirvi è una di queste.

Stefano e Federico si sono conosciuti durante un’«occasione pubblica», rivisti a una festa, scambiati i numeri, e hanno iniziato a frequentarsi. Prima un film (brutto), poi un aperitivo (buono), e al terzo appuntamento un museo, a vedere una mostra proposta da Federico («Gli telefono per invitarlo: ci sono Shirin Neshat e Tillmans, dico – Non vedo l’ora di andare, dice») e che Stefano si dichiarò appunto impaziente di vedere, anche se: «Mentivo. C’ero già stato».

Ne avrete già letto o sentito parlare, perché il loro video (che prende spunto dalla campagna Legalize Love e dal discorso inaugurale del secondo mandato di Obama) è stato ripreso prima da Repubblica, poi dall’Huffington Post italiano, poi da La Stampa e infine anche da Huffington Post USA.

Se non l’avete ancora visto, eccolo qui. Premete play, noi ci rivediamo poco più giù, quando avrete finito.



Sappiamo che ne hanno parlato in molti, ma qui s’è fatto qualcosa in più: li abbiamo cercati, trovati, e intervistati.

(Chi scrive vive a Torino come loro, e precisa che vivere a Torino in questo aiuta: ci si conosce un po’ tutti, e si dà il caso che trovarli non sia stato per nulla difficile -a proposito, grazie Emiliano!-).

Facciamo così: ve li presento, per poi lasciare la parola a loro, e alle risposte che hanno dato alle mie domande.

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Stefano Olivari, torinese, ha ventinove anni ed è paesaggista, diplomato all’École National Supérieure du Paysage di Versailles. Oltre a progettare giardini privati, è direttore e ideatore del progetto Miraorti, un piano per la riqualificazione di una vasta area nel quartiere Mirafiori (Torino) destinata a orti urbani pubblici.

Federico Novaro è nato a Oneglia (Imperia), ma si è trasferito a Torino nel 1980. Ha quarantasette anni (ma, come hanno commentato le mie coinquiline quando ho rivisto il video insieme a loro ieri sera, «non si direbbe affatto»). È un critico dell’editoria: ha una rubrica fissa (Appunti) sulla rivista L’Indice dei Libri del Mese, e dirige un sito, FN, che sta al centro di un network di canali (blog, social, Youtube), dove, con l’aiuto di una decina di collaboratori, pubblica interventi di critica dell’editoria e di letteratura queer.

Stefano e Federico, un video per legalizzare l'amore - Vanity Fair


Perché avete scelto New York e non, per esempio, uno dei paesi europei dove esiste già una legge per i matrimoni gay? C’è qualcosa di particolare che vi lega a quella città?

Una ragione pratica e una ragione romantica: a New York è possibile sposarsi anche se nessuno dei due è residente nello Stato, mentre nei paesi europei non è così. Non potendo sposarci a casa, dove viviamo e con le persone che amiamo, c’è forse una città migliore? C’è forse una città che, più di New York, ci permetterà di vedere e rivedere in tv, al cinema, sempre e per sempre il posto in cui ci siamo sposati?

Come spieghereste la vostra storia d’amore a un bambino piccolo, o a una persona anziana?

Facendogli vedere il nostro video, la stessa idea che tra l’altro compare in molti dei commenti: tante persone ci dicono che lo useranno per spiegare ai genitori, ai figli, agli allievi, come tutto sia solo una questione d’amore, e che l’amore non può essere impedito dalle leggi.

L’avere figli è una cosa a cui pensate? Se sì, come vi state muovendo o vi muoverete?

È una cosa alla quale pensiamo entrambi da sempre, anche da prima di conoscerci. Siamo zii dei nostri nipoti e zii d’elezione di tre meravigliosi ragazzi, figli di due nostre amiche, ai quali siamo molto legati. Da luglio abbiamo cominciato un percorso presso il Comune di Torino per diventare genitori affidatari. Abbiamo trovato molta disponibilità e accoglienza, e abbiamo grandi e fondate speranze che possa accadere.

Fa paura promettere amore eterno alla persona che si ama?

Potrà sembrare una risposta inconsueta, ma, almeno per noi, non fa paura: ci sembra invece una scelta razionale.

Come si riconosce un grande amore quando lo si incontra?

Quando il sentimento d’attrazione si intreccia in maniera inestricabile con lo spavento; quando capisci che la persona che hai davanti ti è, da quell’istante, necessaria, e insieme realizzi che potrai perderla, e che tu potrai perderti.

 

Intervista uscita sul sito di Vanity Fair Italia nel febbraio del 2013 (per leggere l’articolo originale, clicca QUI).