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I miei amici più cari sanno che la mia teoria sull’amore ormai si riassume nella fusione di due teoremi:

1) “L’amore è una cosa semplice”, come dicono, senza sapere di citarsi a vicenda, mia madre e Tiziano Ferro. Cioè: quando ti piaci ti piaci, e poche storie. Ti piaci e punto, ed entrambi si farà qualcosa per stare insieme.

2) La sacra verità enunciata in He’s Not That Into You -qui da noi tradotto come La verità è che non gli piaci abbastanza-, libro scritto da due autori di Sex and The City e nato proprio da una puntata di Sex and The City (quella in cui Jack Berger, uno dei fidanzati di Carrie, fa da consigliere a Miranda). In buona sostanza: quando ti piaci ti piaci, e poche storie. Ti piaci e punto, ed entrambi si farà qualcosa per stare insieme.

La penso così perché negli anni, tutte le volte in cui la mia vita somigliava a C’mere degli Interpol e io la pensavo diversamente, cioè credevo a tutte le cose che noi povere/i sciocche/i ci diciamo di solito per credere che no, che non sia così, non ho mai, MAI avuto ragione. Non abbiamo mai, MAI avuto ragione. Avete mai avuto ragione? So già la risposta: no, non avete mai avuto ragione.

È bene però ricordarsi ogni tanto, solo ogni tanto perché troppo non fa appunto bene, che, come dicono anche in La verità è che non gli piaci abbastanza, le eccezioni a volte capitano. Le eccezioni a volte arrivano, ci sono, esistono.

È bene ricordarselo. È bello gioire per quelli a cui capita. E dirsi “Vedi? Allora può capitare!”

E poi però dimenticarsene subito. Dimenticarsene, tornare a essere cinici, ricordarsi la regola: perché è il solo modo di sperare che l’amore che toccherà in sorte a noi, quando arriverà, sarà diverso. Sarà una cosa semplice. Sarà come tutte quelle verità che canta Tiziano Ferro, che dice mia madre, che blaterano in La verità è che non gli piaci abbastanza. Sarà una cisterna di meraviglia liquida; una cosa, come direbbe Kirstie Alley, “da non ci mangio non ci dormo tocco le stelle sto per fare goal alla finale dei mondiali di calcio”.

L’amore è quella cosa lì. E quando arriva arriva, senza trucchi, senza scemenze, senza speranze cretine poi puntualmente disilluse, senza attese sciocche. Arriva come uno spettacolo di fuochi d’artificio che viene ad abitarti il cervello: un bada-bum, con scoppi e stelle che crepitano e scintillano, e casino, molto casino, e tutto che si ribalta, e festeggia, e rotola. L’amore quando arriva non lo puoi ignorare: è per questo che è una cosa semplice.

Ma CERTO, le eccezioni esistono. Può capitare che uno/a che fino a un minuto prima non ti filava di pezza, o ti faceva penare come una pigna stanca incatenandoti all’analisi minuziosa di ogni suo sì o no o forse e rendendoti dipendente dalle richieste di pareri agli amici, improvvisamente ti ami di un amore folle. È bello e ci deve far dire “Evviva, evviva!”. Ma non sperare che una cosa del genere tocchi a noi. Perché credo sia molto meglio, ma proprio molto meglio, che a noi tocchi sempre la regola, cioè tanti “La verità è che non gli piaci abbastanza”, e poi all’improvviso una cosa molto semplice: qualcuno che ci piaccia davvero e a cui davvero piacciamo noi, senza scemenze, attese, cose cretine, messaggi da decifrare, enigmi, misteri, eccetera. Le stelle che scoppiano. Il mondo che prende a girare in un modo mai visto prima. I fuochi d’artificio nel cervello. È quello, solo quello, che ci dobbiamo augurare. Succederà.

(Dedicato a te, amica mia, tu sai chi sei: meriti fuochi d’artificio meravigliosi. Arriveranno. E dedicato un po’ anche a me. E in generale a tutte le pigne stanche: tra voi ci sono pigne speciali che meritano stelle giganti, non dimenticatelo).