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Flyrite Tattoo, 492 Metropolitan Avenue, Williamsburg (Brooklyn)

 

Mio nonno, padre di mio papà (che è di Genova), era marinaio.
Figlio ribelle di un ingegnere navale, anziché seguire le orme paterne s’imbarcò molto giovane e navigò per anni sulla rotta Genova-Nord America. Stava via sei mesi, tornava a Genova per due settimane quando la nave attraccava e poi ripartiva per altri sei mesi. Mio papà e i suoi fratelli, un gemello e una sorella più grande di otto anni, non lo vedevano mai: crebbero con la loro mamma, mia nonna, Agnese detta Lina (ogni famiglia ha dei soprannomi che sono grandi misteri irrisolti).

Mio nonno fu operato di appendicite a Boston, e aveva le braccia completamente tatuate. Aveva àncore, sirene, velieri. È morto quando avevo quindici anni, e lo ricordo così: con le maniche corte, gli avambracci raggrinziti pieni di tatuaggi color verde scuro/bluastro (che è il colore dei tatuaggi vecchi di tanti anni), a fare colazione al tavolo di cucina pescando le fette biscottate da una scatola di latta con lo stemma del Genoa.

Il mio bisnonno, suo padre, era appunto ingegnere navale: ho un bisnonno che è stato ingegnere navale in piena belle époque, nell’era dei grandi transatlantici, del Titanic.

E io non riesco e non sono mai riuscita a togliermi dalla testa questa cosa dei miei avi che andavano per mare, che erano il mare, che costruivano le navi. Sono cresciuta in montagna sapendo di essere una barca nel bosco. Questo sono: una barca nel bosco. Come tutti sono fatta di tante cose, storie, racconti, di tanti posti e della somma di tutte le strade che ha preso il destino. Casa mia è la mia valle vicino a Città dei Sette Assedi (per i profani: Cuneo), ma so che dentro a certi spuntoni di roccia larga di cui è fatto il mio cuore, dentro a certe brume piemontesi, e all’aria che chiamo appunto casa mia, si dibattono anche onde e prue di navi, perché è dal mare aperto che arriva l’altra metà dei miei geni.

Il sogno della mia vita sarebbe stato arrivarci via nave, in America, per onorare gli antenati che vivono dentro di me.
Siamo tutti il risultato di una somma di cromosomi che si intrecciano e si incontrano per caso, fatalità, forse anche destino, e che danno vita a bambini che a loro volta diventeranno genitori di altri bambini, e così nei secoli dei secoli, e chissà chi c’è stato prima, e chissà chi arriverà poi. Chissà chi saranno, se ci saranno, i miei nipoti e bisnipoti. Chissà se avranno qualcosa, di me, in loro. Chissà che cos’avranno, di me.

Intanto, dentro di me ci sono i geni di almeno due persone che hanno fatto e vissuto navi.
Mi ero informata, sapevo tutto di come poter arrivare in Nord America via mare. Poi però sapevo anche che, se fosse capitata l’occasione di arrivarci con mezzi moderni, non avrei potuto lasciarmela scappare. Nel mio cuore vive ancora la convinzione che un giorno, chissà quando, mi imbarcherò a Southampton su una nave della Cunard Line, e attraverserò l’Atlantico diretta a New York.
Nel frattempo, ho deciso di farmi tatuare qui l’àncora che da anni volevo tatuarmi a Genova: sia per avere per sempre addosso un simbolo che onori i miei geni naviganti, sia per ricordarmi di andare, andare, andare sempre nel mondo. Io sono un insieme di cromosomi partiti anche da Genova, e con quest’àncora fatta a Nuova York, uno dei porti più grandi del pianeta, mi àncoro appunto non alla mia terra, ma ai miei antenati e al mondo.

 

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