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Io sono nata priva del gene dell’invidia, e negli anni ho capito che il motivo era molto semplice: voglio essere felice vivendo la mia vita, non quella degli altri.

C’è un’unica persona al mondo, una sola, che ogni tanto mi fa vacillare e pensare: vorrei essere lui. Si chiama Gabriele Romagnoli, è il più bravo di tutti, ed è il mio mito, e uno dei miei eroi. Ho iniziato a leggerlo su Vanity Fair che avevo vent’anni, molte idee, molti sogni, e forse, già allora, un unico cammino possibile: scrivere. Dicevo di voler scrivere da quand’ero bambina, ma è grazie a lui se ho imparato come volevo farlo: viaggiando, vedendo, raccontando storie, essendo un Capitano solo.

Tutti abbiamo una storia. E io posso contenere storie, e cantarle, vomitarle, eruttarle tutte quante. Dentro di me ci sono piazze e vicoli, e panchine per chi vorrà sedersi, e gente, gente, molta gente, anche se dovessi essere per sempre sola. Dentro di me ci sono l’America, forse un tot di Medio Oriente, isole svedesi, il Messico, il Tigri e l’Eufrate. Ci sono tutti gli scrittori che ho amato, tutti i libri e i film dentro ai quali ho vissuto, e tutte le albe che non ho visto e i mari che nemmeno so se esistono. Dentro di me c’è un timone e a quel timone ci sono io.
Oggi è il compleanno di Gabriele Romagnoli: vorrei festeggiarlo con cento grazie, con tutto il bene del mondo. Non so se un giorno avrò la fortuna di conoscerlo di persona, ma so che in fondo conosco di lui l’unica cosa che davvero conta: le storie che racconta. E so anche, se mi fermo a respirare, che in effetti non voglio essere lui: voglio essere come lui. Che è diverso.

Spero di riuscirci, un giorno.
Auguri, e grazie di tutto. Grazie, grazie, grazie di tutto.

 

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[Per la rubrica: “Non sono mica pazza”: comprare da Tiger una nave in bottiglia da tenere sulla scrivania in ufficio, affinché il mio nume tutelare Gabriele Romagnoli possa sempre vegliare su di me e proteggere il mio spirito]