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Ieri stavo discutendo di Nora Ephron su Twitter, con una persona. A un certo punto le ho detto: “Un anno fa, quand’è morta, ho scritto un pezzo su di lei per un giornale online, dopo aver persino pianto”. E lei: “Oddio, mandamelo!”
Ora. Non so per quale motivo, ma il sito del giornale online in questione, Tr3ntaMag, è in down da giorni. Cioè non funziona, non va, non si vede. Sono però riuscita in qualche modo a recuperare l’articolo, e gliel’ho inviato via mail avvisandola con un tweet che diceva: “C’è posta per te!” (si poteva resistere all’idea di fare una battuta simile? Non penso proprio). Poco dopo, me lo sono riletto anch’io. E niente, devo metterlo anche qua (sia mai che il sito dove han pubblicato l’originale non si riprenda mai più -tiè-). Se avete amato Nora Ephron, spero vi piaccia. E se non conoscevate Nora Ephron (è davvero possibile?), o non avevate ben presente quali fossero i suoi film (che vita grama dev’essere stata la vostra) spero che, una volta letta questa cosa rigurgitante amore e gratitudine, vi prendiate almeno la briga di andarvene a scaricare uno.




La prima cosa che ho pensato quando, dopo una giornata passata a fare la mia faccia più sgomenta e a dire a tutti “È morta Nora Ephron”, mi sono sorpresa a piangere (sì, per la morte di Nora Ephron) è stata: fatti una vita.

Poi mi sono resa conto che, certo, forse io come sempre esagero, ma lei della mia vita ha fatto parte per davvero. È stata, anzi, fondamentale.
Sono una ragazza che non ha mai letto i russi (e sa che sta molto male dirlo), ma in compenso è cresciuta con i film di Nora Ephron. E se per i russi, sperando naturalmente che la vita ci sia lunga e ci sorrida, c’è sempre tempo (del resto son tutti morti da un pezzo: non scappano), per diventare grandi con Nora l’epoca possibile è stata solamente questa, e non si ripeterà.

Voglio dire: c’è gente che ha avuto tredici anni con Twilight. E non è che non l’abbia visto, perché l’ho fatto, e ho anche sinceramente apprezzato il vampiro Edward (sì, tifo per il vampiro, detesto il licantropo), ma io a tredici anni ho avuto C’è post@ per te con Meg Ryan e Tom Hanks.

Sono diventata la persona che sono anche perché ho avuto loro. Perché ho avuto quel film, quelle frasi da citare, quell’autunno da sognare, e il negozio dietro l’angolo, Kathleen Kelly e sua mamma Cecilia, le piroette, la mega libreria Fox, Effe-o-x. Ho avuto il West Side di New York anche se non l’ho mai visto nella realtà (quante cose, quante cose mi mancano: gli scrittori russi, New York; forse davvero sarebbe meglio fare fagotto e andare da qualche parte a morire). Ho imparato a pensare che le margherite, cioè i fiori preferiti di Kathleen Kelly / Meg Ryan, siano anche i miei fiori preferiti, perché se a tredici anni ti viene data una giustificazione così bella sul perché sia giusto preferire quel fiore (“Sono così simpatiche. Non sono simpatiche?”) forse è giusto anche dimenticare che in realtà, probabilmente, ti piacciono di più i tulipani. Ma sul perché ti piacciano che cos’hai da dire? Lo sai spiegare? No. Invece le margherite “sono così simpatiche”.

Soprattutto, però, e davvero più di tutto, hai avuto il bouquet di matite ben temperate. Che non è una cosa, ma un concetto, un archetipo, ormai un’imprescindibilità.
All’inizio di C’è post@ per te Tom Hanks, e quindi Nora Ephron, scrive a Meg Ryan: “Non vai pazza per New York in autunno? Mi fa venire voglia di comprare quaderni e matite. Ti regalerei un bouquet di matite ben temperate, se solo sapessi il tuo nome e indirizzo”.
Sono spacciata da allora. Spacciata perché voglio anch’io un regalo così, quel romanticismo lì, che non è le rose, non è le solite mielosità: è la cosa più bella del mondo, la meno urlata, la più scolastica e la più autunnale, con una certa poeticità del quotidiano, un’attenzione soffice alle piccole cose, nonché il rimando a un’idea di storia d’amore tra psicolabili in cui ogni settembre si sarà complici nello svaligiare cartolerie, comprare post-it e colla Pritt, veder cadere le foglie, cose così.
(Non ho mai ricevuto un bouquet di matite ben temperate. In compenso, anni fa ne ho regalato uno -lasciamo perdere a chi-).

E mi fa così arrabbiare, così arrabbiare, il citarla solo per Harry ti presento Sally che si è fatto in questi giorni. Va bene, c’è la scena famosissima di Meg Ryan che finge un orgasmo al bar, ma tutto il resto? Tutto il prezioso resto? Oltre a C’è post@ per te, naturalmente, che è il mio personale prezioso resto, e su cui mi sono dilungata fin troppo.

Che ne è di Insonnia d’amore (il cui titolo originale, Sleepless in Seattle, è infinitamente più bello), cioè il debutto come coppia cinematografica di Meg Ryan e Tom Hanks? Che ne è di Heartburn – Affari di cuore, cioè il film autobiografico con cui la Ephron ha esorcizzato il divorzio da Carl Bernstein, l’uomo per cui si trasferì da New York a Washington, il giornalista che fece scoppiare quello scandalo Watergate che costrinse alle dimissioni il presidente Nixon, il marito che la tradì con una giornalista inglese della BBC mentre lei era incinta del loro secondo bambino? Non a tutti capita di veder recitare la propria vita al cinema da Meryl Streep e Jack Nicholson. Lei stessa disse “Meryl Streep interpreta me meglio di me”.
E che ne è, poi, di Julie & Julia, cioè forse l’unico caso di film molto più bello del libro da cui è stato tratto? Non che il libro sia brutto, anzi; ma il film è speciale. Speciale e miracoloso, perché mi ha fatto innamorare pazzescamente quando credevo che niente avrebbe potuto battere C’è post@ per te (che infatti rimane imbattuto, ma che sorpresa, oh!, che sorpresa è stata tutto il bene che voglio a Julie & Julia: una cosa che giunge assolutamente inaspettata, se già pensavi di aver trovato il film che per tutta la vita ti avrebbe tirato su di morale).

Sono triste, molto dispiaciuta, e non riesco ad accettare l’idea che non ci saranno più film diretti -e soprattutto scritti, ché la sceneggiatura era la sua magia fondamentale- da lei. Si può amare una persona senza averla conosciuta, e senza che ci sia più la possibilità di farlo, per tutte le volte che ci ha fatto piangere e ridere, per tutte le parole che ci ha regalato, per averci insegnato che nessun accessorio è più elegante dell’umorismo, e per aver sempre pensato, e trasmesso agli altri, che «le nostre tragedie di oggi possono diventare le commedie di domani».

Ciao Nora, salutarti è un durissimo lavoro. Ti manderei un bouquet di matite ben temperate, se solo sapessi dove sei ora.