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Per festeggiare il volo per New York prenotato la scorsa settimana, e la mia ossessione per la politica americana (nel caso i miei compagni di liceo non se lo ricordassero, vorrei riportare alla loro memoria quel giorno in cui, in V ginnasio -avevo quindici anni e mezzo, santo cielo- mi misi alla lavagna durante l’ora di religione a spiegare il sistema elettorale americano: ecco, potevate spedirmi da uno psichiatra o impallinarmi con due colpi di mitra all’epoca) mi sono appena regalata questo libro. L’autore, Andrea Marinelli, è un giornalista freelance italiano di trent’anni che grazie al crowdfunding e al couchsurfing ha seguito l’intera ultima campagna elettorale USA viaggiando sui Greyhound (poi vedremo perché questo è l’aspetto che mi ha colpita di più) per tutto il Paese, e adesso sta facendo la stessa cosa per raccontare l’America gay. Lui non lo sa, perché non ci conosciamo, ma il sogno più grande della mia vita, IL SOGNO PIÙ GRANDE DELLA MIA VITA, è un enorme reportage sugli Stati Uniti d’America. Starei via uno o due anni, scrivendo articoli settimanali per un magazine (nei miei desideri, Vanity Fair cartaceo), vedendo ogni singolo stato degli USA, ogni singolo stato (anche l’Oklahoma, il Nebraska, l’Arkansas, l’Ohio, tutti, tutti -ne avevo già scritto qua-), e mi sposterei utilizzando solo autobus Greyhound, raccontando l’America e la sua gente, in tutte le sue forme: le città enormi, i paesi piccolissimi, gli oceani e il deserto, il New Mexico e l’Alaska, i nativi, i WASP, gli ebrei, l’élite discendente dai primi coloni olandesi (le Serene van der Woodsen dell’Upper East Side, per capirci), i mormoni, i latinos, gli amish.

(Quindi sì, sostanzialmente il mio sogno sarebbe uno solo: essere Gabriele Romagnoli).

Marinelli non lo sa, ma la sua vita somiglia a quella che vorrei vivere. Forse lui è me. O io sono lui. O lui è molto più avanti di me. Sia come sia, questo ragazzo è un mito. E mi sono appena comprata il suo libro. E sono contenta. E a novembre vado in America. E mentre sarò là sarà il mio compleanno. E, Dio, sapere di festeggiare il tuo compleanno a New York con la tua più cara amica è esattamente una di quelle cose che ti fanno dire: la vita è bella.

P.S. Se all’scolto ci fosse qualcuno in grado di accontentarmi, cioè in grado di offrirmi la vita dei miei sogni, sappia che io sono qui, che quella vita mi candido a viverla, e che quei sogni sono disposta a realizzarli, tutti, tutti.
(Una persona mi ha detto: «Se lo fai gratis qualcuno che te lo faccia fare forse lo trovi, il problema è che è il sogno di tanti». La mia risposta -che, già lo so, mi attirerà tutta una serie di crocefissioni augurate- è stata questa: «Sì, ma io sono più brava»).