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[Lo so, è un titolo ORRENDO, ma non me ne venivano in mente altri]

 

Quante cose, quante cose ho cominciato quassù dicendo «Sarà un appuntamento fisso», quante cose. Prima fra tutte la storia della mai vita, iniziata e mai finita (ma giuro che lo farò, un giorno). Quante cose ho iniziato ripetendomi che avrei proseguito, senza poi proseguire. Ebbene, voglio cominciarne un’altra, e promettere di farla diventare, se non un appuntamento mensile, almeno un appuntamento. Garantendo a me stessa, e a chi mi legge, là fuori -chiunque sia-, che ci proverò, a mantenere la promessa. Che, almeno per questa volta, cercherò di esser seria.

Allora. Mi sono resa conto che spesso si tende a chiedere, a chiedere sempre. A Dio -chi ci crede-, alla vita, agli altri. A chiedere molto, ma a ringraziare quasi mai.
C’è della bellezza, nelle nostre vite. C’è della bellezza che siamo troppo sciocchi per riconoscere, semplicemente perché siamo già impegnati a chiederne altra. Otteniamo una cosa e quasi non ce ne accorgiamo, perché vogliamo già altro, siamo già proiettati sul nuovo, su quello che manca, e non dedichiamo neanche un minuto a quel che c’è, a quel che è arrivato, a ciò che dovrebbe farci dire, almeno una volta: ossantocielo, grazie. Grazie alla vita. Grazie a Dio, per chi ci crede. Grazie a noi stessi, se ci crediamo.

Ad ogni modo, prima di far diventare quest’incipit la tirata di un coach motivazionale, veniamo al sodo. Siete mai grati per ciò che ottenete? E siete mai grati per le piccole cose di ogni giorno che vi regalano allegria? Perché anche quella è una cosa bella, sapete? Far prendere alla giornata una svolta inaspettata. Fasse ‘na risata.

Per che cosa sono grata, io, in quest’ultimo periodo? E che cosa mi ha rallegrato, in questi giorni? Quali sono i grazie piccoli e i grazie grandi che voglio dire?

Comincio io, poi, se una qualche divinità pagana della gioia mi facesse la grazia, mi farebbe tanto piacere se voleste lasciarmi scritte qui sotto le cose per cui siete grati voi (ché si sa che niente ha ammazzato i commenti dei blog come l’avvento di Facebook).

 

  • Sono grata per la musica a palla che sale dalla strada in questo momento. C’è una festa nel caffè sotto casa mia, un postaccio finto hippie dove non entrerei neanche con una pistola puntata alla tempia, che però stasera fa una specie di festa per non ho ben capito quale motivo, e sta sparando a tutto volume della musica fantastica. Sono appena passati dalla colonna sonora di Pretty Woman ai Gogol Bordello. E quindi niente, bravi, continuate così. Magari un giorno vi ricompenserò per il sollazzo inaspettato e gratuito che state regalando a questa mia serata quasi estiva venendo a prendere un caffè (veloce) lì da voi.
  • Sono grata per questa cosa fichissima che ho scoperto ieri: una delle mie case editrici preferite (quella che pubblica Massimo Carlotto, il mio eroe principale) apre un caffè letterario, per tutta l’estate, in uno dei posti che amo di più: l’Isola Tiberina. Figata, meraviglia. Bravi E/O, siete sempre pieni di sorprese. Non vivo a Roma, purtroppo, ma la mia coinquilina S. ci vivrà tre mesi quest’estate per uno stage, e noialtre se tutto va bene la andremo a trovare, e quindi almeno una capatina sull’Isola Tiberina la dovrei fare.
  • Sono grata per certe robe bellissime del Post.
  • Sono grata per Open di Agassi, che ho appena finito.
  • Sono grata per certi piccoli momenti di felicità lieve.
  • Sono grata per i momenti in cui mi sento sola, anche se ho sposato la teoria secondo cui “every only child knows there is a difference between being lonely and being alone” (ogni figlio unico sa che c’è differenza tra l’essere soli e l’essere da soli), e so che sola veramente non lo sono mai, perché ho me, sempre, e avere se stessi non è poco: è tanto, forse tutto, o comunque, sicuramente, la cosa più importante. Sono grata per i momenti in cui mi sento sola, dicevo, perché so che stanno lavorando per rendermi la persona forte che forse un po’ già sono, e che un giorno, mi auguro, sarò.
  • Sono grata per i momenti in cui le persone a cui voglio bene, che mi vogliono bene, mi fanno sentire che oltre a me ho tutti loro.
  • Sono grata per i libri, quelli appena finiti e quelli da iniziare.
  • Sono grata perché il destino esiste.
  • Sono grata per aver incontrato Gaia, che non è una ragazza normale, ma un angelo custode mandato sulla Terra (oltreché per amare riamata Enrico, e scrivere, ridere e far ridere molto, avere un bassotto -o quattro-, e un giorno molti figli che nascano col privilegio d’esser figli delle due persone che più si amano a questo mondo) per stare all’incrocio dei venti, là dove i destini prendono forma e consistenza, là dove le vite trovano la loro via. Forse tutti hanno una persona che fa loro da nocchiero, da segnaletica stradale, che semplicemente è lì, come portata in dono, a ogni svolta significativa della vita adulta, quando il destino si svela. E Gaia è la mia. Io sono mezza genovese e, come dico sempre, ho la segreta convinzione che il vento porti promesse.
    Da un paio d’anni a questa parte ho anche la convinzione che, quando il vento comincia a soffiare, a quell’angolo lì ci sia Gaia a sorridere, a vegliare: che sia lei a farlo iniziare, o lei a farmici entrare dentro perché io possa mettermi a girare, che ci sia lei ad alzare un cartello, ad agitare una mano, e a dirmi “Da questa parte! Vieni, vieni qui!”
    E quando soffia quel vento lì le promesse sono tutte, tutte, sempre mantenute.
  • Sono grata per questo Salone del Libro appena passato.
  • Sono grata per le cose belle quando capitano alle persone a cui voglio bene.
  • Sono grata per l’estate che si avvicina.
  • Sarò più grata se non pioverà più.
  • Sono grata per certe cose che, quotidianamente, m’ispirano.
  • Sono grata perché, oltre ai miei amici e ai miei genitori (che l’hanno sempre fatto), al mondo ci sono altre persone che credono in me. Ed è bello saperlo, scoprirlo.
  • Sono grata per i miei pranzi al caffè con le sedie scomode in piazza Bodoni: si sta appunto scomodi ma il posto è bellissimo, il cibo è buono e costa poco, e si legge tranquilli.
  • Sono grata per i pranzi del venerdì con mia mamma, in un baretto vicino alla fermata Dante della metro.
  • Sono grata per i pranzi del sabato da Mood, che è uno dei miei posti preferiti al mondo: le sedie sono a volte comode e a volte no, il servizio è molto lento ma gentile, i prezzi sono altini ma ne vale la pena, e si legge belli tranquilli anche lì.
  • Sono grata per il caffè.
  • Sono grata per lo smalto colorato.
  • Sono grata per il cinema. Di sera, di pomeriggio quando si può, sempre.
  • Sono grata per le gentilezze inaspettate da parte del prossimo, che a volte mi lasciano commossa e stordita.
  • Sono grata perché, poche settimane fa, avevo appena finito di leggere un racconto di Alice Munro ambientato nel Saskatchewan e, la sera dopo, ho visto per caso su Twitter questa foto di una stranissima formazione di nubi detta ‘mammatus’, scattata nel Saskatchewan. E io fino al giorno prima mica l’avevo mai sentito nominare, il Saskatchewan. Lì mi son detta, come ogni tanto mi capita: ecco, la vita è bella.
  • Sono grata perché certe cose che mi preoccupavano (non poco) sono passate, ed è andato tutto bene.
  • Sono grata perché oggi una persona (di Genova) ha scoperto che il Corriere Mercantile è stato fondato da un mio antenato e mi ha scritto due cose che mi hanno commossa.
    La prima: che mi faceva i complimenti per il mio avo «davvero avanti», e che il Corriere Mercantile è sempre stato un quotidiano da amatori; piccolo ma amato, e unico.
    La seconda: che la stima che nutre oggi per me viene rafforzata da questa scoperta, e che «buon sangue non mente». Ho pianto, così, in ufficio, davanti allo schermo del computer.
  • Sono grata per le cose che mai avrei immaginato potessero succedere.
  • Sono grata per il collirio.
  • Sono grata per una gentilezza gratuita che ho fatto oggi a una sconosciuta. Poi mi sono sentita, non so come dire: bene.
  • Sono grata per certe risate.
  • Sono grata per i miei sogni. Quelli vicini, quelli lontani, quelli piccoli e quelli grandi: tutti.
  • Sono grata perché le persone che stimo sono quelle giuste.
  • Sono grata per certe cose che ho imparato.
  • Sono grata a una persona che va via, e che per me era un punto di riferimento. Ha creduto in me, e questa cosa non la dimenticherò mai. Non so come, ma spero che un giorno la vita, il karma, l’universo, mi permettano di restituire anche solo la metà di quello che ho ricevuto.
  • Infine, sono grata per il mio lavoro. Ogni volta che sono stanca, o preoccupata, ogni volta che ho timore di non farcela a far tutto, ogni volta che sbuffo, mi devo ricordare che questa vita, proprio questa qui, proprio una vita in mezzo ai libri, me la sogno da quand’ero piccola, me la sogno da sempre, e che adesso, da un anno e quasi due mesi, ce l’ho. Dobbiamo ricordarci di essere più grati -magari non ogni secondo, ma almeno un po’ ogni giorno sì-, quando la vita realizza i nostri sogni. Perciò grazie, vita.
    “I had dreams about this life”.
    (E in ogni caso non c’è giorno, davvero non c’è giorno, in cui non mi dica almeno una volta «Santo cielo, amo questo lavoro». È un privilegio grande, una fortuna grande, ne sono pienamente consapevole).

 

E voi? C’è qualcosa per cui siete grati? Sono certa di sì. Se così non fosse (ma ne dubito), vi do una notizia: la gratitudine è gratis (cosa che ci riporta al fatto che questo titolo è urendo, perciò se volete suggerirmene un altro sono tutt’orecchi).