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Ah, sarebbero tante le poesie da citare, da rileggere, da dire a voce alta. Sarebbe tanta la gente, viva o morta, da ringraziare.

Scelgo tre cose, e festeggiamo così.

 

Guido Catalano, poeta torinese che ho appena scoperto e che ora mi fa chiedere a chiunque «Ma tu lo conoscevi, Guido Catalano?» e domandare soprattutto a me stessa come io abbia potuto vivere, finora, senza conoscerlo. É un genio. Leggetelo, leggetelo molto. Qui il suo sito, guidocatalano.it. Qui una sua poesia bellissima, la prima in cui, per caso, mi sono imbattuta:

cosa succede quando ti guardo cosa succede?
cosa succede quando mi parli?
perché sorrido, cosa succede?
cosa succede quando ti parlo quando ti dico tutte le cose cosa
succede se ti avvicini se mi avvicino cosa succede quando mi
tocchi quando succede cosa succede se ti baciassi cosa succede
se mi baciassi se ti spogliassi se mi spogliassi se ti facessi tutte le cose
cosa succede se mi facessi cosa succede con le tue mani con le tue labbra
con il tuo odore con la mia barba con il sudore coi nostri corpi con i sospiri
con i tuoi occhi con le mie labbra coi tuoi capelli con il mio cazzo con il tuo seno
cosa succede con la tua lingua con la mia schiena con le tue unghie coi nostri corpi

cosa succede quando ti guardo
perché sorrido?

 

Qui la mia cosa preferita della mia, mia Emily Dickinson:

Una goccia cadde sul melo, un’altra sul tetto, mezza dozzina baciarono le grondaie e fecero ridere gli abbaini, alcune uscirono ad aiutare il ruscello, che andò ad aiutare il mare, io immaginai se fossero state perle che collane si potevano fare.

 

E qui il monologo sulla poesia che c’è in La tigre e la neve. Quel che pensate di Benigni non m’interessa. Io non sono sua fan in modo particolare. Ma questa cosa è bella, molto bella, e se dite il contrario siete persone brutte:

Su, su, svelti, veloci, piano, con calma, non vi affrettate.
Non scrivete subito poesie d’amore che sono le più difficili, aspettate almeno un’ottantina di anni.
Scrivete su un altro argomento, che ne so… sul mare, il vento, un termosifone, un tram in ritardo.
Non esiste una cosa più poetica di un’altra. La poesia non è fuori, è dentro.
Cos’è la poesia? Non chiedermelo più, guardati allo specchio, la poesia sei tu.
Vestitele bene le poesie.
Cercate bene le parole, dovete sceglierle.
A volte ci vogliono otto mesi per trovare una parola.
Scegliete, perché la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere, da Adamo ed Eva. Lo sapete quanto ci ha messo Eva prima di scegliere la foglia di fico giusta? Ha sfogliato tutti i fichi del paradiso terrestre.

Innamoratevi.
Se non vi innamorate è tutto morto.
Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto.
Dilapidate la gioia, sperperate l’allegria.
Siate tristi e taciturni con l’esuberanza.
Fate soffiare in faccia alla gente la felicità.

Per trasmettere la felicità, bisogna essere felici. E per trasmettere il dolore bisogna essere felici.

Siate felici.
Dovete patire, stare male, soffrire.
Non abbiate paura a soffrire. Tutto il mondo soffre.
E se non vi riesce, non avete i mezzi, non vi preoccupate, tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto.
E non cercate la novità. La novità è la cosa più vecchia che ci sia.
E se il verso non vi viene da questa posizione, da questa, da così, buttatevi in terra, mettetevi così.
É da distesi che si vede il cielo. Guarda che bellezza, perché non mi ci sono messo prima?
Cosa guardate? I poeti non guardano, vedono.
Fatevi obbedire dalle parole.
Se la parola è “muro” e “muro” non vi dà retta, non usatela più per otto anni, così impara.

 

(Volete vederlo? Qui c’è il video).