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Caro 2013, all’anno appena passato avevo chiesto solo una cosa (citando una delle mie donne preferite al mondo, Annalena Benini): 2012, portami a ballare.
E il 2012 l’ha fatto, regalandomi la sola cosa che davvero desiderassi più di (e prima di) ogni altra: un lavoro che mi facesse alzare contenta la mattina.
A te, 2013, che immagino promettente come tutto ciò che è dispari, chiedo diverse cose.
Ecco quali: continua a farmi ballare. Sempre e sempre di più.
Poi, stupiscimi. Festeggiami. Insegnami la via per le stelle. Fammi piangere di gioia: non ricordo mi sia mai successo. Portami in deltaplano, lanciami nello spazio, regalami una nave con cui solcare i mari.
Portami “al capolinea del mio destino” e lasciami lì a godermelo.
Donami molte giornate di vento; io sono mezza genovese e, in quanto tale, ho la segreta convinzione che il vento porti promesse: fanne soffiare di più. Aiutami a sentire le stagioni. Fa’ che i miei timori siano infondati, smentiscili tutti, e insegnami a non aver paura o, se proprio non si può, almeno a evitare le paure evitabili. Fa’ che non deluda chi ha creduto in me. Dammi delle conferme. Dammene tante. Lascia le mie nemesi con un palmo di naso. Permettimi di fare ciò che so fare bene, e alle mie doti di esser messe in luce.
Levami di dosso lo zaino e lasciami libera.
Fammi fare qualche miracolo. Fammi rendere felice qualcuno. Fammi scrivere un libro, ma non un libro qualsiasi, perché allora preferisco di no.
Apri una porta segreta sul mio cammino. Realizza un sogno che ancora non so di avere. Insegnami a vivere all’incrocio dei venti. Insegnami che l’impossibile è possibile, e, soprattutto, che è possibile anche il possibile, perché è quello che ho più bisogno di sapere. Fa’ che ci siano altre fiere del chi l’avrebbe mai detto, e che siano eclatanti. Donami il circo, donami la luna, donami il domani e tanti altri sogni per altrettanti domani.
Di’ ai miei figli Carlo, Pablo e Linda che non ci conosceremo quest’anno e neanche il prossimo, e nemmeno il prossimo ancora, eccetera, ma che ogni tanto li penso comunque e so già che insieme saremo mitici e mitologici, e li saluto. Ah, non dimenticare di dire a Linda che ormai ho quasi deciso che si chiamerà Amelia.
Porta bei film nei cinema. Leva di mezzo, almeno quest’anno: Claudia Pandolfi, Micaela Ramazzotti, Luca Argentero (ma lascia che lui posi nudo per qualche campagna pubblicitaria), Violante Placido, Pietro Castellitto (non Sergio) e un po’ di altra gente cagna che al momento non mi viene in mente. Prendi a caso un ragazzo o una ragazza diplomato/a all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica (ma vanno bene anche i Teatri Stabili di Torino e Genova, la Paolo Grassi o la Filodrammatici di Milano, la Galante Garrone di Bologna), insomma prendi uno/a che abbia studiato recitazione davvero, e la rispetti, dagli/dalle il ruolo da protagonista nel film dell’anno e poi realizza tutti i suoi sogni.
Aiuta la gente che passa la vita sui socialné ad avere, se non altro, qualcosa d’interessante da dire. Spiega ad alcuni che utilizzarli come sfogatoio o per lanciare invettive contro l’universo non è necessario. Spiega ad altri che non conta quanti like ricevano i loro status: sono comunque più simpatica io. Fa’ che non mi spuntino rughe sulla fronte, né altrove; che non mi spuntino capelli bianchi; che io abbia sempre mani curate.
Prenditi cura della mia famiglia. Fammi fare bei viaggetti e anche un bel viaggione. Rendi felici i miei grandi amici: se lo meritano. Tutti.
Poi, se è destino, portami l’amore.
Grazie, e benvenuto.

[Scritto a Roma Prati in data 2 gennaio]