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[Ovvero: la più bella e straziante definizione di che cosa sia quella cosa che chiamiamo amore].

Correva l’anno… Che anno era, il 2005? O il 2006?
Facciamo che corresse l’anno 2006. È più o meno da allora che sono solita leggere ogni settimana Vanity Fair.
Per chi non lo sapesse, lo spiego: Mina ha una rubrica su Vanity Fair, una pagina tutta sua (l’ultima pagina del giornale) in cui lei, proprio lei, la vera Mina, risponde alle lettere dei lettori.

In quell’anno che correva ormai qualche anno fa ed era appunto il 2006, trovai questa lettera su quella rubrica, e mi sembrò così bella, ma così tanto bella, e così straziante e così triste e così emozionante, che la ritagliai e me la misi nel portafoglio. Da allora è lì e non è stata mai tolta.

Non esiste -o almeno non esiste per me, che non ne ho mai trovata una più bella, neanche in un romanzo, neanche in un film, neanche da nessun’altra parte assolutamente mai- una spiegazione migliore di che cosa sia l’amore.

Quello vero, quello che ti auguri di trovare almeno una volta nella vita e forse non troverai mai, quello che se sei così fortunato da trovare speri almeno di poter vivere un po’ più a lungo di quanto sia stato consentito a lei.

Ovunque sia, chiunque sia, dico grazie alla donna che ha scritto questa lettera, per avermi spiegato, dalla posta dei lettori di Mina su Vanity Fair, che cosa sia quella cosa che ognuno di noi merita di cercare fino alla fine della sua vita, e possibilmente anche, soprattutto, di vivere (perché non è affatto detto che capiti a tutti).

«In questo mondo dolente e delirante, il mio malessere è ben poca cosa, ma punge come un’unghia incarnita. Di quello che ho, mi manca solo lui, il solo tutto che vorrei avere. Lui se n’è andato dieci anni fa, improvvisamente, nel sonno, come un incantesimo. La vita è continuata e, dopo sette anni di astenìa sentimentale, mi sono sposata con l’uomo più lontano e diverso da lui: mite, generoso, lento, cattolico senza domande. Pensavo fosse giusto condividere il mio amore per gli animali e per la natura con una persona di questo genere. Pensavo che dopo i quaranta si potesse accettare un volo rasoterra dopo anni vissuti da sparviero. Ma non è così: il vero amore lascia tracce che si palesano in un gesto, nell’odore della terra dopo la pioggia, nella canzonetta che esplode improvvisa mentre scoli la pasta e rivedi le sue mani».

Marialuisa