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Il pensiero di tutto quello che non ho mai fatto nella mia vita è uno di quei pensieri che penso poco, cascandoci per un secondo e poi cacciandolo subito via. Preferisco far finta di niente, dirmi che non importa, che per quel che può ancora succedere arriverà il momento, e per il resto me ne farò una ragione.

Dopotutto nessuna vita è uguale alle altre, e il fatto che ci siano alcune cose che ritengo fondamentali ma non ho mai fatto non mi rende una disadattata sociale o un caso da studiare. Ci saranno cose che a me sono successe e agli altri no, quindi possono anche esserci cose non accadute a me e agli altri sì.

Tra tutto quel che avrei voluto fare e non ho mai fatto ci sono cose imprescindibili, che da ragazzina avrei dato per scontato mi sarebbero successe, e invece poi non mi sono successe. Avrei vissuto in Inghilterra per qualche anno, per dirne solo una. Ma non l’ho mai fatto.

E adesso ci sono vite di cui mi sorprendo gelosa, vite di altri, vite che mi somigliano più di quanto non mi somigli la mia. Avrei dovuto essere tante cose, diventarne altrettante, farne mille migliaia. Viaggiare da sola in lungo e in largo per ogni singolo stato degli Stati Uniti d’America. Passare da cameriera a barista acrobatica (ma non nel locale dove sono stata cameriera per un anno, percarità. Altrove. Via. Lontano). Imparare a rollare le sigarette, cosa che non sarò mai capace di fare. Imparare il tedesco. Avere una breve storia con un surfista australiano o californiano. Suonare la chitarra elettrica. Fare un master in un’università dell’Ivy League. Partire per una tourné teatrale. Fischiare con le dita. Avere un fidanzato inglese e hooligan da cui ricevere un paio di schiaffi dopo una partita andata male. Vendicarmi lasciandolo immediatamente e poi facendolo massacrare a sprangate dal mio fratello gemello. Avere un fratello gemello. E poi un fratello maggiore e una sorella minore. Avere un genitore inglese ed essere veramente bilingue. Avere dieci decimi di vista. Saper trovare i quadrifogli. Essere magra di natura. Vivere su un’isola greca per un’estate intera. E poi tante, e tante altre cose.

Tra le cose che non ho mai fatto ce ne sono alcune che ritengo scandaloso non aver mai fatto. Per più di una di queste non ci sarà mai rimedio, perché la parte di vita che avrebbe dovuto farmele fare o farle succedere è ormai passata e finita, e non tornerà più. Andare in bici senza mani. E oh!, se fosse solo questo. Se fosse solo questo sarei più contenta, sarei più serena. Sarebbe una cosa enorme, perché Dio solo sa quanto sia pazzescamente importante essere ragazzini sapendo andare in bici senza mani, ma si potrebbe sopportare. Invece ce ne sono altre. Più importanti, se possibile. Cose che non ho mai fatto e non potrò mai più fare. Cose mai successe che non avranno più la possibilità di accadere.

Almeno per quelle rimediabili, cioè per quelle ancora realizzabili, vorrei dire a me stessa che ecco: le farò. Tutte. Prima o poi. Spero. Anzi no, senza spero. Le farò. Non c’è vita di cui io voglia essere gelosa, se non la mia.