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Parlare di niente o parlare d’amore.
Eccoci quindi qui per la seconda puntata (dopo quella su Sting).

Non credo di aver mai svelato ai miei ventisette lettori che adoro Rihanna. Non l’ho mai fatto, vero? Bene, la adoro. Magari un’altra volta parliamo di Madonna, che sogno di vedere live più o meno dalla culla: ho già detto in passato che tra le cose che voglio fare prima di morire c’è anche il vederla dal vivo, andare a un suo concerto. Probabilmente appena me ne capiterà l’occasione lo farò, avendo poi molta paura che possa succedermi qualcosa a concerto finito, o nei giorni, settimane e mesi successivi.

Adesso però parliamo di Rihanna. È di un suo video che vorrei parlare, in questa nuova puntata di “Sono solo cazonette d’amòr”.

Con Sting abbiamo trattato la canzone d’amòr che poteva essere epica e invece ha fatto crash, andando a sbattere contro una vetrata su cui c’era una grande scritta che recitava “musica da villaggio vacanze”, facendoci per sempre rimpiangere quello che poteva essere e non è stata.

Con Rihanna parliamo invece della canzone evocativa. Quella che ci fa rimpiangere una o più vite che non abbiamo avuto.
Avete capito? Ecco, proprio quel genere di canzone lì.

Innanzitutto, il video.
Non parlo se prima non lo vedete. Forza.

 

 

Mi credete scema? Ecco, da bravi.

Il video è splendido, molto cinematografico, molto Trainspotting, molto amore malato. Precisamente la vita o l’amore che tutti, almeno una volta nel corso dell’esistenza e preferibilmente intorno ai vent’anni così da essere ancora giustificabili, meriteremmo di vivere. (Sì mamma, ovvio, escludendo le droghe sintetiche, ma tanto nel video c’è la morale: lei alla fine lo lascia proprio perché lui è un drugà -vi ho rovinato il finale? Vuol dire che non avete visto il video quando io ho detto di vederlo, quindi cazzi vostri-).
Un amore vissuto in un quartieraccio di una qualche città grigia e radioattiva meglio se nel Regno Unito, uno di quei quartieri dove la gente di domenica frigge le barrette di Mars perché non ha i soldi per comprarsi frutta o altri cibi umani, un amore con uno strano ragazzo dalla bocca femminea e la mascella molto maschia, ossigenato come ogni persona che archivierà i suoi problemi mentali dopo i ventitrè anni, che fuma sedici sigarette tutte insieme e ci tatua “Mine” sulla natica con mano tremante da ubriaco. Un amore con cui andare ai rave e fare le ore piccole, un amore con cui andare sullo skateboard o in bici in piedi dietro (cioè due di quelle cose da maschi noiosissime che se si è innamorate diventano persino divertenti) e le gare nei (nei, non con) carrelli della spesa, un amore con cui sedersi sui marciapiedi fuori da locali malfamatissimi e poi eventualmente svenire.
Un amore, insomma, con cui ridare alle periferie britanniche tutto ciò che meritano, ovvero un ruolo negli amori terrificanti e unici che sarebbe giusto tutti vivessero a quell’età lì, amori da raccontare quando si diventerà adulti e si vorrà dare scandalo con sobrietà, seminare il panico tra gli ospiti della cena organizzata dagli amici col doppio cognome dicendo “Certo, da giovane ho vissuto un amore oscurissimo con un pazzo che -ho saputo poi- è morto a trentatrè anni -uh, sì!, la stessa età che aveva Gesù Cristo in croce, ha ha ha!, che coincidenza simpatica, lui però crocifisso, il mio invece di cirrosi epatica-“.

No Rihanna, giuro, non ti sto prendendo in giro, anzi, anzi, sono due giorni che vedo e rivedo il video, e che quel tuo “We found love in a hopeless place” mi sembra il senso di tutto quello che ho voluto dire io con le mie solite mille parole per niente, e mi sembra molto bello, perché io invece non solo non ho mai avuto un genitore inglese come sogno di avere in ogni mia vita parallela (li voglio uguali a come sono, percarità, ma uno inglese, cioè con la stessa faccia del mio genitore attuale ma inglese, si può?), e non solo non ho mai vissuto in Inghilterra o almeno in Gran Bretagna in generale, come sogno di fare in ogni mia vita altra o a volte anche futura, ma non ho nemmeno mai avuto un amore malato con un tizio pazzo pieno di vizi e una bocca femminea e una mascella maschia, non bello ma sexy, che tatua da ubriaco, pericoloso ma buono di animo, che non picchia me perché percarità, non siamo qui a fare i casi umani, ma costituisce un pericolo per se stesso e per la società e infatti poi mi costringerà a lasciarlo, ma che amore, oh!, che amore sarà stato nel frattempo: una parentesi maledetta, un amore incredibile trovato in un posto senza speranza, un’agghiacciante periferia di città britannica ad alto tasso di suicidi, maltempo costante, zero panorama.
Non l’ho mai avuto, e ho appena scoperto che l’avrei tanto voluto.

P.S. Cioè io son talmente fan di Rihanna che tra due settimane vado al concerto con la sorella di un’amica e amici suoi, tutti del ’91. Ecco.