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Io non sono tutta di Genova, perché di Genova (Pegli) ho solo il papà, e per il resto sono piemontese, di mamma, nascita, crescita.

E sono appunto cresciuta in Piemonte, che è vicino ma per tante cose è un altro mondo, un mondo in cui pensare che mio nonno fosse marinaio diventa un pensiero strano e lontano anche per me. Mi dico sempre che se fossi cresciuta a Genova il mio nonno marinaio con le braccia completamente tatuate mi sarebbe sembrata una cosa più che normale, che magari ne avrei conosciuti altri, perché i miei amici avrebbero avuto dei nonni come il mio, e non sarebbe stata la cosa eccezionale che è per me. È terribile, orrendo, sapere che conosco meglio Torino (per quanto io ami molto anche lei, poveretta), che è la città in cui mi sono trasferita dal primo anno di università, rispetto a quanto conosca Genova. Spesso mi chiedo come sarebbe stata, la mia vita, se fosse accaduta lì, e non qui. Vorrei tanto saperlo e non lo saprò mai.

È terrificante, in momenti come questo, vedere una terra che ti appartiene stare male, ed essere lontana, anche se non troppo, e avere magari meno diritto di piangere di chi in quella terra ci è cresciuto, perché dopotutto di Genova hai solo il padre, mica sei di Genova pure tu.

Eppure Genova è anche la mia città, perché se non fosse per lei non ci sarei nemmeno io. Quando ho letto Un cappello pieno di ciliegie della Fallaci, l’anno scorso, mi ha molto commossa tutto quel che lei scrive sulle radici, perché è una verità ovvia, scontata e molto giusta e molto vera, a cui però non si pensa mai.

Dice che noi siamo la somma di tutta la gente che c’è stata prima di noi: genitori, nonni, bisnonni, trisavoli e quadrisavoli.

E che quelle persone così lontane negli anni sono in realtà, tutte quante, i nostri genitori, perché se anche uno solo di loro, uno soltanto, non ci fosse stato, noi ora non saremmo noi, ma saremmo una cosa diversa, con altri cromosomi, diversa magari di poco, ma diversa.

Ecco, io, di quei “me” passati, ne ho tanti, a Genova. Quindi Genova è anche mia, e io sono (anche) di Genova. Stasera perciò lasciatemi piangere: piango una città che non ho scritta sulla carta d’identità, ma che ho dentro, al fondo di metà dei miei cromosomi, nell’esatto centro di tutti i miei cuori, e nella parte più profonda e felice di me.

P.S. A proposito di antenati. Questo, come sento ripetere da mio padre da quando ho orecchie per sentire, lo fondò un mio antenato. Presa dal troppo pensare a Genova di stasera, cerco il giornale in questione su Google, scopro che ha una voce in Wikipedia, e vedo che su quella pagina c’è proprio scritto il suo nome, cioè Luigi e a seguire il mio cognome, e mi commuovo. Come mi disse il prof. di greco del ginnasio: «Uh, fantastico, il Corriere Mercantile! Cioè l’unico giornale a uscire pure quando tutti gli altri scioperano! Anche se non credo abbia lettori». Bene, adesso vado a commuovermi un altro po’.

Chiedo perdono, è la serata che porta.

Lascio tutta l’url qui sotto senza creare un link perché mi fa tenerezza e preferisco così:

http://it.wikipedia.org/wiki/Corriere_Mercantile