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Scrivo queste poche righe per informare i gentili utenti (ne ho? Speriamo) che da qualche ora è online un mio nuovo post sul blog di Vanity Fair. Racconta una storia, anzi due, forse tre, e annuncia ufficialmente una cosa che avrei dovuto dire già da un po'.
Perciò andate, moltiplicatevi (come lettori, non in altri sensi, non è un invito voluttuoso o sconveniente), moltiplicatelo, fatene triplici copie.

Ecco il link.

Postilla: è un pezzo che ho scritto in treno, mentre andavo a Roma a fare una cosa in un posto.
La cosa in questione è una di quelle cose che potrebbero portare a un'altra cosa ancora (sì insomma un colloquio, via), il posto (a mio personalissimo e proprio per questo insindacabile parere) è il posto più figo e sognabile della terra, e la città già l'ho detta (e io la amo, oh!, se la amo).
Non so come sia andata. So che ero agitata, che un paio di volte ho usato il piuttosto che non avversativo (e io non lo uso mai, giuro, non è una cosa che mi appartiene, non so da dove mi sia venuto), che ho conosciuto uno dei miei miti, e che quando sono uscita ho vagato trasecolata e sognante per un po', senza sapere bene dove stessi andando, perdendomi in un quartiere che conosco, e girando più volte in tondo senza rendermene conto mentre ero al telefono con mia madre.
Non so come andrà. So che quello è il posto che fa per me, quella è la cosa che fa per me, e che indipendentemente da tutto, e anche da tutti gli altri candidati (vi odio, non so chi siete ma vi odio), è me che dovrebbero scegliere. Lo so con ogni fibra della mia persona, lo sento nel mio più pronfondo sentire, e lo desidero con tutti i cuori che ho a disposizione. Come ho scritto ieri a una persona "me lo auguro con entrambi i cuori, quello normale e quello di pietra".