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Di che cosa ci interessa veramente parlare? Semplice: di niente o d’amore.

Si può essere certi che esistano altri argomenti? O che uno qualsiasi dei discorsi che quotidianamente facciamo non possa rientrare a vario titolo nelle categorie “parlare di niente” o “parlare d’amore”?

Io credo di no. E siccome sono molto brava a parlare di niente ma mi diverte di più trattare l’amore (inteso sia come farfalle svolazzanti sia come pozzo nero inquietante), annuncio ufficialmente che la scribacchina di corte torna su questi schermi portando in dono nuove, esaltanti e quanto mai inutili riflessioni. Nella fattispecie, sulle canzonette d’amòr.

La prima canzone d’amòr che prenderemo in esame è uno spettacolare, meraviglioso, qualitativamente altissimo fallimento. Prima che io prosegua, premete play. Poi ne riparliamo.

 
C’è anche la versione sinfonica, con orchestra. Premete play.

Avanti! E badate che qui la cosa è ancora più lampante.

 

Avete premuto play? Avete ascoltato? No? Che siate maledetti se mi raccontate palle.

Per chiunque abbia sentito la canzone (a voi che non l’avete fatto: io vi vedo, sappiatelo), qui di seguito le mie considerazioni.

Sono basìta. Basìta per come un pezzo potenzialmente spaccacuore, pazzesco, immenso, riesca a scivolare così penosamente nel villaggio vacanze. Voglio dire: parliamo dei Police, di Sting, roba di qualità.

E infatti la potenzialità c’è tutta, e la canzone inizia con un’intro che è un archetipo perfetto di tutto ciò che dovrebbe suscitare la vera canzone d’amòr intesa come canzone di un amòr giubilante, appena nato o comunque felice, in festa.

C’è questa musica che se sei donna ti catapulta in cima alla torre a fare la Raperonzolo, e sei sei uomo ti piazza in sella a un cavallo bianco (se siete gaii non saprei, fate un po’ voi secondo il mood del momento). E vedi proprio la torre, i profili dei merli, le caditoie. E il prato è rotondeggiante come in una puntata di Holly e Benji, e il cavallo galoppa, e galoppa, arrivando dal basso del semicerchio sale sempre più su, più su, e il semicerchio non finisce mai, ed è tutto splendido, e tu sei lì pronta/o a lanciare la tua treccia e che succede? BAM!

Villaggio vacanze.

La prima strofa, magnifica, dice così: “Though I’ve tried before to tell her / of the feelings I have for her in my heart / every time that I come near her / I just lose my nerve / as I’ve done from the start”, e ci evoca tutto quel paràpàpà di cui parlavo un attimo fa, ma quando arriva a “start” curva improvvisamente, sbanda, c’è questa deviazione evidente che fa tracimare tutto oltre i bastioni di quella che poteva essere una meraviglia e invece esonda e diventa che cosa? Caschi di banane in testa. Balletti. Trenini.

I Police meriterebbero la morte immediata per averci illusi e riempiti di speranze facendo poi naufragare e deviare tutto. Servirebbe un risarcimento danni per ogni canzone che inizia bene e poi curva sulle strade sbagliate, o che ha parti splendide e altre orripilanti. Una canzone come questa, poi, doveva essere tutta bella, e invece no.

Sono troppo arrabbiata, e da anni, per dire qualcosa di più intelligente su questo catastrofico fallimento. Che peraltro non finisce qui. Perché, ad un certo punto, il pezzo si risolleva.

Dopo poco, tipo al cinquantunesimo secondo (per la versione sinfonica bisogna aspettare un minuto e tre secondi circa), dopo averci fatto respirare la torre e il cavallo e il prato di Holly e Benji e quasi lanciare la treccia per poi aprirci una voragine verso l’inferno, questa stronzissima canzone si rialza fiera.

Qui: “Do I have to tell the story / of a thousand rainy days since we first met / it’s a big enough umbrella / but it’s always me that ends up getting wet”.

Questa strofa torna a librarsi nell’alto dei cieli, ed ecco di nuovo il cavallo, la treccia, il castello. Per poco, però. Su “wet” torniamo ad avere problemi, a rimetterci in testa i caschi di banane e a riplanare in un Bravo Club in Costa del Sol. Ci illudono, ci ammazzano, ci chiedono di resuscitare con false promesse e appena alziamo la testa -che si era già praticata un’auto-ghigliottina- che cosa fanno? Ci danno il colpo di grazia. Non si fa così, Police. Meritate di esservi sciolti. E tu Sting, che adesso riproponi questa canzone in una struggente e fantastica (almeno per i pezzi belli) versione per orchestra, meriti di avere per moglie una che si chiama Trudie come l’antagonista storica di Minnie (nonché fidanzata di Gambadilegno, storico antagonista di Topolino), e con zigomi terrificanti e troppo alti, ma non rifatti. Veri.

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