Tag

, , ,

In un minuscolo spazio vitale.
(Sono certa di non essere la sola a ricordare e stimare il Genio della lampada di Aladdin).

No, non sto scrivendo per citare il Genio (non solo, almeno), ma perché vorrei proporre a chi passerà di qua due interessanti esercizi, che prevedono una domanda (mia) e una risposta (vostra).

 

Il primo ha a che fare con una domanda che ho letto oggi in una di quelle interessanti e brevi intervistine che fanno su D di Repubblica: CHE COSA FARESTI SE AVESSI PER UN GIORNO TUTTI I POTERI DEL MONDO (ecco spiegato il mio tirare in ballo il genio di Aladdin)?

Io (partiamo dalla parte buona, perché se è vero che non c’è Miss Italia che non voglia la pace nel mondo, è anche vero che non sta bene porsi una domanda di questo tipo e poi non voler almeno sfamare il Burkina Faso o un altro di quei paesi là -a cui va comunque la mia massima stima-) ci ho riflettuto, e considererei più utile occuparmi, in quel solo ed unico giorno, di qualcuno che non sta in Burkina Faso ma magari se la passa uguale o anche peggio. C’è un video dei Mattafix di qualche anno fa in cui un giorno un tizio decide di regalare cento dollari a un ragazzo che chiede l’elemosina. Lui con quei soldi mi pare si faccia la barba, si lavi (non ricordo dove, pazienza), si compri dei pantaloni e una camicia puliti. Poi, grazie alla barba, alla doccia (che non ricordo dove possa aver fatto) e ai vestiti puliti, prende coraggio e va in un bar che sulla porta ha un cartello con su scritto “Cercasi cameriere” (sarà stato in inglese) e trova lavoro. Ecco, mi era sembrata una cosa molto bella, spiccia e soprattutto utile. Poi certo bisognerebbe pensare a tutta una serie di dettagli (tipo la doccia, e dove possa stare fino a che il proprietario del bar non gli abbia dato il primo stipendio -o lo pagherà a ore?-), ma è bello pensare che una cosa così piccola possa dare un calcio alla ruota e farla girare nel verso giusto, che “la vita può cambiare in un momento” (lo cantava Niccolò Fabi anni fa), e che basta poco, e che quello che per te è poco magari per un altro è tanto, eccetera. Ecco, farei una cosa così, anche per più di una persona, anche su larga scala (se davvero ho tutti i poteri del mondo tanto vale fare le cose in grande).

Ora passiamo alla parte meno buona, ma assolutamente goduriosa.
Innanzitutto mi tramuterei (per poco, non per sempre) in una mosca invisibile (così da poter assistere alla scena senza esser vista), e poi farei fare un’allucinante, pazzesca, monumentale figura di merda a Simone R., il bullo della mia scuola media (un tizio che si credeva e si crede tuttora -lo so perché ogni tanto viene nel pub in cui lavoro- molto superiore al resto del mondo). Vorrei che fosse umiliato profondamente, che fosse deriso, che ogni fibra del suo essere gridasse “Aiuto mamma! Aiuto!”, e che per la prima volta nella sua vita capisse quanto sia assolutamente zero. Lui non è mai arrivato a tanto, né con me, né con nessuno degli altri poveri sfigati che trattava a pesci in faccia. Non è che prendesse veramente di mira qualcuno, o lo facesse sempre, ma era un ragazzino malvagio, strafottente e spavaldo, e merita di pagare la sua faccia di merda e il suo animo cattivo. Tutti i bulli delle scuole medie prima o poi pagano. Succederà ai vostri e succederà a Simone R. Se a lui non dovessi pensarci io tramutata in mosca invisibile, ci penserà la vita (e se in quel particolare giorno in tutta la Penisola si dovesse sentire un vento gelido e sferzante arrivare da nord-ovest, non ci sarà da preoccuparsi: sarò solo io che rido -ed evidentemente vivrò ancora in Piemonte-).

 

Il secondo ha a che fare con un progetto di cui avevo letto qualche mese fa, e che già allora mi era sembrata una cosa bellissima: si chiama BEFORE I DIE I WANT TO – THE POLAROID PROJECT (cliccateci sopra e visitate il sito!). E’ nato dall’idea di una certa Nicole Kenney per celebrare la Polaroid (che chiude i battenti grazie all’avvento della fotografia digitale). Sono stati scattati tre cicli di fotografie: uno in un ospizio (sia staff, sia pazienti), uno in giro per gli Stati Uniti, e uno in India (non intendo dire che l’ospizio è uno stato a parte, sarà negli Stati Uniti anche quello, presumo). Ogni persona fotografata ha dovuto rispondere alla domanda “CHE COSA VUOI FARE PRIMA DI MORIRE?”.

E’ bella la domanda, è bello rispondere, è molto bello tentare di porsi la risposta come obiettivo.

Ci provo: io voglio scrivere e pubblicare un romanzo (iniziamo con uno e poi incrociamo le dita e preghiamo molto), visitare tutti gli Stati Uniti, conoscere Massimo Carlotto, andare a un concerto di Madonna, vedere felici i miei veri amici, amare molto (ed essere molto riamata), e, più di tutto, diventare madre di Carlo, Pablo e Linda (o Carlo, Pablo e Adele, si vedrà).

Ora: voi che ve ne state dietro ai vostri schermi e passate di qua e leggete. Lascio questo doppio esercizio (o anche solo uno dei due, quello che preferite) nelle vostre mani.

– Che cosa faresti se avessi per un giorno tutti i poteri del mondo?
– Che cosa vuoi fare prima di morire?