Scopo di questo post è il mandare a stendere tre persone (si dice davvero “mandare a stendere”, o lo usa soltanto mia madre?).La prima è quella sottospecie di tenutaria di bordello (zeppe rosse, top di pelle, volgarità sparse) che venerdì sera, mentre ero intenta a farle da cameriera nel pub in cui lavoro (se qualcheduno si fosse perso questa novella, può leggerne un breve riassunto qui) mi ha dato 33 (33) anni.
Ma non è finita qui. Non paga di avermi attribuito un’età che non si limita ad essere veneranda per una che di anni ne ha 24 (24) ma è anche l’età a cui morì Gesù Cristo (sempre sia lodato), ha intimato a quel poveretto del suo amico (che tentava di riparare dicendo “Ma su, magari sembra più grande, ma poi si vede che ha un viso giovane, dai”) di SMETTERLA DI PRENDERMI IN GIRO, per poi aggiungere (intanto il fegato è uscito dal mio corpo e ha preso a scavarmi una fossa discretamente profonda, così che potessi calarmici e seppellirmici viva poco più tardi): “Beh, comunque attribuire l’età è una cosa soggettiva, per esempio io ho 36 anni eppure QUASI TUTTI ME NE DANNO 27, boh!” (come no, nei tuoi sogni e da molto lontano).
Purtroppo, dato che tengo al mio lavoro, e soprattutto sono abbastanza educata e molto cretina, ho evitato di risponderle che sì, magari da lontano può sembrare una quasi trentenne frustrata che sicuramente, anche se non li ha messi in quella particolare occasione, deve per forza avere almeno un paio di stivali bianchi, e che dal look potrebbe molto facilmente sembrare un puttanone non troppo algido, o almeno il boss di un qualche strip club. Ma che poi, ahimé, vista da vicino non solo NON dimostra meno anni di quelli che ha, ma potresti tranquillamente dire che ne ha circa 46, è un puttanone non troppo algido, e fa il boss in un qualche strip club.
Su come io possa dimostrare 33 anni, che chi legge non creda che non mi ci stia macerando, e in questo momento non levi sgomenta una bandiera color verde bile con l’unica mano che ancora spunta dalla mia fossa discretamente profonda.
Per il momento, però, mi limito a lanciare un messaggio conciliante alla signora di venerdì sera: MA VA DA VIA ‘L CUL.La seconda persona che mando a cagare (abbandoniamo il verbo stendere) è un tizio che ha commentato il post “Qual è il problema?”, in cui mi chiedevo appunto quale fosse il problema che fa sì che il mio blog sia così poco commentato eccetera, dicendomi alcune cose che avrei potuto accettare senza battere ciglio (che il mio è un blog lagnoso e che io non ho il dono della sintesi), e un’altra che mi ha spinta a fare una cosa di cui non vado fiera, ma che rivendico come mio diritto -cancellare il commento-: che il mio è un blog EMO. Emo?
Andiamo tutti insieme a vedere qual è la definizione di EMO.
Ora: questo blog è fucsia, mi pare. E prende ispirazione da un cartoon.
Vedi fotografie scattate in bagno, con grandi frange, occhi truccati di nero, t-shirt dei, che ne so, 30 Second to Mars?
Vedi inneggiamenti ai 30 Second to Mars medesimi o a roba tipo My Chemical Romance?
Io no. Lo so, forse la censura commentistica sarebbe da evitare, forse il mio gesto rimane una vigliaccata, ma credo di saper riconoscere la differenza tra un commento critico lasciato da una persona che sa quel che dice, e un commento lasciato da un cazzone che non ha niente di meglio da fare che girare per la rete a commentare cose che gli fanno schifo (e che dunque, a rigor di logica, non dovrebbe leggere) e, senza limitarsi a questo, spara pure commenti a caso.
Sarà che sono troppo autoriferita, e quindi mi baso sul fatto che, in questo periodo, io leggo 5 blog (5 di numero), e quelli che non mi piacciono o mi annoiano li lascio stare, non perdo tempo a commentarli, preferendo sì perdere il mio tempo, ma almeno in modo meno scemo (consiglio a tutte le ragazze il canale Real Time, di cui ultimamente mi drogo).
Il commento qui è libero. Se volessi censurare preventivamente avrei inserito la moderazione (per i non blogger: la moderazione è un’impostazione che consente di approvare i commenti prima che questi vengano pubblicati), cosa che non ho fatto. Posso lasciare tutto, anche il lagnosa e il priva di sintesi. Ma Emo proprio no. Non per gli Emo, che poverini meritano rispetto come ogni specie di questa terra, ma semplicemente perché questo blog non è Emo, così come non è un blog di cucina, né un blog di moda, né un blog di musica.
Io tendo a rispettare la gente, e se voglio criticare (cosa che siamo tutti liberi di fare) almeno mi assicuro di scrivere la critica giusta sul blog giusto.
Quindi tu, caro commentatore anonimo, ti becchi il mio secondo invito ad andare a stendere (abbiamo ripreso un po’ di contegno): FATTI UNA PERA. E non dimenticarti di risolvere i tuoi traumi mentali. Sono certa che tu possa trovare il numero di un bravo psichiatra anche sulle pagine gialle.

La terza persona che mando a cagare sono io.
Perché sono effettivamente lagnosa (totalmente sprovvista del dono della sintesi lo sapevo già) e rileggere i miei ultimi post, tutti più o meno cantilenanti, o ironicamente cantilenanti, sulla penuria di commenti e su quanto ciò mi avvilisca, mi ha fatto venire la pelle d’oca, e la voglia di togliermi un bulbo oculare (o magari anche solo guardarmi allo specchio, che non è così complicato e sporca meno), fissarmi severa e dire a me stessa: MA FATTI UN PO’ UNA PERA PURE TU.

Per il resto: non mi ero accorta che fosse estate fino a quando non è finita.
Buona antivigilia d’autunno a tutti, belli e brutti, Emo e non.

PS: dedico a me stessa, e a chiunque voglia farsela dedicare, quella che per me è la canzone più bella dell’estate (e anche l’unica di Mika che mi sia mai piaciuta).