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Dove sei?
Ti ricordi di essere stata il regalo di compleanno che i miei nonni hanno fatto a mia mamma quando ha compiuto ventisei anni, cioè quando aspettava me?
Che cosa fai?
Ti ricordi del seggiolino dove stavo io da piccina?
Chi pedala con te adesso?
Ti ricordi di mia mamma che ti pedalava cantando la sigla di Heidi a me che stavo sul seggiolino?
Stai bene?
Ti ricordi di me che ho iniziato a usarti perché ti preferivo alla bici col cambio shimano?
Ti ricordi che io non ho mai saputo come si usasse un cambio shimano?
Credi che shimano sia il nome di chi ha inventato il cambio shimano o semplicemente un nome dato a caso?
Ti piaceva di più il tuo cestino in vimini originale o quello nuovo in, cos’era, ferro?, che ti abbiamo messo poi?
Ti ricordi di quell’estate in cui io avevo il cuore spezzato e ti pedalavo ascoltando i Simply Red?
Perché non mi hai ammazzata, quando ascoltavo i Simply Red?
Ti ricordi di tutte le biciclettate con Z., l’amica che adesso amica non è più?
Te ne avevo parlato, del fatto che io e lei non fossimo più amiche?
Ti ricordi la settimana in cui siamo state a Città dei Sette Assedi a casa di mio papà? Quando io sono venuta a prenderti in autobus fino a Borgo Chiocciola e poi abbiamo pedalato indietro fino a Città dei Sette Assedi, e tu sei stata legata per una settimana di fronte alla casa di mio papà e io sbirciavo dalla finestra del bagno per vedere se fossi sempre lì e pensavo “E’ sempre lì. E’ la mia bici. E se ne sta lì ed è bella e sembra un cagnone fedele che fa la guardia a me e a questa finestra e aspetta che esca e vada da lei”.
Ti ricordi che poi per tornare di nuovo a Borgo Chiocciola ti ho caricata in treno pagando doppio biglietto per me e per te, perché la strada era tutta in salita ed era sfiancante ed era pure estate?
Ti ricordi di quando i miei nonni, grandi regalatori di bici, mi hanno regalato un’altra bici per festeggiare la maturità?
E ti ricordi che io l’ho sì usata per un po’, ma poi ho ricominciato ad usare te perché mi mancavi e la mia bici eri tu?
Ti ricordi di quell’altra estate in cui abbiamo pedalato ovunque e abbiamo ascoltato sempre e solo il greatest hits dei Cure?
E ti ricordi che in quell’estate di molte pedalate e molte canzoni dei Cure io ho partorito una specie di sceneggiatura che poi invece è diventata l’idea per un libro che si è dipanato e vive tutto dentro la mia testa e devo decidermi a scrivere e chissà quando scriverò?
Ti ricordi dei furti di sigarette alla madre e delle pedalate fino al cimitero di San Rocco, e poi di noi che ci fermavamo davanti a quella casa con quel cespuglio molto brutto, di me che scendevo e ti fermavo col cavalletto, e poi di me che fumavo quella sigaretta faticosamente rubata?
Ti ricordi il porticato di casa mia? Perché era lì che stavi.
Dove sei?
Ti ricordi di me?
Sono certa di sì.
Allora, per favore, chiamami.
Usa il tuo campanello giallo e argento mezzo sghembo con una biciclettina disegnata sopra.
Fai suonare te stessa. Usa un alito di vento, lo starnuto di qualcuno, il volo di un piccione che passa troppo vicino. Torna da me.

*Dedicato alla mia bicicletta, rubata in questo mese d’agosto. Era legata in centro, a Borgo Chiocciola, col suo lucchettino. In un paese dove nessuno ruba mai niente, hanno rubato proprio lei, l’unico oggetto inanimato che io abbia mai considerato amico. Anzi, amica. Era la mia bicicletta, era una femmina, era bianca ed è stata un’amica vera.