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Tra le molte cose che ci si trova ad affrontare in una vita, ce n’è una particolarmente pregnante, drammatica ed esaltante: le prime volte.
Bisognerebbe avere l’accortezza di dirlo a chi si appresta a venire al mondo: “Caro, nasci. Nasci pure. A tratti sarà fantastico, a tratti una merda, ma sappi che ci sarà una cosa con cui, più che con tua madre o col tuo commercialista, dovrai fare i conti: le prime volte”.

Di prima volta solitamente se ne intende una soltanto, ma se fosse davvero così sarebbe una passeggiata.
Le prime volte sono acquattate dietro ogni angolo, nascoste dentro ad ogni portone che ci capiterà di aprire, spiazzanti, perfide, a volte meravigliose.

Nascere, per esempio, è già di suo una prima volta, anche se sicuramente l’unicità dell’evento non lo lascerebbe presupporre. Però tu nasci ed è la prima volta in assoluto che sei qui, sulla terra, in mezzo a tutti, accanto ai tuoi genitori, a tua madre che piange e a tuo padre che quasi per certo sarà svenuto per rubarle la scena. E’ la prima volta che ci sei. Sei tu, proprio tu, tutto intero e, pensa un po’, non sai nemmeno di esser tu, in quel momento. Per avere una personalità ci sarà tempo. Molti non ne trovano una nemmeno da adulti. E tu sei lì, piccolo, strillone, si spera carino. Passeranno gli anni e, più andrai avanti, più forse vorrai tornare a quell’istante iniziale, al tuo parto, al tuo arrivare, al tuo strillare, e ricominciare tutto daccapo. Vorrai resettare tutti gli errori che credi di aver fatto, vorrai azzerare le attese inutili, cancellare le strade sbagliate, ma non si può. Qui tutto inizia e qui tutto un po’ finisce, perché non avrai un’altra occasione. Giocatela bene, nanetto.

Ci sarà, poi, la prima volta in cui parlerai. Quasi sicuramente dirai “Mamma”, non credere che sarai originale. Sembra una cosa da niente ma non lo è, perché da qui in avanti dirai molte parole, un’infinità di parole, ogni giorno, a chiunque. Parlando potrai imparare, e poi viaggiare, e cavarti d’impiccio, conquistare fanciulle, ammansire il capoufficio, rinnovare le promozioni della Vodafone, litigare molto, fare pace, lasciarti fraintendere. Le parole possono essere una cosa fantastica, ma poi si tramutano quasi sempre in boomerang. Anche qui dovresti valutare bene il da farsi. Forse fingerti muto. Auguri.

La prima volta in cui siederai ad un banco di scuola, ah! Malinconia. Nulla è più bello che veder piovere mentre tu sei a scuola. Ti senti protetto, scolastico, autunnale. E’ una bella sensazione. Il tema in classe ogni lunedì, il Maestro Umberto (era il mio, del tuo non so dirti), il succo di frutta, l’astuccio, Italiano Storia e Geografia. Le medie non saranno granché, forse la terza. E poi il liceo, oh, il liceo. Quanto amerai il liceo, se sarai fortunato. Questo, più di tutti, è il momento da cui ogni tanto sentirai di voler ripartire, se solo potessi. E’ qui che te la giochi come non mai. Gli amici, le scelte di campo, l’innamoramento. L’idea di avere il futuro che si srotola davanti a te come un tappeto volante infinito, che ti porterà dove vorrai e ti schiuderà un domani a tua immagine e somiglianza. Tutto questo ti mancherà, un giorno.

La prima volta in cui capirai che cos’è l’amicizia.
Sarà bellissimo, fidati. Sarà una cosa come non mai. So che non puoi avere presente la nuova pubblicità della Barilla con la voce di Mina, ma, anche se è solo una pubblicità, e anche se chi scrive precisa di non essere una fan di Mina, quello che dice è la verità: “Gli amici sono i fratelli che ti scegli. Mappe che sanno raccontare dove vai. Alcuni vanno, altri restano. Con loro in comune hai tutto, o quanto basta. Intorno a te formano un’altra famiglia”. Chi scrive precisa di commuoversi spesso, un po’ per tutto, anche per la pubblicità dell’Otto per Mille. Ma quella degli amici fratelli e mappe è una cosa così vera che ti lascerà spiazzato, appena la scoprirai.

La prima volta in cui t’innamorerai di qualcuno.
La cosa meno chiara in assoluto, perché tu potrai sentirti innamorato pazzo a quattordici anni e poi a diciassette scoprire che a quattordici eri un cretino che pensava di essersi innamorato ma in realtà non ne sapeva niente, perché l’amore, ah l’amore!, è quello che provi adesso, sì, indubbiamente. E poi no, perché dopo un po’ ricapiterà, e allora eri innamorato veramente della prima o della seconda persona? O di quella dopo? O di quella che hai visto sull’autobus ed è stato solo un momento ma avrebbe potuto essere un colpo di fulmine? Chissà. Non lo saprai mai. Dicono, però, che quando ti innamori davvero, ma di quel davvero che più davvero non si può (e pare succeda una volta sola), senti una specie di groppo in gola che potrebbe anche essere un tir ingoiato tutto intero, una cosa da non ci mangio non ci dormo tocco le stelle sto per fare goal alla finale dei mondiali di calcio. E ancora un chiaro senso di appartenenza, una voce inequivocabile che esulta,: “E’ lui, e lui! / E’ lei, è lei!”, una freccia luminosa che indica l’individuo in questione, le campane che suonano a festa.
Un tantino complicato, vero? Dev’essere anche imbarazzante. Tutto quel casino, intendo. Per non parlare della freccia luminosa.

E… U-uh! La prima volta. Nel senso di prima volta.
Oddio, è chiaro, la prima volta che si fa paradiso, come dicevano sulla Smemoranda. -Perché dicevano così, tra parentesi?- Comunque, te lo dico subito, io provo un certo imbarazzo a scrivere fare elle apostrofo amore. Non ce la faccio. Nemmeno a dirlo. Ognuno ha le sue fisse. Dirlo lo posso dire, ma proprio così in una conversazione normale, ecco, no. Aiuto. E c’è gente che invece dice questo genere di cose con molta nonchalance, come se niente fosse. Anche la parola con la O, per esempio. Non è che tu parli del più e del meno, magari anche di certe cose ma un po’ in codice, e poi te ne esci con la parola con la O, magari a cena con le amiche. Io credo che si debba portare un intimo rispetto alle parole intime, e che il fatto che non sia tutto pronunciabile come una bazzecola qualunque sia un bene. Ci sono cose più tue di altre ed è giusto ricordarselo. Se usi anche quelle parole come se fossi al bar a fare bisboccia, la poesia finisce e non comincia mai.
Comunque, dicevo, la prima volta che si fa elle apostrofo amore viene considerata più o meno a ragione uno spartiacque. Prima eri lì, dopo sei là. Ora tu essere giovine donna e non più ragazzetta, e tua illibatezza noi adesso la dichiarare a tutta città con lenzuolo steso fuori da finestra. Quasi sempre bisognava sgozzare un capretto. Per fortuna al giorno d’oggi ci si è evoluti, forse qualcuno addirittura un po’ troppo. Rimane il fatto che quella prima volta lì sia per certi versi la prima volta più mitica. E si sa che per noi giovini pulzelle sono più dolori che ardori, ma chi se ne importa. Ci si deve passare attraverso e poi la vita ha un po’ più inizio di quanto non ne avesse prima. Per non dire che sarà anche e sempre una fonte di aneddoti. La mia amica X, per esempio, fece per la prima volta elle apostrofo amore in un sacco a pelo (e fin qui…), in una chiesa sconsacrata. Avevamo sedici anni, il weekend successivo me lo raccontò nel bagno di un cinema (le donne vanno in bagno insieme essenzialmente per spettegolare), e io risi fino alle lacrime. Quando poi aggiunse: “Però sai cosa? Non è che sia stata così contenta. Il giorno dopo mi mancava la mia verginità” credetti di strozzarmici, dalle risate.
Valuta bene la cosa. E non importa quanta strada farai con quella persona, ma assicurati almeno di amarla, e che di saltare per arrivare dall’altra parte con lui / lei ne valga la pena.

Il tuo primo lavoro. Il primo lavoro vero, a tempo indeterminato, magari anche il lavoro per cui hai studiato. Io non ci sono ancora arrivata e non so se ci arriverò, essenzialmente perché mi auguro di fare un mestiere che non chiamerei lavoro. Vorrei scrivere, ma chissà quel che mi capiterà. Penso in ogni caso che tu debba seguire, inseguire, perseguire la via che ti porti verso la più completa realizzazione, e che tu debba cercare di fare un lavoro che ti renda contento. Sentirsi adulti, sentirsi responsabili. Avere uno scopo. Cercalo sempre, uno scopo. E’ quella la cosa che ti fa andare avanti con la consapevolezza che non stai buttando via il tuo tempo.

La prima volta (si spera assolutamente l’unica) in cui ti sposerai. E’ una scelta importante, sai? E’ la prima volta in cui fai una scelta assoluta. Oggi non va più nemmeno di moda. Se sei un maschio non ho molto da dire, non so come ci si sposi da maschi. Non so nemmeno come ci si sposi da femmine, però almeno posso provare a ipotizzare. Il fatto è che noi donne ci pensiamo fin da piccole. Con chi non lo sappiamo, ma come, di solito, lo sappiamo benissimo. Non dev’essere male, sposarsi. E’ un momento topico, topicissimo. Avanzi verso l’altare, guardi chi ti aspetta e ti auguri di amarlo molto e davvero e per tutta la vita, e soprattutto che lui faccia lo stesso con te, perché in genere siamo sempre un filo più sicuri dei nostri sentimenti piuttosto che di quelli degli altri. E comunque avanzi, nel tuo vestito bianco -anche se si spera sia solo un bianco metaforico, di grazia- e lo osservi. Pensi a cose, a situazioni, a un futuro prossimo e a un futuro più futuro. Forse ti domandi se avrà mai il coraggio e la maturità necessaria per chiederti “Facciamo un bambino?”, o se sarà invece uno di quei villani che ti mettono incinta senza chiedertelo. Perché solo allora ti sentiresti veramente scelta. Molto più che chiedere la mano è chiedere una pancia. E il mettere incinta è una cosa retrograda, una cosa che sa poco di condivisione e molto di maschilismo. La magia sei tu donna, tu che fai esplodere la vita in quella che per tanto tempo è stata solo una pancia e poi diventa un’altra cosa, perché le donne potranno non credere ai miracoli, ma li sanno fare.
Se tu, quel tu a cui sto parlando, sei maschio, fai il favore: chiediglielo. Non dico subito. Fai in modo di sentirti pronto (magari prima che muoia Biscardi, ché lui, si sa, le cuoia non le tirerà mai), e chiedilo, a quella ragazza in abito bianco che sta avanzando verso di te. Se poi non vi state sposando e avete solo scelto di dividere vita e bollette, chiediglielo comunque. Si sentirà unica, si sentirà una donna du du du, si sentirà mitica. In quanto donna, in quanto creatura speciale, capace di amore e di magia ancestrale, se lo merita.

Ci saranno poi tutta un’altra serie di prime volte, forse meno importanti, ma più quotidiane e sicuramente speciali, a modo loro. Il primo film al cinema (e si spera vivamente che tu il cinema possa amarlo, perché sarà una ragione in più per dire che la vita è bella), il primo concerto, la prima stella cadente (io, per esempio, non ne ho mai vista una), il primo viaggio con le amiche / gli amici, il primo bacio che quasi sicuramente arriverà in estate, chissà perché. La prima preoccupazione seria, probabilmente l’esame di maturità. Il primo addio a qualcuno che se ne va e a cui hai voluto bene. La prima cosa che ti farà sentire fiero di te stesso fino in fondo. La prima notte in una nuova città. Il primo caffè nella tua casa nuova. La prima volta in cui prenderai coraggio e ti butterai (sperando di farcela, prima o poi, e parlo per me). La tua prima torta, la prima fuga, la prima sigaretta. Ci saranno molte prime volte, per tutto, e spero che tu abbia il tempo di abituarti all’idea. Alcune saranno meno belle di altre, magari addirittura drammatiche. Ma per ogni prima volta brutta, ce ne saranno sempre almeno tre che ricorderai felice. Credo che ne valga la pena. Fammi sapere.

P.S. E che chi vuole racconti le sue prime volte, di qualunque tipo di prime volte si tratti.