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Sono indolente, accidiosa, piena di manie.

Non scrivo da giorni, perché ho sì cose da scrivere, ma son solo bazzecole.

Potrei dividere le notizie e gli accadimenti in punti chiari, in un pratico elenco, così da arrivare a scrivere un umile post senza dovermi più sentire in colpa perché trascuro anche il blog.

Potrei dire che sono tornata dalla mia gaudente pettineuse per farmi tagliare il solito caschetto standard, ma lei l’ha tagliato very short, con mio grande disappunto.

Ora sembro un incrocio tra una tazzina da caffè rovesciata e Giovanna D’Arco ai tempi bui.

Potrei girare il remake di Amélie Poulain, se solo avessi la frangia: ne sarei onorata, ma continuerei a pensare di avere un taglio di capelli di merda.

Potrei dire che nel weekend appena passato ho guidato  molto, e a lungo, la Micra Bionda di mia madre, trovando già inserito nel lettore un cd degli Abba, senza avere la forza nè la voglia di toglierlo.

Alla fine del weekend ho inquietantemente scoperto di aver assorbito per osmosi tutte le canzoni, e ora mi piacciono gli Abba.

Potrei dire che una mia compagna di liceo partorirà un bambino chiamato Pietro tra meno di una settimana, e  che la cosa mi emoziona e mi sciocca.

Vorrei vederla con la pancia, ma non ne ho ancora avuto l’occasione e credo a questo punto che la vedrò quando la pancia non ci sarà più, e ci sarà già lui.

Ripenso ai giorni di scuola, al sabato pomeriggio, a quel Capodanno di prima liceo (classico, quindi terza superiore per i commoners) in cui siamo usciti tutti in strada e abbiamo corso a pinguino, con i pantaloni calati, gridando “Auguri!”

Ripenso al soprannome che le ho dato in seconda, perché lei somiglia davvero alla Caterina di De Gregori.

Tra poco sarà madre, e la vita farà una svolta.

Lei prenderà il volante, farà una curva a gomito da cui non si può tornare indietro, e dall’altra parte ci sarà Pietro.

Un po’ la invidio, perché la mia vita è un rettilineo pacifico, a tratti divertente, ma pur sempre adolescenziale.

Compirò 23 anni il 23 novembre, e ancora non posso definirmi adulta.

So che probabilmente anch’io un giorno svolterò la mia curva a gomito, e dietro mi aspetterà un bambino chiamato Carlo, di cui posso già vedere gli occhi lunghi e scuri.

Non adesso, questo non lo vorrei.

Ma pensare a lei, alla pancia, a Pietro e alla curva, mi emoziona e mi sciocca.

Potrei dire che sto bevendo troppo tè, e che, finito l’infuso al miele e limone, mi accontento di quello alla pesca.

Potrei dire altro, ma mi sa che col tè siamo andati definitivamente in merda.

La chiudo qui, e a risentirci presto su questi schermi.