Tag

, , , , ,

E così è arrivato un altro genetliaco da festeggiare.

A ferragosto il mio blog ha compiuto un anno.

E’ passato un anno dal primo post, che non aveva parole, ma solo un disegno di Francesco Musante, pittore ligure che vive abbarbiccato in un borgo medievale.

Musante perché i suoi disegni sono la trasposizione su carta delle canzoni di De Gregori, o almeno questo è quello che ispirano a me. Tutte quelle lune, e gli equilibristi, e i disegni intitolati con un numero di serie che indica la notte in cui furono sognati, in un qualche momento degli anni sessanta. Quasi sempre il 17 febbraio, in verità. Giorno in cui morì lui, Giordano Bruno.

Un anno fa inauguravo il blog con i disegni degregorieschi, con l’uomo che fece mille sogni nella notte di Giordano, e poi li disegnò.

Allora non mi leggeva nessuno, se non il collega tatuato, e forse un paio di passanti.

Non lo sapevano le amiche, non lo sapeva personne, come direbbero i francesi.

Non c’era l’Osservatore Silenzioso, che ora dice sempre di avere alcune perplessità sull’utilità dell’aggeggio blog, e che forse dovrei scrivere a puntate, e dire basta alla messa in fila di cazzate.

Non c’erano i blogger a cui col tempo mi sono affezionata, e che oggi leggo sempre, con partecipazione.

Non c’era la meravigliosa grafica di Nina, che ha preso il mio blog e l’ha trasformato esattamente in ciò che sognavo.

Ringrazio tutti, ringrazio ogni cosa.

Ringrazio soprattutto il fatto che questo blog non sia (e mai sarà) un diario o una propaggine di me.

La vita è fuori. E io qui scrivo, semplicemente.

Su quanto per me conti scrivere, credo di non dover più precisare nulla a nessuno.

Ricordo un giorno di parecchi anni fa, quando in gita, l’ultimo anno di liceo, si parlava dei nostri sogni per il futuro. Sei miei compagni, schierati nell’ultima fila dell’autobus, facevano domande, a me, a noi, a loro stessi.

"Franci, ma tu con chi ti vedresti sposata?"

"Mah, con un direttore d’orchestra!" (Percarità e chissa il perché di quella risposta).

"E Franci, tu nella vita vorresti sempre fare la scrittrice come dicevi in quarta ginnasio? Che cosa vuoi farne del tuo futuro?"

"Io penso solo che, se riuscissi a mantenermi scrivendo, piangerei di gioia ogni mattina".

Non li guardavo, ma in quel momento sorrisero tutti e sei.

E io fui certa di una cosa che pensavo già da un po’: provo un malcelato piacere nell’essere melodrammatica.

In fondo, però, dicevo la verità. Non so se piangerò davvero ogni mattina, nè quel che sarà.

Ma se ha ragione Gramellini, e i nostri sogni ci vengono a cercare anche quando noi ce ne siamo dimenticati, vorrei solo dire ai miei che io sono qui, pronta a farmi trovare.

Festeggio il compleanno del mio blogghetto fuxia copia-incollando uno dei primissimi post, scritto proprio da qui, da Alassio, dove sono ora.

A quel tempo non avevo nemmeno i ventisette lettori di adesso, e non si può dire che sia uno dei miei preferiti.

Buona lettura, e grazie.

In prospettiva marittima, se il sole latita, c’è sempre la biblioteca. E allora eccoci qui, a tastiereggiare e a pensare all’autunno che verrà. Il mare finagostano e settembrino mi fa sempre quest’effetto. Parafrasando Tom Hanks in "C’è Post@ per te" si potrebbe dire che nell’aria c’è un desiderio diffuso di svaligiare cartolerie, comprare quaderni e matite, bere té con i biscotti mentre la natura muore e il silenzio si fa colorato. E festeggiare Halloween. Io, da fattucchiera bisbetica quale sono, amo Ognissanti più del Natale. Le zucche, l’arancione, la magia, l’infanzia. Tom Hanks diceva anche "Se conoscessi il tuo indirizzo ti manderei un bouquet di matite ben temperate". Io stramazzerei al suolo, per un regalo così. Ma quali fiori, quali diamanti, chi se ne frega, vogliamo un bouquet di matite ben temperate! E magari una margheritina striminzita, presa da un vaso sul ponte della Gran Madre a Torino… Vendere certezze, diceva il mio compagno di banco al liceo. E il regalare sogni, di grazia? Anche la Naso In Sù più occhialuta e intellettuale, pur conoscendo a memoria "Interiors" di Allen, non dirà mai di no a una tazza di latte e cioccolato e a quel film con Tom Hanks. Poi la tazza può variare, magari essere un Nescafè. Ma l’autunno, New York, i bouquet di matite e quella libreria che sta esattamente around the corner (e così, infatti, si chiama) sono un antidoto alla tristezza.  Io, nella mia carriera da groupie ridicola, ho regalato un bouquet di matite ben temperate a un musicista che ama Meg Ryan e le commedie romantiche. A un tastierista in busta, con occhi di velluto. Ogni riferimento sonico è puramente casuale.

Baci soffiati dal palmo di mano, dalla pagina fuxia.