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Me ne sto seduta sul mio balcone torinese, fino a che la sera si fa notte.
Fumo una lunga serie di ultime sigarette e osservo quel che accade in cortile, e il cielo viola, e questa luna che è un bicchiere d’aranciata.
Davanti a me, appesa al palazzo di fronte, c’è una finestra sempre illuminata.

Mi chiedo quanto ci metta un sogno a volare via.
Mi chiedo perché il giorno arrivi irrimediabilmente presto, e perché io non sia stata capace di incaternarti al mio balcone, o ad un alito di vento.
Mi chiedo che ne sarà di noi se non vivremo mai questa vita che io avevo immaginato. Che faranno i tuoi zigomi, domattina?
Volere fortemente, e poi chiedersi che ne è stato di tutto questo bene.
Regalare i propri pensieri a chi non sa che farsene.

Penso a quella me seduta in Piazza Farnese, a Roma, forse non molto tempo fa.
Quella me che attende il giro del vento, e ha fiducia in ciò che verrà, anche se non sarà quel sogno.

I sogni si schiantano contro muri che non possiamo vedere, muri che hanno porte, di cui però non abbiamo le chiavi.
Non so se un giorno si aprirà quella porta, anche se sono stata seduta ad aspettare per un tempo che non so più contare.

Anche questa notte andrà a disfarsi sul suolo umido del domattina, e mi lascerà ancora qui, a domandarmi che ne sarebbe stato, se e solo se.
Il tempo non passa inutilmente, ma forse, un giorno, il carro di Apollo si leverà in cielo portando il sole in alto, senza che mi si veda più davanti a quel muro, e a quella porta, di cui non ho le chiavi.

Spero solo di lasciare al tempo la cura del tempo passato.
Perché anche tu, tempo passato, avrai bisogno di qualcuno che si prenda cura di te.

Ora mi alzerò da questa scrivania.
Andrò a salutare la notte, la finestra illuminata, la luna che è aranciata.
Augurerò la buonanotte a Torino e a me stessa con l’ultima sigaretta, lascerò che la cenere s’infranga contro la ringhiera, e poi cada giù.
Dormirò un sonno popolato di sogni, sogni prensili e sogni non afferrati.
E poi sarà domani.
Tra poche ore è già domani.