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Post frettolosissimo per dire che, nonostante l’escursione termica di cui sono vittima in questi giorni di su-e-giù dalla Metropoli alla Fortezza sulla Montagna Incantata, sono ancora viva.

Viva quel tanto che basta per credere ad un paio di leggende legate alla notte di San Giovanni, che a Torino è grande festa, grande evento tra il sacro e il profano.

Innanzitutto, nonostante San Giovanni sia oggi, è da considerarsi “Notte di San Giovanni” la notte della vigilia, ovvero quella appena passata.

Le svariate leggende raccontano, per esempio, che se si sogna un uomo nella notte della vigilia, ecco, quello è l’uomo della nostra vita.

Premettendo che ho chiacchierato sul balcone fino alle 3 con la mia amica Martina, che ho letto un libro fino alle 4, e che ho dormito poche ore, posso dire di aver sognato ben tre uomini, nessuno dei quali, però, sarà mai nella mia vita in tal amoroso senso.

Il primo è un mio collega, detto amichevolmente “Il collega tatuato”, o “Il collega pelato”, o ancora “Il Draghetto Norberto” (questo perché somiglia, in alcune espressioni, a Norberto, Drago Dorsorugoso di Norvegia, personaggio ben noto agli amanti di Harry Potter), collega che però è fidanzato, e soprattutto è mio grande amico, e non è poi nemmeno il mio tipo ideale, poiché sprovvisto di riccetti e di occhiali, e dotato invece di una massiccia dose di “orsismo” (atteggiamento tipicamente maschile che prevede modi rudi, poco affetto e un certo riserbo nei sentimenti).

Il secondo è Amico D, mio vecchio amico e compagno di liceo, di cui parlo diffusamente nel post precedente.

Ad un certo punto, nel sogno, il Collega Tatuato si è trasformato in Amico D, e, con la faccia di quest’ultimo, ha iniziato a parlare di una mia vecchia compagna di classe e del suo storico ex (il terzo uomo del sogno).

Quanti misteri, San Giovanni.

Non è vera la tua leggenda, San Giovanni.C’è poi una seconda leggenda, che parla di uova e di rugiada.

Si dice che, rompendo un uovo in una terrina, e lasciandolo sulla finestra tutta la notte, appena sveglie bisognerebbe controllare la forma dell’albume mescolato alla rugiada, e dalla forma carpire ragguagli sulla propria futura vita matrimoniale.

Noi abbiamo lasciato sul balcone, per tutta la notte, una bottiglia d’acqua piena di mozziconi di sigaretta.

E di mattina non abbiamo trovato niente, né la rugiada (sempre che esista ancora una cosa chiamata rugiada), nè una verità svelata sul nostro futuro marito.

Tzè.