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Degli accadimenti di questi ultimi giorni non so che dire, se non che è stato tutto molto bello.
La mia amica Ciaki compiva 23 anni mentre i Subsonica festeggiavano il decennale dall’uscita del primo omonimo album, molto emozionati, in una Piazza Vittorio gremita e piovosa.
E, in quella stessa piazza, dopo una cena dall’altra parte del fiume e un salto nella vineria piena di lucine che sta in un’altra piazza più piccola sotto la casa dei miei sogni, ho incontrato e abbracciato Daniele, mio amico fraterno e parte della mia famiglia marittima, ed Erica, la sua straordinaria fidanzata, per festeggiare i loro cinque anni insieme.

Cinque anni fa, nei corridoi del Politecnico, il compagno Lopez presentava Erica e Daniele.
Come spesso accade, fu lei a scegliere lui, da lontano, senza esser vista.
Ma quando il Fato, mosso dal sopracitato compagno Lopez, li fece incontrare nell’intervallo tra l’ora di fisica e l’ora di una qualche altra materia spaccameningi, dei due fu Daniele a non capire più nulla. Se gli avessero chiesto, nel weekend successivo a quel giorno, che faccia avesse Erica, lui non avrebbe saputo rispondere. Troppo timido per alzare lo sguardo, si ricordava solo il suo profumo, e questo bastò: narra la leggenda che in quei giorni, prima di rivederla a lezione, lo sentisse dovunque. Per strada, a casa, al campo di calcio, in tram, la domanda che il suo fedele amico F. Romano si sentiva rivolegere era sempre la stessa:
"Ma lo senti anche tu questo profumo?"
E l’altro: "Ma che cacchio dici".
Così per giorni. Finché si rividero, e lui la guardò in viso, e allora davvero non capì più nulla, ma finalmente per una buona ragione.
Seguirono un primo appuntamento alla Fiera del Libro, giorni passati a saltare le lezioni e fuggire al parco del Valentino, e attese alla stazione Dora, luogo di misteri e pericoli.
Al Valentino una dichiarazione in piena regola, perché Daniele è un uomo d’altri tempi e d’alto rango morale. Alla stazione Dora un bacio dato in fretta, prima che il treno fuggisse verso la valle di Ognissanti, perché Erica è una principessa guerriera, modi spicci, bellezza fiera e cervello fino.
Al compagno Lopez, che non conosco, dico grazie per esser stato il Fato di questa nostra storia piccola e bella. Nostra perché se non ci fossero loro, loro in coppia, anch’io sarei diversa. Non avrei davanti agli occhi un esempio perfetto di amore riuscito. Non saprei che si può ridere in quel modo. Non potrei continuare a ripetermi che non esiste coppia migliore, o miglior duo comico. Cane e gatto, ma anche comunella perpetua, e risate soffici, complicità vera, tenerezze non esibite e discrete. Non avrei Erica, diventata in questi anni una delle mie amiche più care.
Grazie compagno Lopez.
Grazie Principessa guerriera, modi spicci, bellezza fiera e cervello fino: grazie per essere arrivata nelle nostre vite. La famiglia marittima ti aspettava da tanto tempo, e conoscerti è stato molto meglio che immaginarti semplicemente.

Anni prima, nel settembre del 1999, conoscevo Ciaki, che in verità si chiama AnnaSara, anche se io per qualche giorno avrei erroneamente memorizzato un MariaSara. Chiarito l’equivoco diventammo amiche, tra Smemorande, intervalli, versioni di greco e assemblee d’istituto.
Quando compì 18 anni le regalammo una chitarra.
Due anni dopo sarebbe iniziata l’università, e la nostra vita insieme, la nostra piccola famiglia: Meri, Ciaki, Ljuba e Francesca.
Quell’AnnaSara, chiamata Ciaia fin da piccola, e poi trasformata dalla sottoscritta (che adora storpiare i nomi altrui) in Ciaki, Ciakilandia, Ciakilopoulos, Ciapalausen, Ciambala, eccetera eccetera, sarebbe diventata molto più di un’amica, per me.
Dico grazie alla donna che sa corrugare un sopracciglio e arricciare il naso con aria interrogativa, ma anche muovere entrambe le sopracciglia a tempo di musica. Grazie alla zia di sette nipotini più un altro in arrivo. Grazie alla signorina bon ton che sogna un abito da sposa color glicine e un uomo che le porti le viole del pensiero. Grazie all’agguerrita tifosa che sbraita in Curva Maratona e dice "Cuore Toro, Juve Merda" e sogna che l’uomo delle viole sia disposto a immolarsi per il Toro, a tifare urlando e perdendo la voce ogni weekend, a seguire la squadra in trasferta con la scusa di una minifuga romantica. Grazie all’unica persona che io conosca che sa il nome scientifico del mughetto. Grazie a te, e al rito delle marmellatine mattutine, grazie per le vacanze di chiacchiere senza fine e riposo senza tempo. Grazie per le nostre liste di cose da fare, per gli esperimenti culinari, le trofie al pesto e i tortini al cioccolato.
Grazie per i tuoi sogni e per la musica. Ce la farai. Tieni duro. Rompi le palle a chi ti può aiutare. Non mollare.

Sono stati giorni belli.
La coda sotto la pioggia, in macchina, con Martina. Non una comune coda in corso Massimo D’Azeglio, ma un’ulteriore scusa per parlare un altro po’, per confidarmi ancora e come sempre sentirmi capita. Sul Monte dei Cappuccini alle due di notte, e prima nella vineria magica sotto la casetta illuminata che un giorno sarà mia. La stessa casetta che VeraMatta sbircia con occhi vispi, mentre dico "Ecco vedi, sarebbero quelle due finestre lassù, con i gerani e le persiane azzurre", per poi rispondere "Guarda, hai lasciato le luci accese". Grazie per quelle luci accese, e per i nostri sottintesi.
Grazie a mio nonno, che non sta molto bene ma continua a chiamare mia nonna Brigitte Bardot.
Tu lo sai, nonno, che adesso non è proprio il momento, vero? Noi non saremo mai pronti, ma adesso sarebbe veramente troppo presto. Io non ci voglio nemmeno pensare, non fare scherzi.

E poi, ieri sera, lo spettacolo teatrale del liceo, del mio vecchio liceo. Rivedere il professore di greco del ginnasio, il nostro mito allora e il nostro mito oggi, e poterlo salutare con un abbraccio e la fierezza di qualche anno in più, continuando a chiamarlo Prof.
E’ qui che tutto ha avuto inizio.
Non smetterai mai di mancarmi, Liceo. E se in questo presente capita che a volte io non mi trovi più, e mi senta un po’ persa, e mi chiami senza avere una risposta, forse è perché c’è un pezzetto di me che ancora cammina per quei corridoi, e non ha alcuna intenzione di farsi trovare.

E oggi Ljuba e la sua allegria, e lo studio del russo che procede e quest’estate la porterà a Mosca, lontana da noi, da Piazza Vittorio, dalla Capitale del Marchesato e da tutti i nostri posti. Ma, per fortuna, solo per un po’. E Ciaki, e i tuoi regali verdi, che sanno proprio di te.

Torino oggi hai piovuto un altro po’, ma io ho smesso di piovere.

Torino, sei così bella, in ogni momento.

Torino, ad ogni angolo una sorpresa.
E’ stato bello incontrarti per caso, Osservatore Silenzioso.
Tu dall’alto di un autobus, io in un viale alberato sospeso tra la pioggia appena passata e il sole spuntato da chissà dove.
E’ sempre bello incontrarti, ma oggi di più.
E farti ciao con la mano, e provare a parlarsi da un capo all’altro del finestrino.
L’inaspettato è gioia.