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Il discorso fatto con Marco, il ragazzino a cui do ripetizioni di greco, mi ha fatto tornare in mente molte cose dei miei 15 anni.
Innanzitutto io, a differenza di lui, ero ancora nel mondo delle fate. E poi sognavo moltissimo, facevo dei gran voli pindarici un po’ su tutto.
Ero legatissima ad un gruppetto di mie compagne di classe, alcune delle quali sono ancora oggi mie carissime amiche. Scrivevamo tutte e sette su un diario comune -ovvero un plico di quaderni- che avevamo intitolato “Gli anni del liceo“.
Sparse un po’ per tutta la classe, ci passavamo il diario sottobanco durante le ore di lezione, con la complicità di qualche compagno che, all’occorrenza, faceva da postino. Il più gettonato era Alessandro -mio storico vicino di banco, di cui ho già parlato- che aveva una serie di frasi cult, tra cui spiccava il rantolo canzonatorio che riservava al passaggio del nostro diario: “GLIAAANNI!”. Così, semplicemente “Gli anni”, tutto attaccato, un po’ da fan di Vasco Rossi, un po’ da enfisema polmonare in corso.
Ed è proprio quel plico di quaderni che sono andata a cercare: se ne stava nascosto in un armadio vicino al mio letto, in un piccolo baule. C’erano i quaderni di quarta e quinta ginnasio, e poi di prima e seconda liceo.
E lì, tra le pagine vecchie di anni del quaderno di quinta ginnasio (anno scolastico 2000/2001) ho trovato sette fogli volanti, ognuno dei quali iniziava così: “DESCRIZIONE DEL MIO RAGAZZO IDEALE”.
Ebbene sì, non so per quale motivo, ma, nel maggio di quel 2001, avevamo questo pallino delle descrizioni del ragazzo ideale. Sette amiche e sette fogli.
Ho riletto tutto, ridendo in alcuni casi fino alle lacrime. Molta tenerezza e un po’ di sgomento, nel ritrovare le parole scritte da quella me di sette anni fa, piccola, un po’ sciocca, ma con le idee chiare.
Riporto qui sotto tre descrizioni: la mia e quelle di Ciaki e Meri, ancora oggi mie grandissime amiche.
Prometto solennemente di non omettere nulla, e di copiare in toto quel che c’è scritto sui fogli in questione, particolari imbarazzanti inclusi.
In viola ciò che fu scritto in quel 2001. In nero i miei commenti, scritti oggi, sette anni dopo.

FRANCI (sono io)
NOME: Elia / Marco
(faccio notare che Elia è il nome del mio grande amore del ginnasio, del tutto unilaterale. La risposta non è pertanto da considerarsi valida, in quanto chiaramente influenzata dalle contingenze. Quanto al nome Marco, ho cambiato idea).
VISO: lineamenti fini, ma virili. NO couperose. Bel sorriso, bel naso, occhi scuri. Qualche neo carino (Bah).
CAPELLI: castani, oppure rossi (sempre tutto vero).
COLLO: ben delineato. Assolutamente NON taurino.
FISICO: spalle possenti. Fisico assolutamente NON palestrato, ma tonico e non secco. Belle gambe. Bella cosciata
(Oddio, che vergogna!).
MANI: grandi, belle, unghie a pianta larga pulite e corte.
PIEDI: puliti. NO al calzino bianco
(questo tassativamente). Scarpe da skateboarder (Oddio, percarità, ora non più!).
ABBIGLIAMENTO: a me piace lo stile rapper (basta!!!), ma anche quello casual perbene. Né alternativo né, soprattutto, tamarro.
STILE: preferibilmente personale, soprattutto con passioni particolari, che lo caratterizzino. Deve saper suonare almeno uno strumento
(anche oggi sottoscrivo. Così io -dei due- sarei la scimmia musicalmente ignorante, sob sigh).
CARATTERE: EDUCATO. Un po’ introverso. Da scoprire. Affidabile. Simpatico (ma senza esagerare, ché di un giullare faccio volentieri a meno), intelligente. Mi piacciono quelli un po’ saputelli.
VOCE: sensuale e profonda
(Santa Madre Terra!)
SPORT PRATICATI: snowboard (bah), football americano (ma perché?!?), windsurf (?).
MUSICA ASCOLTATA: NON la dance. Va bene il rock, e se gli piace anche la classica, meglio. Anche gruppi sconosciuti. Poi Linkin’ Park (avevo 15 anni), Blink 182 (ripeto: avevo 15 anni. E comunque ora i Blink 182 si sono sciolti), Meganoidi. Deve conoscere “la mia” canzone degli Ska-P.
VARIE: non deve portare gli occhiali da sole quando fa brutto. Deve amare il buon cibo, le cose belle, la famiglia, i libri, il cinema, il Natale. Deve fare o il classico o lo scientifico e deve andare bene a scuola. Che ami stare in mia compagnia, ma che non sia appiccicoso o invadente. NON deve criticare le mie amiche. Deve scrivermi poesie o dedicarmi canzoni se suona (ripetere stile mantra “Aveva 15 anni”). Deve stupirmi, in bene. Deve amarmi, sempre e comunque.

CIAKI
CAPELLI: preferibilmente scuri, assolutamente non lunghi, puliti, poco gel, niente rasta e niente punte bionde. Non calvo
(faccio notare che ora, invece, la condicio sine qua non perché qualcuno le piaccia è proprio la calvizie, o comunque il capello rasato a zero).
VISO: non paffuto, ma neanche troppo magro. Orecchie non a sventola, niente orecchini, pulite. Sopracciglia non troppo folte. Occhi: colore qualsiasi. Sguardo profondo e toccante. Naso: proporzionato. No caccole. Occhiali: se ha gli occhiali pazienza, basta che non sia strabico, e la montatura dev’essere un po’ moderna. Ciglia normali. Labbra normali. Denti non gialli e non storti. Mento non sporgente. Niente fossetta. Barba ok, purché curata. No baffetti, che schifo. Carnagione: abbastanza scura. Qualche neo, soprattutto sulla schiena. Collo: normale, NON taurino. Una collanina ok, ma solo quando è abbronzato.
TORACE: non troppo peloso. Non deve farsi la ceretta, però.
PANCIA: come quella del rappresentante d’istituto (ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale). E’ d’obbligo un neo vicino all’ombelico.
GAMBE: normali, dritte, non a stambecco.
MANI: unghie pulite, niente anelli al pollice, all’indice e al mignolo.
ALTRO: niente piercing e niente tatuaggi. Voce calda e appassionata. Deve avere un fratello simpatico. Deve essere sexy. Non deve mai puzzare. Non deve essere stonato. Non deve pizzicare la R o balbettare.
CARATTERE: buono, dolce e comprensivo. Deve sapermi consolare, deve farmi ridere.
MODO DI VESTIRE: normale, anche funzionale all’occasione, no tamarro, no alternativo.
REQUISITI FONDAMENTALI: deve sorridere volentieri. Non deve sporcarsi quando mangia il gelato. Non deve fumare. Non dev’essere un cellularomane. DEVE ODIARE Gigi D’Agostino, Berlusconi  (già, era il 2001, secondo governo Berlusconi appena iniziato…), Paolo Limiti, il Preside, Amadeus, l’insalata  di mare. DEVE AMARE Parigi, Harry Potter, il Natale, il Gladiatore, Ronan Keating, la torta alle nocciole. Deve saper suonare la chitarra. Deve tifare Toro e andare sempre in Curva Maratona. Deve andare bene a scuola. Non deve tenere  calendari porno in camera.

MERI
NOME: qualsiasi ma normale.
VISO: occhi possibilmente verdi. Capelli corti, assolutamente NON a funghetto, NON a caschetto tipo bambino delle elementari, tantomeno stile paggio medievale (praticamente un caschetto un po’ più lungo). No rasta. Naso dritto. Bel sorriso, deve sorridere volentieri. Labbra sottili (ma visibili comunque). Collo ovviamente NON taurino.
FISICO: bello, cioè spalle abbastanza possenti. Tonico, non  obeso.
MANI: affusolate, unghie corte.
ABBIGLIAMENTO: sportivo, casual, tendente al fighetto.
CARATTERE: educato, non volgare, simpatico (deve farmi ridere ma non essere stupido), ironico.
VOCE: calda ma non cavernosa.
MUSICA: NON tamarra. Non canzoni con testi idioti. Se apprezza la musica classica un punto in più.
IN GENERALE: non deve essere Berlusconiano. Non deve sbavare esageratamente quando vede una ragazza carina. Non deve essere snob, non deve essere esaltato. Deve essere intelligente. Non deve parlare sempre delle stesse cose, tipo il calcio.  Non deve essere uno sputa-sentenze. Deve amare la lettura.  Dovrebbe, possibilmente, odiare Renato Zero, Luca Giurato, Paolo Limiti e Michele Zarrillo. Deve essere juventino, o almeno non milanista. Non deve essere un tappo. Non deve avere barba, baffi o pizzetto (a meno che non sia un cesso come il mio professore di solfeggio, che senza barba farebbe pietà). Non deve tingersi i capelli. No gel. Non calvo. Se lo sta diventando non si faccia frangette idiote (tipo il mio prof di piano che è orripilante!).

Nel rileggere le tre descrizioni, quel che salta agli occhi è (a parte il folle e diffusissimo timore che il nostro lui avesse il collo taurino) l’ingenuità spensierata di quegli anni, quando era facile credere che si potesse prenotare un amore su misura.
Quel che ho imparato nei sette anni che sono seguiti, è che l’amore accade, semplicemente.
E non importa come, cosa, quando. Quel che importa è riconoscersi l’un l’altro.
E poi, certo, che lui non abbia il collo taurino.