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Da qualche tempo dò ripetizioni di greco ad un ragazzetto molto simpatico, che si chiama Marco e fa la quinta ginnasio.
La sottoscritta non voleva dare lezioni di greco tanto quanto Marco non voleva prenderne, ma si dà il caso che sua madre, visti i problemi del figliuolo con l’aoristo e le versioni, sia andata a supplicare una collega di lavoro che risponde al nome di "MIA MADRE", e che questa collega abbia amabilmente convinto (leggi: costretto) sua figlia ad accettare, per gentilezza.
Così la figlia, per gentilezza, quando torna a casa dalla città in cui vive e frequenta l’università, e quando Marco ne ha bisogno, si arma del vocabolario Rocci (anche detto "l’infallibile Rocci") e va a casa del piccoletto per aiutarlo con i compiti.

Marco si è poi rivelato uno spasso, e insieme ce la ridiamo parecchio. Se avessi quindici anni, penso che lo troverei niente male, perché è occhialuto, bellino e timido, ma soprattutto fa il deejay: quando non è a scuola passa il tempo a metter dischi sulla sua consolle casalinga, e di notte ascolta una web radio inglese con cui si tiene aggiornato sulle ultime tendenze di nonhobencapitochegeneresuona.

Gli ultimi aggiornamenti dicono che Marco si è fidanzato, con una ragazzina del liceo che in gita gli ha dichiarato il suo amore folle. Lui, che è appunto timido, ci ha pensato su a lungo. Le ha parlato di dischi e della web radio inglese. Le ha parlato di molte cose, ed è stato ad ascoltarla. Poi ha parlato di lei con sua madre, con un tizio di venticinque anni che gli insegna tutto sul deejaying ed è il suo mito, e anche con me.
"Marco, ma che ne pensano i tuoi amici? Come mai non chiedi un consiglio a loro, che la conoscono e la vedono tutti i giorni a scuola?"
"No, loro non mi capiscono. Per queste cose devo parlare con  gente matura".
"Ah, grazie per la fiducia, allora. Sono onorata"
"Ma va’ va’. Senti, ma che ne pensi tu?"

Così, dopo giorni passati a macerarsi e a cercare di capire che cosa volesse dalla vita, chi fosse, dove andasse e cose così, Marco si è messo con la ragazzina dolce che in gita gli ha dichiarato il suo amore, perché ha capito che gli piace da pazzi.
E’ contento e si vede, anche se, da buon maschio alfa, alla domanda "Allora, con questa fidanzata?" risponde con grugniti degni del Nano Gimli del Signore degli Anelli.

L’altro giorno s’era intenti a ripetere il paradigma del verbo "trèko" (trèko, dramoùmai, èdramon, dedràmeka), che vuol dire correre, quando lui è caduto, come al solito, sull’aoristo.
"Marco, insomma… Adesso prendi il quaderno e ripassiamo lo schema che abbiamo fatto l’altra volta".
"Va bene, è qui in cartella, lo prendo subito".
Fruga nella cartella, prende il quaderno.
DLOP.
Dalla cartella cade… Una scatola di preservativi.
"Oh, ehm, uh… "
"…"
Lui è bordeaux.
Io sono bordeaux.
"Sono… No niente, è solo un pacchetto che ho preso in società col mio amico… Sai Luca, no?"
"Marco ma non è che mi devi spiegare…"
"Ecco, no no, ma io ti voglio dire che… Ecco, l’abbiamo preso, sai per, ecco…"
Mi viene in mente che la madre, la settimana prima, ha trovato in camera sua un pacchetto di Malboro, e l’ha detto a mia madre, che l’ha detto a me, ma io lo sapevo già perché me l’aveva detto lui.
Penso alle sigarette. Penso ai preservativi. Penso che fa quinta ginnasio e ha quindici anni. E sento la mia voce dire: "Marco, non si starà un po’ esagerando, qui?"
Mi sento immediatamente una vecchia carampana.
Ho appena detto la frase che mai avrei voluto dire.
Io sono quella che ha ventidue anni e lo fa ridere. Quella con cui beve coca cola a metà pomeriggio di nascosto da sua madre, che disapprova. Quella che, quando lui si annoia a tradurre versioni, lo distrae raccontandogli i miti greci. Quella a cui dice "Oh, ti ho fatto un super cd di acid house, così senti le ultime tendenze" e, al mio sguardo scioccato, aggiunge "Lo so che la discoteca ti fa cagare, ma guarda che questa non è roba tamarra".
"…Scusa, volevo dire che… Forse è un po’ presto, no?"
"…Sì, infatti… E io non è che li ho presi per usarli, questi… Cioè, io e Luca li abbiamo presi in società per… Sai, no?"
"…"
"Per provarli"
"Provarli?"
"Eh, sì… Hai capito, no?"

Non ho capito. Per provarli? No, non ho capito. Poi, anche se sono una vecchia carampana, mi viene in mente una cosa. Mi vengono in mente i miei compagni di classe maschi, che erano quattro e si chiamavano Alessandro, Luigi, Martino e Nicolò.
Io e i miei compagni maschi eravamo molto amici, e stavamo spesso insieme a raccontarci cose e a ridere. Ricordo anche che una volta parlottavano tra loro con fare cospiratorio, e ai miei "Che c’è?", facevano orecchie da mercante. Poi, durante l’intervallo, mentre ripassavo la pallosissima storia di Aucassin et Nicolette in vista dell’interrogazione di francese, Nicolò mi si avvicinò e, dopo essersi guardato attorno con circospezione, mi disse: "Ehm… Abbiamo preso in società dei… Sai, dei… Preservativi"
E io zitta, con gli occhi sgranati.
"Ecco, sai, per provarli"
E io: "Ragazzi, io non vorrei dire… Ma con chi, dato che siete tutti single?"
"Oddio Francesca, non capisci proprio una mazza. Per provare la vestizione del Conte Max"
"Di chi?"
"Eh, del Conte Max"
"Oddio. Ho capito. Ho capito, grazie".

Ripenso con affetto a una scena vecchia di anni, a quei quattro e all’operazione segreta  "Conte Max".
Poi gli anni del liceo sfumano, e davanti a me torna ad esserci Marco, rimasto sospeso al suo punto di domanda: "Hai capito, no?"
"Sì Marco, ho capito" e mi viene un po’ da ridere.
"Perché sorridi? Perché pensi che sia già troppo grande per certe cose? Che sia in ritardo?"
"Oddio, no, no, al contrario!"
"Ma cosa pensi allora? Non sarai mica per il sesso dopo il matrimonio?"
"Oh santo cielo Marco, no! Ma percarità!"
"Ma cosa pensi, allora?!"
"Forse, se mi lasciassi finire una frase, capiresti cosa penso!"
"Scusa, hai ragione, dimmi"
Eh… Che cosa penso… Che cosa penso, Marco?
"Penso che, quando io ero al liceo, c’era gente che voleva aspettare il matrimonio, e io quella gente non la capivo. E poi penso anche che, ogni settimana, arrivavano dispacci in stile Ansa, che dicevano "Quella è stata inaugurata in gita", oppure "Quello l’ha fatto con una alla festa di Tizio, ma non si ricorda più niente! Praticamente è stato violentato!"  e non capivo nemmeno quelli. Io penso che il Gran Galà d’inaugurazione sia una cosa seria. Talmente seria che se aspetti il matrimonio sei pazzo, perché scegli per tutta la vita una persona che non conosci veramente. Talmente seria che se succede con la prima che capita te ne pentirai. Io penso solo che non importa che tu scelga la donna della tua vita, perché non puoi sapere fin da ora se sarà quella giusta, e saperlo a quindici anni sarebbe una cosa folle. Tu devi vivere, ed essere libero, e sapere che magari ti potrai innamorare più volte. Devi costruirti un bagaglio che ti renda forte, e che ti faccia diventare la persona che sarai. Penso che, per crescere, tu non debba mai sottovalutare i sentimenti. E cercare sempre di capire quando ne vale la pena, e quando invece non è cosa".
"Allora la pensi come me"
"UAU, davvero?"
"Sì sì. Che ne dici se ci beviamo una coca cola? Ma non diciamo poi niente a mia madre, eh?"
"Della coca cola o dei preservativi?"
"Della coca cola"
"Ok…"
"Cioè, ovviamente anche dei preservativi".