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Primo aprile: Subsonica, concerto di fine tour.

Per la prima volta nella nostra carriera concertistica, io e la mia fidata amica Ciaki abbiamo due accrediti.
Ciaki, da ottobre, lavora come apprendista di Big T, storico tecnico del suono piemontese, che collabora con tutta la scena locale: dai Marlene Kuntz agli Africa Unite, fino, ovviamente, ai Subsonica.
Ci godiamo perciò il concerto in una specie di tribuna d’onore, da noi ribattezzata "Vippaio formato famiglia" in mezzo a mamme papà fratelli e cugini dei nostri cinque musici.
Seduti proprio al nostro fianco, due dei Sikitikis (gruppo rock cagliaritano), dietro di noi l’ex bassista dei Subsonica.
E pensare che, anni fa, i nostri concerti subsonicati prevedevano folli attese, sgomitate, prima fila sotto il palco e viaggi in treno.
Quanta vita è passata in mezzo.
E, adesso che Ciaki realizza l’antico sogno di fare il tecnico del suono, è strano pensare agli scherzi del tempo, e alle sorprese collaterali che ci riserva.

Concerto significa anche after show ai Murazzi, in qualche fumoso locale che per l’occasione rimpiazzerà lo storico e amatissimo Giancarlo, andato a fuoco in una strana notte, non molto tempo fa. I ricordi sono mille. Il freddo ancora pungente. Solo qui si può respirare l’odore di Torino, che è fatto di quest’aria e questi luoghi: un miscuglio di asfalto, fiume e piscio.
Il limbo delle cose che si addormentano solo quando la notte cede al giorno il piedistallo del cielo.
Io ti amo Torino e tu lo sai. Torino sai anche che, dovunque andrò, ti porterò sempre con me.

In questa notte si ride per molte cose, e si chiacchiera di altrettante, sedute e poi in piedi e poi in cammino lungo il fiume fino al ponte Regina Margherita e ritorno. Questa notte la si passa anche a strafocarci di pizza prima, e di tortine alla mela e alle albicocche a al cioccolato poi. Tortine comprate per poco in un forno di Corso Casale, alle cinque del mattino, mentre davanti alla Gran Madre -la chiesa più bella che c’è- una troupe gira la scena in notturna di un film.

E poi arriva il mattino, e col mattino la colazione obbligatoria. Corso Fiume, palazzo arancione e meraviglioso. C’è un piccolo bar inondato di luce, dove si recano le fanciulle che non vestono più in mussola ma sorridono ancora all’amor cortese, amour de loin di provenzale ed antica memoria.

Parlando chiaro: nel bar di Corso Fiume c’è un cameriere che è una favola, e ordinare lì il primo caffè del mattino è un piacere da liceale che ci si concede in allegria.

Riporto fedelmente la conversazione delle due scemette (ma non sciacquette) in questione, ovvero la scribacchina qui scrivente e la sua fidata amica Ciaki.

FUORI DAL BAR:
C: "Oh, c’è il cameriere carino!"
F: "Oh!"

NEL BAR:
F: "Buongiorno!"
C: "Buongiorno!"
Cameriere Carino di Corso Fiume: "Buongiorno!"

SEDUTE AL TAVOLINO:
F: "E’ proprio carino"
C: "Tanto"
F: "E’ elegante"
C: "E fine"
F: "Ha un suo perché"

Cameriere Carino di Corso Fiume: "Volete ordinare?"
Sorride sotto i baffi. Saprà di essere il Cameriere Carino di Corso Fiume?
F: "Cappuccino e croissant al cioccolato"
C: "Cappuccino e croissant alla marmellata"
Cameriere Carino di Corso Fiume: "Perfetto, arrivano"

F: "Come si chiamerà?"
C: "Non so… Secondo te ha la faccia da…?"
F: "… Da Alberto?"
C: "Beh, sì, Alberto è un nome da bello, assolutamente"
F: "Sì, Alberto è un nome da bello!"
C: "Ma secondo me non ha la faccia da Alberto!"
F: "Secondo me sì!"
C: "Ti dico di no, fidati"
F: "Uffa, e come si chiamerà?"
C: "Fabrizio. Mi sembra probabile Fabrizio"
F: "Ma no, percarità!"
C: "A me piace il nome Fabrizio!"
F: "A me no!"
C: "…Insomma! Come si chiamerà?"
F: "Potrebbe anche chiamarsi Marco".
C: "Sì, in effetti ha un po’ la faccia da Marco".

Cameriere Carino di Corso Fiume: "Ecco qui le vostre ordinazioni"
F: "Grazie!"
C: "Grazie!"

F: "Che carino che è!"
C: "E’ proprio carino".

Bel modo per augurarsi la buonanotte: fare colazione in Corso Fiume, e tirare a indovinare il nome del Cameriere Carino di Corso Fiume, che forse si chiama Alberto, forse Fabrizio, forse Marco o chi lo sa.

Caro Cameriere Carino di Corso Fiume,
nell’ipotesi remota in cui passassi di qui, facci almeno sapere il tuo nome di battesimo.
Grazie.