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Tra poche ore un treno mi porterà al mare.
Mare, per me, vuol dire Alassio, posto di felicità.

La mia famiglia ha una casa ad Alassio da più di quarant’anni.
Ci siamo andati in vacanza tutti: mia madre e mia zia fin da piccole, io e mio cugino Sputacchio con i nostri genitori e con gli amici di famiglia, poi io con i miei amici, e un giorno, sicuramente, anche Sputacchio con i suoi.

Amo far conoscere questo posto così importante alle persone che mi sono care, ma ad Alassio sto benissimo anche da sola.
Partire da sola, in ogni momento, e sapere che quello è il mio posto, e che potrò curare le mie étranges blessures, o anche solo, semplicemente, staccare la spina dal mondo. So che potrò dimenticare ogni cosa, pensando solo a guardare il mare, che mi appartiene da sempre, anche se le mie radici vere, quelle paterne, stanno un po’ più a levante, sotto la Lanterna.

Parto da sola, ma poi, di solito, sola non sono mai, perché laggiù ritrovo la Famigliotta.
La Famigliotta è l’altra famiglia, quella ideale, fatta di infanzia vissuta insieme, di ricordi, e di un’intesa saldissima.
La Famigliotta sono i miei amici del mare, anche se questa classificazione non rende giustizia a quello che sono realmente per me.

Ad Alassio, le spiagge, gli stabilimenti balneari, sono frequentati dalle stesse famiglie per generazioni. I nostri nonni, i nostri genitori, e poi noi. Noi che ogni estate, per una vita, ci siamo studiati reciprocamente, facendo castelli di sabbia, simulando annegamenti, sfrecciando in rollerblade sul lungo mare, trovandoci semplicemente nello stesso posto.
Poi siamo cresciuti, abbiamo capito che tra noi c’era un rapporto che andava al di là dei castelli di sabbia, ci siamo riconosciuti e scelti, una volta per tutte.

Ora che siamo grandi, ogni scusa è buona per vederci, stare insieme, ritrovarci in quella che è la casa vera della famiglia ideale: Alassio. D’estate, a fine settembre, per il ponte di Ognissanti e per Pasqua: quando non importa, basta esserci, lasciare che alle mail e al telefono si sostituiscano gli abbracci e le facce facciose, i discorsi eterni, ma anche il piacere di stare fianco a fianco in silenzio, godendoci ogni attimo della nostra quotidianità condivisa.

Alassio, dove ognuno di noi ha una casa: chi nel budello, come Monica e Bepu, chi appena dietro l’Aurelia, come Daniele e Alessandro, chi tra l’Aurelia e il precollina, come me e Luca, e chi direttamente sotto i piedi della collina, come Sergio.
Alassio che ci accoglie e ci vuole bene, ed è stata testimone, in tutti questi anni, della nostra trasformazione in famiglia.

Famiglia per me è un luogo dell’anima, dove sentirsi al sicuro, a casa, sempre.
Io ho la mia famiglia, senza la quale non potrei stare. Ma ho anche questa, che è quella che ho scelto, e che risiede idealmente in quel luogo fondamentale che è Alassio.

Abbiamo i nostri riti, i posti, le cose che si devono assolutamente fare, le parole che ritornano, un gergo antico e costruito in anni d’amicizia.
Chi, un giorno, si prenderà la sottoscritta, dovrà sapere che mai, per niente al mondo, mi separerò da questo posto e da queste persone, che per me valgono quanto la mia famiglia, anche se questa è più piccola e passa meno tempo insieme. Ma l’ho scelta io.

Ci sono io, c’è la mia famiglia, e c’è anche l’altra famiglia, che chiamo Famigliotta ed è fantastica, sgangherata, senza genitori e senza figli. Qui siamo amici, e fratelli, e a volte genitori, perché per esempio Sergio non sbuccia le mele e allora qualcuno deve farlo anche per lui. Questa famiglia fa le serate etiliche in spiaggia, a notte fonda.
In questa famiglia a volte nessuno fa la spesa (leggi: la sottoscritta) e allora, se si decide di dormire insieme in una casa sola, c’è Sergio che si sveglia la mattina e dice: “Per cortesia passiamo un attimo alla Standa, che almeno mi compro un Kinder Bueno”. Ma poi c’è anche Erica, la straordinaria fidanzata di Daniele, con le sue melanzane alla parmigiana, e Monica che si offre di lavare i piatti, e Bepu che vuol fare a metà di una pizza e sulla sua metà farci mettere il gorgonzola e allora io gli dico: “Ma manco pe’ ‘nu cazz”.
Ci sono le gitarelle a Cervo, le partite a tennis di Sergio, Daniele e Luca, che si svegliano all’alba per andare a giocare al campo inglese su in collina. Ci siamo io e Monica che ci raccontiamo storie di tanti anni fa, di quando lei mangiava ciliegie e io avevo i codini e un secchiello fuxia, e le dicevo: “A me non mi piacciono mica le ciliegie!”, e mia madre: “Non si dice a me mi”.
Ci siamo io, Monica ed Erica che parliamo beate, a spiaggia, per strada, a casa, in cucina, in macchina. E ci sono gli altri che ancora si portano dietro le carte Magic anche se hanno ventiquattro anni suonati. E Sergio che diventa “Sergino”, anche se è alto due metri tondi tondi.
C’è la farinata in quel posto lontano con i tavolacci in legno e un poster di Al Bano. Ci sono le mitiche, annuali serate “Signore degli Anelli”, anche se io ogni tanto dimentico gli occhiali e, quando si vede Gandalf vestito di bianco, chiedo: “Chi è che si sposa?”. C’è la focaccia del Fornetto, quello coi tre gradini, che sta davanti al negozio minuscolo dell’edicolante pazzo, e ci sono le serate al Victorian, e in quell’altro postaccio alla fine di Alassio che fa i super mega frappè.
C’è la meraviglia di stare di nuovo insieme, anche se per pochi giorni, e di sapere che quello che siamo non si può riassumere nella parola amicizia, che certo è importante, ma non è quella giusta.
Perché noi siamo una famiglia.
E Alassio è la gioia del ritorno.

P.S. Buona Pasqua.

P.P.S. Ad Alassio c’è una splendida biblioteca vista mare, che offre un essenziale servizio internet.
Vedrò di farci qualche capatina per sapere che combina la Regina quassù, da sola al Castello.