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Amiche di salvataggio è un libro di Alessandra Appiano, che non ho ancora letto, anche se mi riprometto sempre di farlo. Il titolo, però, mi sembra bellissimo. Forse perché ho amiche vere e preziose, e anche loro mi salvano molto spesso.

Si dice che un’amica vera si veda nel momento del bisogno: io non sono d’accordo. Un’amica vera si vede sempre, perché sa confortarci, ma anche ridere insieme a noi. Un’amica è uno specchio, ma anche una finestra.

Molti credono che l’amicizia tra donne sia una chimera, una cosa che non esiste perché tra donne siamo capaci solo d’invidia e chissà che altro. Io, invece, per le amiche che ho incontrato lungo la via, posso dire che non è vero per niente. Non so che cosa succeda al resto del mondo, ma so quel che succede a me e alla parte di mondo che mi sta vicina, e dico che le amiche sono un regalo e una risorsa immensa. L’invidia femminile è una cosa che non mi appartiene, che non ho mai provato, e anche solo sentirne parlare mi lascia basìta. Esisterà, forse. Ma io sono stata fortunata, perché ho incontrato persone belle, nella mia vita. E penso che le donne possano essere una forza vera.

È bello sentirsi parte di qualcosa, sentirsi al sicuro con persone che ci vogliono bene e di cui ci fidiamo. È bello raccontarsi, e parlare per ore, sezionare eventi, affari di cuore, camminare a braccetto, ridere e bere tè nel frattempo. È bello anche pensare, quando non si sta insieme, “Meno male che ci sono”, e sapere di avere un porto sicuro, che sia per un consiglio, per ridere, per piangere, o per la scelta di una giacchetta.

Nei miei ventidue anni di vita ho incontrato donne fenomenali, degne di stima, rispetto, fiducia e simpatia. Ho amiche vere a cui non posso rinunciare. Ho avuto grandi amiche che hanno fatto con me solo un pezzo di strada, ma mi rimangono ancora dentro. Alle amiche passate, presenti e future, ma soprattutto alle amiche che mi sono sempre accanto, che non sono una questione di tempo ma una questione di vita, e che, per la vita, voglio portare sempre con me, dico grazie.

Le parole per me hanno importanza, senza dubbio. Questo perché voglio dare il giusto valore alle cose, ai rapporti, alle persone.

Una volta che ti chiamo amico non torno indietro, ma per arrivare a tanto ci metto del tempo: tutto quello che serve. L’amicizia è una cosa che non può essere forzata o fatta succedere: SUCCEDE. E, il fatto che sia successa proprio con le amiche che ho lo ritengo un privilegio, perché sono davvero persone di cui andar fieri.

C’è Meri che, quatta quatta, sa essere provvidenziale. Insieme a me dal ginnasio, conserva ancora quell’ironia splendida che mi ha conquistata. La stessa ironia che ha trovato in Mattia: mai furono viste al mondo due persone con lo stesso, spettacolare senso dell’umorismo.

C’è Ciaki, un altro regalo del ginnasio, che come Meri, ancora oggi, è parte fondamentale della mia vita. Amica del ridere e delle emozioni profonde, dei pensieri più reconditi, delle minuzie più assolute. Sa quel che penso, quello che provo, e sente le stesse cose insieme a me.

C’è Ljuba, con cui so di poter dare sfogo all’umorismo più malefico, perché lo capisce, e mi capisce, profondamente. È un’amica che sa essere sempre presente, ed è una persona che stimo davvero. La nostra Ljuba, con cui ci si fanno gli addominali scolpiti a forza di ridere. E la nostra Ljuba che un giorno fuggirà a vedere il deserto e sarà felice come merita.

C’è Martina, l’amica con cui si parla fino alle tre di notte senza fermarsi, l’amica che ascolta come nessuno, e sa consigliare. L’amica che fuma sul mio balcone, mentre io scrivo al computer, e intanto si continua a parlare. Lei che capisce come sto anche quando faccio finta di niente. Lei che mi rende forte, perché sento che crede in me, come io credo in lei.

C’è Monica, che riesce a farmi sentire al sicuro come nessun altro al mondo. Monica che si commuove e che sa anche molto ridere. Monica che, anche da lontano, e anche con un semplice sms, sa capire sempre tutto, e aggiustare ogni piccola ferita. La ricordo a quattro anni, mentre mangiava ciliegie ed era già bellissima. Poi è cresciuta ed è diventata eccezionale.

C’è Giocagiò che condivide le mie stesse passioni, e mi sa sostenere e voler bene con discrezione. Io e questa signorina ci capiamo anche con un batter di ciglio. E i nostri sensi dell’umorismo, il mio e il suo, si sono incontrati e hanno deciso di andare sempre a braccetto, giurandosi eterna fratellanza. Siamo il duo magico, io e Giocagiò.

C’è Sürela, che per me è appunto come una sorella. Figlia della migliore amica di mia mamma, cresciuta insieme a me in anni di vacanze al mare, cene a base di pizza e videocassette di Mary Poppins. Compare di malefatte, di battibecchi e di risate matte. Rimase storico un suo “Non farmi ridere Franci, che mi scappa la pipì”. Aveva otto anni, io nove. E naturalmente finì con una pipì addosso nel bel mezzo del reparto giocattoli di Miroglio. Sürela perché da piccole amavamo aggirarci per Alassio mangiando gelato e fingendo di essere sorelle. Due sorelle norvegesi che si chiamavano l’un l’altra, appunto, “sürela”. In norvegese, naturalmente.

E c’è Erica, una sorpresa bella e inaspettata. Fidanzata del mio amico fraterno Daniele, è apparsa nella mia vita portando risate fantastiche e chiacchierate che non finiscono mai, e confidenze vere, perché di lei mi sono fidata subito, a pelle. Erica, bionda, soave e delicata, anche se poi sa spaccare la legna meglio di Daniele.

Eccole qui, le mie amiche. Le mie amiche più care. Capitolo a parte meriterebbero le mie compagne di liceo, le compagne d’università, le colleghe di lavoro. Perché sono stata fortunata, in questa mia vita. E, sempre e comunque, continuerò a ripetermi, e a ripetere, che le donne possono essere una forza. Perché sanno amare, e ridere, e vivere intensamente, e sono acute e intelligenti.
Alle mie donne auguro il meglio. Auguro la vita che tutte loro meritano, una vita di sogni realizzati, di ideali mantenuti, di felicità che arriva come una april sweet shower, e di serenità costante.

E mi auguro per loro grandi soddisfazioni, il coraggio di scegliere, il poter diventare l’adulta che sognano di essere, il concretizzarsi di quello che adesso speriamo solo a parole e nei nostri desideri.