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Da piccola, quando non riuscivo a dormire, pensavo a Paperopoli. Mi figuravo uno scenario notturno e la classica frase d’apertura dei fumetti del Topolino, tipo "Paperopoli è avvolta nel sonno" o "La notte regna su Paperopoli". Delle notti di Topolinia, invece, non mi è mai interessato un granché. Mi rincuorava pensare che tante persone dormissero nello stesso momento, nella stessa notte, contemporaneamente. E, un po’ alla volta, prendevo sonno anch’io, cullata da tutti quei paperi inconsapevoli.

Da tanto tempo ormai non penso più a Paperopoli, prima di dormire.
Ci sono notti come questa, in cui penso che devo dare troppi esami e non ce la farò mai. Notti in cui invidio il Manzoni perché lui, almeno, aveva la bellezza di ventisette lettori, mentre io non faccio altro che buttare parole al vento, o quasi (e ringrazio moltissimo chi fa parte di quel quasi). Notti in cui penso di aver causato un po’ di dispiacere alla mia blogger preferita, e ci sto un po’ male. Notti in cui penso che, se non è andata bene al Centro Sperimentale di Cinematografia, io non so proprio che ne sarà di queste vecchie ossa. Notti in cui penso che, se mi è toccato in sorte un padre distratto, avrò anche uno Shrek distratto, dei figli distratti, dei sogni distratti, una vita distratta. Notti in cui penso che, santa merda, anche domattina mi sveglierò con le occhiaie a bandiera.