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Venerdì ricevo questo messaggio da Ciaki, la mia più cara amica:

"Ti ricordo che esattamente un anno fa hai rischiato di ammazzarti su un paracarro in Piazza Vittorio, dopo il concerto dei Motel! Che ridere!"

Delucidazioni: i Motel sono i Motel Connection, band parallela del cantante e dell’ex bassista dei Subsonica.
E… Sì, effettivamente cado spesso, in un modo che fa abbastanza ridere. Ma, in realtà, non sono io a cadere: è la terra che mi risucchia e mi mette in posa. Se non fossi ridicola, potrei essere un’opera di Maurizio Cattelan.

Tutto inizia in seconda liceo (classico, quindi quarta superiore per i commoners), durante la gita in Grecia. Siamo a Delfi, patria della Pizia e dei suoi vaticini fumosi (in tutti i sensi, come qualcuno saprà). Scendendo una scala in pietra, improvvisamente, cado. Irrimediabilmente, senza reazione alcuna né, invero, possibilità di reagire, cado. In ginocchio e a mani giunte. Cado così, come una devota della Pizia, scatenando le risa dei compagni e diventando un aneddoto.

La seconda volta sono già a Torino, è il primo anno di università. Per festeggiare il compleanno di Ciaki, si decide di passare la notte fuori, alternando il nostro bighellonare tra i Murazzi e una più vaga peregrinatio contemplativa per la città in notturna. Passeggiando per il Quadrilatero Romano, zona fascinosa ma irta di sampietrini, metto il piede in fallo. Cado in una posa che verrà poi definita "del ragno a pancia in sù", non prima di essermi aggrappata alla maglietta nuova della mia amica Meri, che si vedrà trascinata nell’oscuro gorgo sampietrinesco insieme alla sottoscritta.

Terza volta, sempre Torino. In via Po, all’angolo con via Sant’Ottavio (sede delle facoltà umanistiche) c’è una chiesa sconsacrata. Mentre avanzo con passo sicuro, intenta a chiedermi se la mia sciarpa sia BLU o TROPPO BLU (tra le due nuances vi è una notevole differenza), cado lì davanti. Naturalmente non in modo normale. Atterro coricata come chi dorme su un fianco, con una mano sotto la testa.

E infine l’ultima, ma non meno importante: nel post concerto dei Motel Connection, allontanandomi dalla piazza con la fidata Ciaki accanto a me, rischio un ginocchio andando a finire su un enorme trapezio di cemento. Come se non bastasse, la tizia davanti a me si gira e urla, con gli occhi iniettati di sangue: "Checazzofai? Spingi?"
Sì, imbecille, spingo.
Il livido è stato poi sfoggiato a lungo a mo’ di trofeo.

La teoria di mia madre è che io cada per far divertire le mie amiche.
Certo, mamma, come no. Mi proporrò come stunt-woman.
E sul curriculum, alla voce hobby, metterò: LE CADUTE.
Ma non quelle di governo.