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L’Osservatore silenzioso dice che scrivo di cose tristi.

B dice che dovrei scrivere di più.

Le mie amiche dicono che è bello leggermi, e che scrivo troppo poco.

Sergio si astiene dall’avere un parere in proposito.

Io dico che forse questa mia creatura fuxia è troppo autoriferita e che la visione d’insieme è ombelicale.

E allora dico che proverò a cambiare rotta. A scrivere di getto, a papparmi la mia scrittura analitica e a sfoderare un po’ di creatività selvaggia, senza aspettare ogni volta di avere una chiamata divina prima di buttar giù due righe. Sono un po’ emozionata, santo cielo. Ma è qui, che i duri iniziano a giocare.

Per esempio, potrei dire che l’anno è appena iniziato e due dei miei buoni propositi sono già andati a farsi benedire.

La mostra su Oriana Fallaci a Roma e la mostra su Vivienne Westwood a Milano.

Finite, chiuse, brasate, perdute.

Piccoli sensi di colpa avanzano. Non riuscire a fare neanche le cose più semplici. La coerenza non è di casa nemmeno quando si tratta di scegliere che cosa spalmare sulle fette biscottate. Un giorno la marmellata mi sembra la soluzione universale al problema colazione e il giorno dopo mi accorgo che le marmellatine della Zuegg sanno di piede. Decido di darmi alla Nutella e poi schifo il retrogusto di nocciole. Non si può mai star tranquilli.

Intanto, a chi veleggia sulle mie rotte, dico che da oggi la rotta si cambia.

Buone letture.