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Pare che quella di giovedì 13 dicembre sia stata una splendida giornata, qui a Torino. Cielo terso e confortante sole invernale. Peccato che me la sia persa. Ho dormito fino alle 15:30 per poi uscire alle 17, in peregrinatio verso la torteria Olsen, per il tea time (che è stato anche il mio pranzo). Come ai vecchi tempi, la notte tra il 12 e il 13 è stata notte di laico e sentito trasporto quasi sacrale, e di aftershow sul fiume. Suonavano i Subsonica, e i Subsonica sono miei. Sono miei come lo è "Prospettiva Nevsky" di Battiato, la ninna nanna imposta da mio papà nei giorni in cui ero un soggetto da culla. Miei come i momenti che mi appartengono, i posti a me cari, le persone a cui voglio bene. Miei come la farinata e i coriandoli. Miei come i semi di zucca al luna park di Pegli quando avevo cinque anni e una cuffia rosa in testa. Miei come la casa gialla di Piazza Carlina, che pare fatta più bassa apposta perché si possa intravedere la Mole. 

Quando De Gregori esce con un nuovo album, non riesco a sentirlo subito, lascio passare mesi, perché l’emozione sarebbe troppa e io ne sarei sopraffatta. Come dissi melodrammaticamente a mia madre, quando me ne chiese il motivo: "Perché è tutto dentro al mio cuore, e le cose nuove sono un di più a cui devo avere il tempo di fare spazio". Idem, per i miei cinque pinzillaccheri. E’ stato bello rivedervi sul palco, dopo quasi due anni. Dopo un Terrestre tour da me seguito in più date, portandomi appresso un cartello giallo con una scritta nera (ispirandomi a De Andrè) che recitava "NINJA ROCKS".

E’ stato bello passare di nuovo la notte fuori e respirare la magia dei miei amati Murazzi, porto notturno sul Po. Era da maggio che non succedeva. E forse questa volta è stato più bello, con il gelo di dicembre, e le luci d’artista che invadono la città. Ti amo Torino.

"Nebbie di qui

ci avvolgono

come titoli di coda

su storie a lieto fine"