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Oggi, 23 novembre, è il mio compleanno.
Compio ventidue anni.

E sono spaventata.
Spaventata perché non so che ne sarà della mia vita, tra sogni a cui non so se posso ancora credere e certe ferite che sono ancora aperte nonostante siano passati mesi.

Citando Cristina Donà, potrei dire di aver attraversato giorni, anzi mesi, da diluvio universale.
La fine di un’amicizia schianta più della fine di un amore, perché puoi aspettarti che un amore finisca, ma un’amicizia è un’altra cosa, senti dire da tutta una vita che un amico è per sempre e finisci per crederci.

Quello che io vorrei dire, è che anche quando dentro di me pioveva, nulla è mai finito veramente.
Che c’è chi va, chi arriva e chi ritorna, e tutti hanno un posto.

All’amicizia finita vorrei dire grazie per i nostri quasi otto anni insieme.
Sarai sempre importante per me, nonostante tutto.
So che da qualche parte, in qualche anfratto nascosto d’interspazio, ogni tanto ci scambiamo ancora un abbraccio.

Alle persone perse per strada vorrei dire grazie per aver fatto parte della mia vita.
Magari un giorno ritroverò qualcuno di voi, o magari no. In ogni caso ci siete stati, ed è questa la cosa che conta.
A Elena, grazie per il liceo, per le nostre risate e per il volersi bene.
A Vale, grazie per essere sempre stata la presenza frizzante nella mia vita, e per la tua sorprendente capacità di ascoltare.
A P., grazie per l’affetto che, ne sono certa, hai avuto per me, e per il nostro capirci, per quella mano sulla spalla quando non me l’aspettavo.
A C., grazie per la tua grazia e la tenerezza, e per il nostro legame speciale.
All’amore che fu, grazie per avermi insegnato che cosa significa innamorarsi.

Una parte di vita si è chiusa, ma la vita non è finita, anche se c’è stato un momento in cui non mi sembrava possibile.

A chi è rimasto, grazie.

A Ciaki, perché la nostra è più di un’amicizia, è più di una sorellanza, è più di tutto e più di ogni. Grazie per avermi fatto capire che un rapporto così può esistere anche nella vita vera e non solo nei desideri di vita, e soprattutto che può durare per la vita.
A Guaranà, perché nessuno riesce a farmi ridere come te, per le cose che mi vengono in mente e aspetto di poterti raccontare, per gli anni di ricordi, e perché non abbiamo mai smesso di ridere.
A Ljuba, per il bene che mi vuoi e che mi dimostri sempre, per le nostre risate matte e certe battute che puoi capire solo tu, per la fiducia che riponi in me e che sono orgogliosa di aver conquistato.
A Marti, grazie per l’ascolto in ogni momento della giornata, per il tuo essere eccezionale anche se forse non te ne rendi conto e quello che fai per gli altri ti pare normale anche quando non lo è.
Ad Anna, per l’ironia splendida e perché mi manchi in un modo sottile e vero, ma per fortuna tra poco veniamo a trovarti e a febbraio ritorni.
A Chiara, la mia Surela. Per la nostra vita insieme, perché ci sei.
A Sergio, grazie per lo svegliarsi insieme, il coprirti i piedi di notte perché sei troppo alto e il materasso è troppo corto. Per i tuoi mugugni e per il mio fidarmi di te.
A Monica, grazie perché sei bella e lo sei davvero, ma ancora di più quando non lo pensi. Perché ci vogliamo bene come solo io e te sappiamo, perché mi capisci in maniera profonda e io con te mi sento sempre a casa e al sicuro.
A Daniele per la nostra infanzia insieme, i ricordi, le risate e l’affetto, e per Erica.
A Bepu, che è lontano ma ci sarà sempre, per sempre, e anche quando non ci vediamo da troppo vive tutto dentro al mio cuore.
A Giocagiò, perché crede in me e io credo in lei, per il nostro stare bene insieme, semplicemente.
Ad Alice, per essersi fatta sgridare per una buona causa, e per il rito del Bicerin.
A Marta, che mi pensa.
A Claudio, per “Ikea grande festa”, perché rimane il lupo che preferisco, e ha ricci che adoro, ed è di una bontà disarmante.
A Chiara, per avermi fatto scoprire Crialese, per il sostegno, per quel giorno al Caffè Lumière che poi era chiuso.
A Elena, per tutto e per le chiacchiere in mezzo al tutto.
A Maria Luisa, per l’idea di Teatro che c’è in me.
A Luke, per quell’estate in Grecia. Per essere l’amico inglese. Perché non abbiamo mai smesso di scriverci e di sentirci. Per la telefonata annuale per i nostri compleanni, che cadono ad un giorno di distanza l’uno dall’altro.

A chi ha fatto il tifo, più o meno silenziosamente, e a chi condivide i miei sogni.
A Priscilla, per quel gelato preso in via Cola di Rienzo con il vento che lo faceva gocciolare sulle mie mani.
A Nicoletta, per la pazienza.
A Lisa, per il sostegno.
A Vittoria, per l’entusiasmo.
A Nicola, per i consigli.
A Marco Ponti, per i preziosissimi, meravigliosi consigli.
A Giovanni, perché ha creduto in me.
A Francesco, perché credo in lui, e lui mi ha offerto un punto di vista.
A Fabrizio, per l’affetto.
A Lorenzo, trasferitosi a Pantelleria per amore, che è stato ad ascoltare in più notti romane, offrendo in cambio Trastevere.
A Giancarlo Giannini, perché sostenere un esame d’ammissione davanti a lui ha significato guardare negli occhi un sogno grande, anche se l’esame poi non è andato e a me si è schiantato il cuore.

Grazie alle persone nuove, entrate nella mia vita da poco.
Alle persone che mi hanno donato la bolla di sapone, in un’estate che doveva essere solo lavorativa e che è poi diventata molto di più.
A Emi per il suo essere ruvido, orso, e ogni tanto adorabile. Grazie per i nostri mille discorsi, le risate, la fiducia, i nostri posti, il venirsi a cercare e non trovarsi perché tu sei a cercare me e io te, le cose che mi insegni, la tua macchina grande e vecchia, la tua piccolissima casa, e per questo rapporto che c’è tra noi. La cuffia che mi fa tenerezza, la merenda estiva, i sorrisetti un po’ inteneriti, la vena polemica, e il sapere che ogni giorno ti voglio più bene.
Alle Nane per il senso di familiarità incredibile che sento quando siamo insieme, per l’allegria che mi donate, e per il conoscermi ormai bene.
A Ile per la maturità, e per il tuo essere calma, saggia e speciale. Per le risate silenziose e per il bene che c’è. Perché adoro essere chiamata Tesoro, e anche tu lo sei per me.
A Chiara per certe confidenze, per le risate.
A Geo per l’ingenuità, i Pink Floyd, le gitarelle tra colleghi.
A Bigodino perché nessuno è buono come te, e quasi nessuno riesce a farmi schiantare dal ridere come te.
A Fra per il prendersi cura degli altri e per la malinconia che c’è nei tuoi occhi, ma anche per certe risate argentine.
Ad Andrea, perché l’immaginazione non è mai abbastanza.
A Maura, per l’arte e la cena e il sorriso che mi hai fatto quando ci siamo conosciute.
A E.B.B., perché mi sei piaciuta subito, a pelle.
A Elisa, per aver sentito il monologo di Lella Costa a Porta Neraissa e per certe chiacchierate.
A Baldi, per la poesia del 10 agosto.
Alla mia Fortezza.

A Erica, benvenuta nella mia vita e grazie a Daniele per avertici portata.
A chiunque mi abbia ascoltata.

Alla mia famiglia.

A mia mamma. Perché sai essere insopportabile, ma senza di te non potrei mai stare. Perché metti becco su tutto, ed è una cosa che odio, però poi se non ho il tuo parere su una faccenda sono io la prima a non riuscire a passare oltre o a decidermi. Per le ottocento telefonate. E le coccole, anche se non ho più due anni. Per quando prendi quella mia foto in cui ho pochi mesi e, facendo finta di parlarle, le chiedi di tornare perché la me che c’è ora è antipatica. Perché quando sono triste penso solo che vorrei te, ma se sapessi che sono triste in una città a cento chilometri di distanza da te diventeresi triste più di me, e allora poi non ti telefono, per non farti preoccupare. Perché non esisterà mai al mondo qualcuno che mi voglia bene come te.

A mio papà. Perché è vero che non ascolti e non ti ricordi mai niente, ma sei anche l’unico a capire che io in macchina voglio solo stare in silenzio e ascoltare la musica. Per la Coca-Cola di mezzanotte e per il pezzetto di cioccolato che mi portavi e non mi aspettavo mai, mentre facevo i compiti guardando Licia Colò. Grazie per aver dato Genova al mio DNA. Per l’albero di Natale che fai per me, nella tua casa alla About a Boy di Nick Hornby. Perché ti dimentichi sempre di mettere le lenzuola nel mio letto e allora mi tocca dormire con te e darti calci tutta la notte per farmi un po’ di spazio, e poi tieni il piumone pure ad agosto, santo cielo. Per quando alle due di notte eravamo ancora svegli a ridere, e io ti chiedevo “Ti piacciono gli Abba?”, e alle tre dovevamo partire per Malpensa. Per tutte le volte in cui, a notte fonda, siamo partiti per qualche aeroporto. Per tutte le strade su cui abbiamo guidato in Scozia, e tutti i bed&breakfast affacciati su quel mare scuro e meraviglioso. Per Luke in Grecia che mi diceva continuamente “Your dad is cool”. Per la volta in cui, fermandoti per far attraversare un vecchietto che leggeva “Libero”, hai fatto rombare l’acceleratore e mi hai chiesto “Che faccio, lo metto sotto questo fascio di merda?”. Perché ho la tua faccia, i tuoi piedi, le tue mani e il tuo modo di camminare.

Ai miei nonni, perché sono belli e perché mi vogliono un bene senza fine e pensano che dovrei entrare in politica perché ho un caratterino. Per mio nonno che presenta mia nonna a Chiamparino dicendo “Questa è la mia ragazza. Da cinquant’anni”. Per la pizza di mezzanotte e Via col vento, e per tutti gli altri film visti insieme, e le estati passate insieme, e tutti i ricordi enormi che abbiamo insieme.

Ai miei quattro zii.
A Roby, perché da piccola tremavo ogni volta che tornavi dal mare, talmente ero contenta. A Lello perché senza di te che mondo sarebbe. Noi (io, voi, la mamma, i nonni, Gabriele, insieme siamo Famiglia).
E ai due di Genova: Silvio, perché in fondo sei sempre stato il mio preferito. Per quanto abbiamo giocato, per la scoperta di Phil Collins, di Virzì e di Giobbe Covatta, per le partite a Crash Bandicoot mangiando pinoli. Elisa, per l’amore per la cultura, i pacchi pieni di libri mandati per posta a ogni mio compleanno, e per quel tuo riserbo nei sentimenti.

A Gabriele, perché anche se ormai hai undici anni, per me rimani sempre un cucciolo. Quel tipetto che aveva un paio di mesi quando gli soffiavo in faccia e rideva. Perché ho ancora molto bisogno del tuo “un po’ di coccole” e dei tuoi “abbracci tanto bene”. Perché sono orgogliosa nel vedere quanto sei sveglio e simpatico. Perché sei sempre il bimbo più bello che c’è. Perché più cresci e più diventi un essere umano meraviglioso, onesto, puro e buono, e assistere a questo spettacolo mi lascia senza fiato, senza parole, eternamente fiera di te, con il cuore che trabocca di gratitudine verso l’universo e di bene immenso per te. Pulcino mio.

Ai Subsonica, perché oggi esce il loro nuovo disco e perché sono sempre stati con me. Prima, dopo e durante la pioggia.

Chiedo scusa per quest’interminabile spreco di spazio.
Ma io sono davvero senza parole.
Il mondo e la vita ti sorprendono sempre, e in fretta, anche quando credi che non sia più possibile.