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Proprio così, nessuna faccia è quella giusta. Ma la fantasia questa volta non c’entra nulla. Che cosa c’è? C’è che ogni tanto se ne hanno due palle così. Del mondo, di chi ci abita, e di quello strano qualcosa che si nasconde e sbuca fuori sempre al momento sbagliato. Com’è difficile mascherare la propria natura. Com’è difficile seguire, ancora una volta, la partita dagli spalti. Qualcuno vive in diretta, laggiù. Ma non tu. Non sei mai tu, a pensarci bene. Le stagioni passano, la banalità aumenta, il bene latita. E tu sei lì. In mano hai una pianta, ma è finta. Uno specchio, ma è rotto. La noia, che è tanta. E mentre anche il tuo fu grande amore dei diciott’anni naviga a vele spiegate verso un futuro adulto (ma con un’altra), tu rimani lì. Il tram esplode, il treno è già passato. Portano via i suoi capelli, le parole che erano mille e poi cento e poi di nuovo mille anche senza Catullo, il suo odore e quel sorriso che imitavi senza accorgertene, oramai. Il sorriso, le parole, i capelli diventano di qualcun altro e la finestra è di nuovo chiusa. Vedi la vita passare lì sotto, sotto di te, che hai ancora in mano quella tazza di tè. È freddo, sai? Hai perso troppo tempo, eppure non vorresti tornare indietro. Indietro ai giorni felici, alle metafore cantautorali, al circo che c’era sotto la tua finestra, quando eri la trapezista e l’amore che fu il domatore di leoni. C’era musica e si camminava tra le stelle. Ma poi le stelle sono finite, il cielo era una menzogna e il filo teso è diventato caduta. Dove siete, miei giorni belli? Niente sarà più come prima. Anche perché un prima, in fondo, non c’è mai stato. E tu rimani dove sei, i giorni belli non li vuoi più.
Perché ne vuoi altri.
Come Dante e Max Gazzè, anche tu vuoi la Vita Nuova. Una vita in cui qualcuno guarirà il tuo buio, e tu potrai cantare in Piazza del Campo, a Pasqua, saltando i sette spicchi uno a uno. Ci saranno strade nella farina di mandorle e tu sorriderai imitando qualcosa di nuovo, che non sarà mai di nessun altro, ma solo tuo.