Ci sono momenti in cui ti senti un po’ una merda.
Per esempio quando a 14 anni parti per la tua prima vacanza studio in Inghilterra e ti porti dietro dieci pacchetti di Vigorsol, perché, casualmente, il tuo G.A.Q.G. (Grande Amore di Quarta Ginnasio) viene con te e tu SAI che ti bacerà. E invece non solo non lo fa, ma si fidanza anche con una bolognese bionda con il piercing sulla lingua.

Poi ci sono momenti in cui la delusione va al di là.
Leggi un elenco e il tuo nome non c’è.
Tu lo cerchi ancora, perché -ti dici- ci sarà un’altra pagina, ci deve essere, non può finire così.

Ci sono momenti in cui la solitudine ti schianta e non sai più se ne vale la pena.
La solitudine è una faccenda complicata, può essere vera o fittizia.
Fittizia se perdi qualcuno, o anche più di una persona, e pensi che sia finita, che sarai per sempre triste. Ma poi capisci che ci sono persone che vanno, altre che vengono, altre ancora che ritornano. Capisci insomma che il mondo è pieno di persone, che avrai sempre qualcuno intorno, e che nessuno merita che tu muoia di tristezza per causa sua.

Quando avevo pochi anni e molto tempo per fare castelli di sabbia, origliavo i discorsi delle mamme da spiaggia.
E c’era questa, capelli rossi, occhiali scuri, amante dei gatti, che diceva sempre: “Bisogna volersi bene. Perché, almeno tu, non ti lascerai mai sola”.

Ci sono momenti in cui ti ricordi di quella frase.
C’è un mondo intorno a te, ci sono persone che ti vogliono bene.
Ma sei tu che non sai se ce la farai, anche questa volta, a non lasciarti da sola.
Hai dentro qualcosa che non sai spiegare, e che tanto nessuno capirebbe.
Nella tua testa c’è di nuovo quella pagina, ancora quell’elenco in cui manca proprio il nome che volevi leggere, e che forse eri sicura di trovare.

Agosto è finito da poco e tu senti solo freddo.
Piove, c’è acqua dovunque, il vento ulula e una stronza chiama disperatamente HEATHCLIFF.
E non è fuori, e non è un film.
E’ Cime tempestose che ti sta succedendo nel mezzo del cuore.

Vorresti essere una boa, nel mare gelato, perché almeno non avresti un cazzo a cui pensare.
E invece ti svegli e dici buongiorno ai problemi.

L’amico norvegese dice che sono troppo prolissa.

Sarò breve: ci sono momenti in cui ti senti un po’ una merda.
E a questa merda, per giunta, viene anche da piangere.